Myanmar: inizia la rivolta del GUN con attacchi alle telecomunicazioni

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 18:51 in Asia Myanmar

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Gruppi di manifestanti hanno distrutto una decina di torri di comunicazione di proprietà dell’Esercito in Myanmar, l’8 settembre, dopo che il governo di unità nazionale (GUN), nato lo scorso 16 aprile per opporsi all’Esercito, ha lanciato un appello per una “guerra difensiva” contro le autorità militari che controllano il Paese dal primo febbraio scorso.

Nella città di Budalin, nella regione centrale di Sagaing, i manifestanti hanno affermato di aver colpito 11 antenne di telefonia mobile appartenenti alla Mytel, una società di proprietà militare, nonché una delle quattro principali reti per i telefoni cellulari del Paese. Un residente coinvolto nell’operazione ha dichiarato ai media:  “La nostra intenzione è quella di distruggere gli affari dei militari. Le loro aziende li sostengono per mantenere il loro potere. Pertanto, dobbiamo distruggerle”. Alcune riprese video dei media locali mostrano un’esplosione alla base di una torre, seguita dalla caduta della struttura, tra gli applausi degli spettatori. Altri due ripetitori sono stati poi distrutti altrove nella regione di Sagaing.

Nonostante gli attacchi alle infrastrutture e alle imprese di proprietà non siano una novità, quelli dell’8 settembre hanno fatto seguito ad una chiamata alle armi da parte del GUN. Il 7 settembre, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha affermato che il suo governo sta dichiarando lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”.

Il portavoce del governo militare, Zaw Min Tun, ha accusato il NUG di cercare attenzione in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York della prossima settimana, che valuterà se la giunta o il GUN debbano rappresentare il Myanmar.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito  ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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