Polonia: esplosione in una fabbrica di armi, una vittima

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 13:11 in Uncategorized

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Mercoledì 8 settembre, un’esplosione avvenuta nella fabbrica di armi di Mesko nella Polonia Centrale ha causato la morte di una donna, presumibilmente una dipendente della struttura.

Non è ancora chiaro cosa abbia innescato l’incendio nell’impianto militare, scoppiato nella città polacca di Skarżysko-Kamienna. Stando a quanto riferito da autorità locali, citate da agenzie di stampa russa, le cause dello scoppio potrebbero essere due, molto simili tra loro. L’emittente polacca Polsat ha riferito che l’incidente si sarebbe verificato mentre la dipendente imballava esplosivi. Questi ultimi si sarebbero detonati automaticamente, innescando poi l’incendio che ha provocato la morte della donna, la cui identità non è ancora stata rivelata. Dall’altra parte, la stazione radiofonica di Varsavia, RMF FM, ha riportato una versione leggermente differente dei fatti. L’esplosione si sarebbe innescata per via del processo di preparazione di una sostanza pericolosa, inserita poi nell’esplosivo, che si sarebbe detonato involontariamente.

“Si tratta di una grande tragedia, siamo scioccati “, ha affermato Stanislav Glovatsky, il presidente del sindacato Solidarnosc legato all’impresa militare. Al momento, sul posto sono operative le autorità locali e la polizia, i quali stanno indagando sulle circostanze che hanno poi portato all’esplosione. Secondo quanto rivelato dai dipendenti dello stabilimento, citati dal quotidiano russo Lenta, quando accaduto l’8 settembre rappresenterebbe il primo caso in 30 anni. In tale quadro, è importante sottolineare che la fabbrica Mesko è specializzata nella produzione e nella fornitura di munizioni e missili, nonché di attrezzature militari, destinate all’Esercito polacco. Nel 2015, la società è entrata a far parte del gruppo industriale militare polacco, Polish Armaments Group (PGZ), e ha altresì avviato la produzione di sistemi missilistici antiaerei.  

 Anche il 26 agosto, in Kazakistan, una decina di esplosioni, innescate da un incendio in una base militare nel Sud del Paese, nella provincia di Zhambyl, ha provocato la morte di 16 persone, tra cui 5 soldati, e 90 feriti. Anche in tal caso, non è stato chiaro cosa abbia causato l’incendio che ha poi innescato un totale di 100 esplosioni a causa degli esplosivi ivi immagazzinati. Questi ultimi, tra cui 500 tonnellate di tritolo, provenivano da una struttura nella città di Arys ed erano stati conservati a Zhambyl dopo il 24 giugno 2019, quando un evento analogo aveva causato la morte di 4 persone.  

 Tale episodio giunge mentre la Polonia si trova a fronteggiare, da una parte, la crisi migratoria, di cui la Bielorussia è accusata, e, dall’altra, le imminenti esercitazioni militari su larga scala di Mosca e Minsk, le Zapad-2021. Quanto a queste ultime, Varsavia teme che le forze armate dei due Paesi, che saranno dispiegate lungo il confine che la Russia condivide con la NATO, possano perpetrare “azioni provocatorie”. Ad aggravare la situazione, inoltre, è il fatto che la crisi migratoria ha portato le Repubbliche Baltiche e la Polonia a dispiegare un ingente quantità di militari lungo i propri confini con la Bielorussia.

Qualche giorno prima, il 2 settembre, il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha annunciato l’introduzione dello stato di emergenza, che avrà una durata di 30 giorni. Lo scopo è quello di ridurre il flusso incontrollato di immigrati, alimentato dalla politica aggressiva delle autorità bielorusse. Le nuove misure interesseranno 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie, a confine con la Bielorussia. L’ultima volta che le autorità di Varsavia avevano ritenuto necessario applicare tali limitazioni era stato nel lontano 1990, a ridosso della dissoluzione dell’URSS.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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