Il Marocco al voto tra sfide vecchie e nuove

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 11:54 in Africa Marocco

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Si aprono oggi, mercoledì 8 settembre, in Marocco, le elezioni parlamentari e locali per decidere il futuro del Paese, nel mezzo di una crisi economica, aggravata dalla pandemia di coronavirus, e dalla mancanza di riforme politiche, come era stato promesso, circa 10 anni fa, all’indomani delle rivolte della Primavera araba. Nei seggi elettorali si potrà entrare dalle 8:00 alle 19:00. Il voto riguarda la nomina di 395 parlamentari e di oltre 31.000 funzionari locali e regionali. Il re, Mohammed VI, sceglierà come primo ministro il leader del partito che si posizionerà in testa ai risultati elettorali. Tale figura governerà il Paese per i prossimi 5 anni.

Al governo per la prima volta nel 2011, il partito islamico moderato, ovvero il Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD) spera di vincere un terzo mandato quest’anno. Sono pochi i temi di scontro tra il PJD e l’opposizione, dal momento che le grandi decisioni su questioni come l’agricoltura, l’energia e l’industria rimangono nelle mani del sovrano. Un sondaggio di febbraio, condotto dall’Istituto marocchino per l’analisi delle politiche, aveva mostrato che circa il 64% della popolazione prevedeva di astenersi dalle votazioni. Questo perché, osservano gli esperti, gli elettori ritengono che i funzionari eletti abbiano poco margine di manovra per prendere decisioni. La popolazione è generalmente scettica sul fatto che il voto possa fare la differenza nel modo in cui il Paese viene governato, anche dopo la riforma costituzionale del 2011. 

Elaborata a seguito del Movimento del 20 febbraio – denominazione utilizzata per indicare la protesta marocchina inclusa nel quadro delle Primavere arabe – la nuova carta costituzionale ha definito meglio la separazione dei poteri e il ruolo del re nella gestione quotidiana del Paese. In particolare, ha avvicinato il Marocco ad un sistema di monarchia costituzionale, senza rinunciare al ruolo centrale del sovrano. Indipendentemente da chi ricopre la carica elettiva, le decisioni importanti vengono dal palazzo. Così è stato anche durante la crisi del coronavirus. Mohammed VI ha già annunciato un piano per un “nuovo modello di sviluppo” con una “nuova generazione di riforme e progetti” da adottare nei prossimi anni, dando dimostrazione, in questo modo, della centralità della monarchia nella politica nazionale. Ci si aspetta che tutti i partiti aderiscano a questa iniziativa, indipendentemente da chi vincerà le elezioni. Gli obiettivi principali del piano includono la riduzione del divario della ricchezza nel Paese e l’impegno a raddoppiare la produzione economica pro capite entro il 2035.

“Le direzioni principali sono stabilite e le elezioni servono solo a produrre le élite politiche in grado di attuarle”, ha spiegato ad Agence France Presse (AFP) il politologo marocchino Mohamed Chiker. Durante la campagna elettorale, la maggior parte dei partiti ha ignorato le questioni relative alle libertà individuali, in particolare l’appello di alcuni attivisti a depenalizzare il sesso fuori dal matrimonio, un argomento che divide i cittadini del Marocco. “È deludente ma non sorprendente che i politici ignorino il nostro appello”, ha riferito ad AFP Sonia Terrab, del collettivo “Hors la loi”, in francese “Fuorilegge”.

Per ora, tre grandi gruppi dominano la scena politica del Paese. Oltre al PJD, ci sono il National Rally of Independents (RNI) e il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM). Il primo è salito al potere sulla scia del Movimento del 20 febbraio, ma, rispetto al passato, in cui si batteva per la “fine della corruzione e del dispotismo”, quest’anno ha condotto una campagna elettorale, di due settimane, per lo più stabile, senza grandi raduni, anche a causa delle restrizioni imposte dal coronavirus. Solo negli ultimi giorni, il PJD ha alzato i toni contro il suo maggiore rivale, l’RNI. L’ex primo ministro e leader del PJD, Abdelilah Benkirane, ha attaccato, domenica 5 settembre, il capo dell’RNI, Aziz Akhannouch, uomo d’affari miliardario e ministro dell’Agricoltura dal 2007, in un infuocato video su Facebook. “Il capo del governo deve essere una personalità politica con integrità e al di sopra di ogni sospetto”, ha detto Benkirane. Akhannouch, che si dice sia vicino al palazzo reale, ha risposto in un’intervista, lunedì 6 settembre, sottolineando che gli attacchi del rivale rappresentavano “un’ammissione di fallimento” da parte del partito. Dopo le ultime elezioni, nel 2016, il leader dell’RNI si è assicurato incarichi ministeriali rilevanti, compresi i portafogli dell’Economia, della Finanza e dell’Industria.

Si prevede che circa 18 milioni di persone voteranno alle elezioni legislative e regionali di oggi, seguendo le rigide linee guida sulla sicurezza imposte a causa del coronavirus. La disoccupazione e la sfiducia nel sistema politico sono tra le principali sfide che i partiti politici devono affrontare.

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di Redazione

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