Yemen: continuano le tensioni a Ma’rib, 60 Houthi uccisi in 48 ore

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 11:53 in Medio Oriente Yemen

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La regione yemenita di Ma’rib, situata a circa 120 chilometri e Est di Sanaa, continua a essere teatro di violente battaglie tra i ribelli Houthi e le forze filogovernative. Secondo fonti militari, nelle ultime 48 ore, sono stati uccisi circa 60 combattenti sciiti, oltre a 18 soldati dell’esercito yemenita.

Le vittime tra le fila Houthi, è stato specificato, sono state provocate dai raid aerei condotti dalla coalizione a guida saudita, intervenuta, sin dal 2015, per coadiuvare l’esercito affiliato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Stando a quanto raccontato dalla fonte militare, le forze filogovernative, nelle ultime ore, sono state in grado di respingere gli “attacchi simultanei” condotti dal gruppo sciita, proseguiti fino all’alba di oggi, mercoledì 8 settembre. Questi sono stati perpetrati dopo che gli Houthi hanno inviato ulteriori rinforzi presso il fronte di Ma’rib, provenienti dalle altre quattro regioni tuttora poste sotto il loro controllo. Oltre agli scontri via terra nelle zone occidentali del suddetto governatorato, gli aerei della coalizione a guida saudita hanno condotto diversi raid aerei tra il 6 e il 7 settembre, tra cui 5 contro il fronte occidentale di Sirwah.

Questi sviluppi si collocano nel quadro della perdurante offensiva lanciata dai ribelli a febbraio 2021, il cui obiettivo è espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Ad oggi, il gruppo sciita non ha ottenuto alcun risultato significativo, ma continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi. Anche il 2 settembre, un ufficiale yemenita delle forze affiliate al presidente Hadi aveva affermato che, nelle 48 ore precedenti, erano state registrate 65 vittime in totale, tra le fila di entrambe le parti belligeranti. Nello specifico, 22 membri dell’esercito yemenita erano stati uccisi, mentre altri 50 erano rimasti feriti. Parallelamente, 43 combattenti Houthi avevano perso la vita nel corso delle violente battaglie susseguitesi soprattutto presso i fronti occidentali e meridionali di Ma’rib, tra cui al-Mashjah, al-Kassara e Rahbah.

Le violente tensioni giungono in un momento in cui si attendono le prime mosse nel nuovo inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, il cui mandato ha avuto ufficialmente inizio il 5 settembre. Grundberg, diplomatico svedese già inviato in Yemen per l’Unione Europea, ha riferito che si impegnerà per giungere a una tregua, ma, al contempo, ha ricordato alle parti coinvolte nel dossier yemenita di essere tutte responsabili del futuro del Paese. Ad ogni modo, l’inviato neoeletto si è detto disposto a dialogare e collaborare con tutti gli attori a livello nazionale, regionale e internazionale. La nomina del nuovo inviato onusiano è stata ben accolta sia dal governo riconosciuto a livello internazionale sia dai ribelli Houthi. Tuttavia, è stato osservato come, in realtà, il gruppo sciita abbia risposto al messaggio di Grundberg mostrando, ancora una volta, intransigenza, e continuando a lanciare missili e droni contro il Regno saudita.

Dall’altro lato, il ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, ha dichiarato che il proprio governo si impegnerà a collaborare in maniera costruttiva con Grundberg, e ha sottolineato la necessità, per la comunità internazionale, di adottare “misure rigorose per porre fine all’intransigenza delle milizie Houthi”, le quali continuerebbero a minare gli sforzi volti a portare pace in Yemen.

L’inviato neoeletto è atteso, nei prossimi giorni, a Riad e Muscat, per tenere incontri con entrambe le parti belligeranti, prima di presentare il suo primo briefing al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il 10 settembre. Nel frattempo, il diplomatico svedese ha già avuto colloqui con Sheikha Mozah bint Nasser al-Thani, ambasciatrice del Qatar in Svezia. Sebbene non siano state diffuse particolari informazioni sul meeting, si crede che questo rifletta la volontà di Doha di porsi come mediatrice neutrale anche all’interno della crisi yemenita.

Grundberg è la quarta persona ad essere scelta a capo della missione dell’Onu dal 2011, ma il suo mandato ha inizio in un momento in cui il conflitto sembra essere “più infuriato che mai”. La nomina del diplomatico svedese, il cui Paese ha sponsorizzato la firma dell’accordo di cessate il fuoco a Hodeidah, il 13 dicembre 2018, coincide, poi, con una fase di stallo nei negoziati volti a convincere le parti belligeranti ad accettare il piano di pace promosso dall’ex inviato, Martin Griffiths.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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