L’UE critica il governo afghano: non è inclusivo o rappresentativo

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 16:36 in Afghanistan Europa

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L’8 settembre, l’Unione Europea ha espresso disapprovazione nei confronti del governo provvisorio annunciato dai talebani in Afghanistan, affermando che il gruppo non ha mantenuto la promessa di includere donne e altri gruppi religiosi nell’esecutivo.

“Non sembra la formazione inclusiva e rappresentativa in termini di ricca diversità etnica e religiosa dell’Afghanistan che speravamo di vedere e che i talebani avevano promesso nelle ultime settimane”, ha affermato Peter Stano, portavoce dell’ufficio per la politica estera dell’UE. “Tale inclusività e rappresentanza sono previste nella composizione di un futuro governo di transizione e come risultato dei negoziati”, ha affermato in una nota. Anche un altro alto funzionario dell’esecutivo dell’Unione ha espresso diffidenza rispetto ai membri dell’esecutivo, alcuni dei quali sono nella lista delle sanzioni delle Nazioni Unite e ricercate dall’FBI degli Stati Uniti. 

Tuttavia, l’UE continua a mostrare apertura al Paese, sottolineando l’importanza di non isolare l’Afghanistan in questo delicato momento. “L’Unione Europea è pronta a continuare a offrire assistenza umanitaria”, ha affermato il vicepresidente della Commissione Europea, Maros Sefcovic, aggiungendo tuttavia che il denaro dei donatori a lungo termine dipende dal fatto che i talebani difendano le libertà fondamentali. “Stiamo esaminando molto, molto attentamente come si sta comportando il nuovo governo prima di impegnarci”, ha riferito in una conferenza stampa tenuta a seguito di una riunione dei commissari dell’UE.

Intanto, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, si è recato in Germania dal Qatar, l’8 settembre, per visitare uno degli hub di accoglienza di migliaia di sfollati afghani, presso la base aerea statunitense di Ramstein, in Germania. A poche ore dall’annuncio del nuovo governo talebano, Blinken terrà un colloquio proprio sulla situazione in Afghanistan con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, prima di una riunione ministeriale online con i rappresentanti di 20 nazioni. Gli Stati Uniti si sono detti “preoccupati” per la composizione del nuovo esecutivo, ma hanno aggiunto che lo avrebbero giudicato dalle azioni. Funzionari statunitensi hanno sottolineato che qualsiasi riconoscimento ufficiale di un governo talebano è lontano. 

Secondo quanto annunciato da un portavoce dei talebani, la sera del 7 settembre, il mullah Mohammad Hassan Akhund, attualmente il capo del potente organo decisionale dei talebani, il Rehbari Shura o Consiglio Direttivo, sarà il nuovo premier. L’uomo viene da Kandahar, una provincia meridionale dell’Afghanistan considerata la culla dei talebani, ed è stato tra i fondatori del movimento armato. Il mullah Abdul Ghani Baradar sarà il suo vice. Anche lui è uno tra i co-fondatori dell’organizzazione ed è stato a capo dell’ufficio politico del gruppo. Alla luce di tale ruolo, ha fatto parte del team per i negoziati di Doha per la pace intra-afghana e ha rappresentato il gruppo in occasione di incontri con Paesi esteri. 

Uno dei nomi che più è discusso dalla stampa internazionale è quello di Sirajuddin Haqqani, che sarà ministro dell’Interno. L’uomo circa 45 anni, è ricercato dall’FBI per presunte connessioni con un attacco che ha preso di mira un hotel a Kabul, a gennaio del 2008, e che ha causato la morte di sei persone, tra cui un cittadino statunitense. Il Federal Bureau of Investigation degli USA ritiene che Haqqani abbia coordinato e partecipato ad attacchi transfrontalieri contro gli Stati Uniti e le forze della coalizione in Afghanistan. L’uomo è sospettato di possibile coinvolgimento nella pianificazione di un attentato contro l’allora presidente afghano, Hamid Karzai, nel 2008. 

Non solo, il prossimo ministro dell’Interno afghano è anche il leader della “Rete Haqqani” e figlio del fondatore. Negli anni Ottanta, Jalaluddin Haqqani era già emerso quale leader della guerriglia nell’ambito della campagna statunitense contro le forze sovietiche. Successivamente, si alleò con i talebani, iniziando ad attaccare le truppe statunitense dopo l’intervento degli USA del 2001. La Rete Haqqani divenne progressivamente sempre più complessa e organizzata, compiendo attacchi contro i soldati statunitensi, contro l’esercito afghano e contro i civili. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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