L’Ucraina sanziona le entità coinvolte nella costruzione del Ponte di Crimea

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 18:16 in Russia Ucraina

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Il governo ucraino ha approvato, mercoledì 8 settembre, un nuovo pacchetto sanzionatorio nei confronti di 24 entità giuridiche e sei persone fisiche coinvolte nella costruzione del Ponte di Crimea, autorizzata dalla Federazione Russa a seguito dell’annessione, avvenuta il 16 marzo 2014.

Le nuove misure sanzionatorie, dalla durata di 5 anni, saranno poi sottoposte all’esame del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale (NSDC) dell’Ucraina per l’approvazione finale. Secondo quanto annunciato, alle entità giuridiche incluse nell’elenco sarà vietato utilizzare le proprietà presenti sul territorio dell’Ucraina, prelevare capitale dal Paese, nonché eseguire operazioni di esportazione ed importazione da e verso lo Stato. Per quanto riguarda le persone fisiche, a queste sarà vietato entrare in Ucraina e usufruire di proprietà e beni presenti nel territorio. Le nuove misure entreranno in vigore dopo l’approvazione dell’NSDC e il Ministero degli Esteri di Kiev informerà le autorità competenti dell’Unione Europea (UE), degli Stati Uniti e del Canada per esortarle ad introdurre misure restrittive analoghe. In tale quadro, è importante ricordare che la prossima riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa dell’Ucraina è calendarizzata per il 10 settembre. Tuttavia, Kiev non ha ancora reso nota l’agenda della riunione.

Dopo il colpo di Stato in Ucraina del febbraio del 2014, le autorità di Crimea e Sebastopoli hanno indetto un referendum sulla riunificazione alla Russia, avvenuta nel marzo del 2014. Poco dopo, il 18 marzo del medesimo anno, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha approvato l’annessione delle suddette Repubbliche e il 21 marzo il documento è stato ratificato dall’Assemblea Federale. Da parte sua, Kiev ha sempre rifiutato di accettare l’esito del referendum, definendolo di natura incostituzionale. Pertanto, l’Ucraina continua a considerare la Crimea e Sebastopoli come propri territori temporaneamente occupati dalla Russia.

Per quanto riguarda la costruzione del Ponte di Crimea, posto sullo stretto di Kerch, il 19 marzo 2014, il capo del Cremlino ha affidato al Ministero dei Trasporti della Federazione il progetto della struttura. Lo scopo era di collegare tale territorio alla Russia sia tramite strade, sia tramite ferrovie. I lavori si sono conclusi nel maggio del 2018, mentre l’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 15 maggio dello stesso anno. Più tardi, il primo ottobre 2018, il Ponte è stato aperto al traffico merci e il 18 dicembre 2019 si sono conclusi anche i lavori del tratto ferroviario, che è diventato operativo a partire dal 23 dicembre 2019.

La Crimea è diventata una regione russa nel marzo del 2014,  a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante tenere a mente l’organizzazione territoriale e normativa prevista da Kiev per comprendere perché l’Ucraina definisce “illegittimo” il referendum del marzo 2014. L’area della Repubblica di Ucraina è suddivisa in 27 regioni, di cui 24 province, una repubblica autonoma, la Crimea, e due città con statuto speciale, Kiev e Sebastopoli. La Crimea, grazie al suo status speciale, ha una propria Costituzione, approvata nel 1998. Quest’ultima è andata a sostituire quella del 1992 che conferiva un maggiore grado di autonomia alla Crimea. Stando a quanto contenuto nel documento normativo del ’98, la Crimea ha continuato ad avere un certo grado di autonomia, tuttavia, il Parlamento ucraino può porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea. In questo caso, le autorità di Kiev non hanno considerato “valide” le elezioni del 2014.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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