Nigeria: nuovo rapimento di civili nello Stato di Kaduna

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 11:10 in Africa Nigeria

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Il 7 settembre, un leader locale ha reso noto che un gruppo di uomini armati ha invaso un villaggio nello Stato di Kaduna, nel Nord della Nigeria, e ha rapito 18 persone, tra cui 7 bambini. 

Mallam Suleiman Keke, del villaggio di Keke B, alla periferia della capitale dello Stato Kaduna, ha riferito che un gruppo di aggressori armati in moto sono arrivati, nella tarda notte del 6 settembre, e sono andati di casa in casa sequestrando i bambini e i loro genitori. “È stata un’esperienza terrificante per noi”, ha raccontato, aggiungendo che i rapitori non avevano ancora inviato una richiesta di riscatto. Intanto, la paura continua a diffondersi nella regione, dove i rapimenti a scopo d’estorsione sono sempre più frequenti. Un gran numero di bambini ha abbandonato la scuola a causa di questo fenomeno e in alcuni casi è stato proibito ai ragazzi pernottare nei collegi, poichè i rischi sono molto più alti. 

La situazione è aggravata da una generica situazione di povertà diffusa. Il cibo è spesso difficile da trovare e gli spostamenti per reperirne vengono evitati per paura delle bande armate. Famiglie intere vengono tenute separate perché le persone hanno paura di muoversi per ricongiungersi. La Nigeria, un Paese di 210 milioni di abitanti, è il primo produttore di petrolio dell’Africa con 1.9 milioni di barili esportati ogni giorno, ma il settore è stato interessato da continui scandali relativi a corruzione e bassa produttività. Inoltre, le stesse infrastrutture sono fatiscenti e non sono state rinnovate dopo 60 anni di attività. Nel complesso, il Paese non riesce ad attirare investimenti nonostante le enormi riserve. Infine, non è stata creata un’efficiente rete di servizi sociali che permetta la redistribuzione dei proventi di questo settore, lasciando buona parte della popolazione in povertà. 

Lo stato di Kaduna, situato a Nord della capitale federale Abuja, è stato teatro di rapimenti di massa nelle scuole e altri atti di violenza contro le comunità. Lo stesso fenomeno colpisce altri Stati nigeriani come Niger, Zamfara e Katsina. Questi hanno adottato misure per cercare di arginare la crisi della sicurezza. Tra gli altri, il divieto di vendere carburante nelle taniche e il trasporto di legna su camion, nella speranza di disturbare le bande che sono solite viaggiare in moto e accamparsi nelle foreste. Il governo di Zamfara ha ordinato a tutte le scuole statali di chiudere per prevenire ulteriori attacchi, secondo quanto specificato da Ibrahim Dosara, commissario statale per le informazioni. La polizia ha affermato di aver anche aumentato la sicurezza intorno a Kaya per prevenire ulteriori attacchi contro la comunità. Inoltre, a partire dal 4 settembre, i servizi di telefonia mobile sono stati bloccati nello Stato di Zamfara, per supportare nuove operazioni delle forze armate contro i gruppi di rapitori che seminano il terrore nella regione. 

Il fenomeno del banditismo deriva da una serie di antiche divisioni interne, che hanno alimentato la violenza armata, come, per esempio, la competizione per la terra e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa, unite ad altri fattori, tra cui la diffusione di armi leggere e di piccolo calibro. Inoltre, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), a rendere ancora più pericolosa la minaccia sarebbe il fatto che i gruppi di banditi starebbero formando alleanze con i militanti islamisti appartenenti a Boko Haram. Quest’ultima è un’organizzazione nata nel 2002 in Nigeria come movimento religioso finalizzato a riformare la società in base ad un’interpretazione letterale della Sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza regionali hanno inferto duri colpi al gruppo di Boko Haram, costringendolo a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha continuato a perpetrare attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia i militari che i civili. 

Oltre a Boko Haram, uno dei gruppi più temuti nell’area è lo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale, il cui acronimo in inglese è ISWAP, nato da una divisione interna all’organizzazione madre. Il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale. Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico in Siria e Iraq ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa tra la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram).

Lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale contava tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, a febbraio del 2020. Il 6 giugno 2021, l’ISWAP ha annunciato la morte del leader di Boko Haram, Shekau, a seguito dell’esplosione di un ordigno, il 18 maggio, mentre tentava di scappare da un assalto dei militanti dell’ISWAP. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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