Libia: il governo interrogato in Parlamento, il capo dell’Alto Consiglio di Stato a Roma

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 17:03 in Italia Libia

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Seppur dopo successivi rinvii, il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, e la propria squadra governativa si sono presentati davanti alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk per un’interrogazione, oggi, mercoledì 8 settembre. Tra i dossier al centro delle discussioni vi sono la legge di bilancio, l’unificazione delle istituzioni statali, la pandemia di Coronavirus e la crisi di elettricità. Nel frattempo, Khaled al-Mishri, capo dell’Alto Consiglio di Stato, si è recato in visita a Roma.

La sessione di oggi, inizialmente prevista per il 30 agosto, è stata convocata dopo che ventinove deputati libici, provenienti dalla Cirenaica, hanno chiesto di revocare la fiducia al governo di unità nazionale. I parlamentari accusano il governo di non fornire alla popolazione i servizi di base di cui necessitano, agendo sulla base del principio della “punizione e della sconfitta”, considerato che la regione orientale è stata a lungo controllata dall’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, avversario dell’esercito tripolino nel corso del decennale conflitto.

Anche il 18 agosto scorso, 11 deputati avevano firmato una dichiarazione indirizzata al presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, in cui era stato chiesto di revocare la fiducia al governo di unità guidato da Dabaiba, a causa “del suo continuo spreco di denaro pubblico” al di fuori del Paese e della “mancata attuazione degli impegni”, con particolare riferimento al “miglioramento dei servizi pubblici all’interno della Libia”. Miliardi di dinari sarebbero stati spesi soprattutto in Tunisia e Turchia, mentre la situazione all’interno della Libia è in continuo deterioramento. Al contempo, l’esecutivo è stato accusato di ingerenza in affari di carattere militare e di aver ostacolato gli sforzi profusi dal Comitato militare congiunto 5+5. Tutto ciò, secondo i deputati, ha acuito le divergenze tra i cittadini libici, seminando odio fra loro.

Presentatosi, l’8 settembre, dinanzi alla Camera dei Rappresentanti, Dabaiba ha ribadito il proprio rispetto per le istituzioni libiche e il Parlamento, definendo l’organismo con sede a Tobruk “l’autorità suprema”. Tuttavia, il premier ha criticato la medesima Camera, ritenendola responsabile del ritardo nella realizzazione dei progetti di sviluppo delineati dal governo, vista la mancata approvazione del bilancio unificato. L’esecutivo libico, ha spiegato Dabaiba, necessita di un bilancio per avviare i lavori di ricostruzione e i progetti infrastrutturali, riguardanti altresì strade, ospedali ed elettricità. Il primo ministro ha poi chiarito che quanto speso sinora è stato indirizzato a spese straordinarie di emergenza. Nello specifico, sono stati destinati 700 milioni al Ministero dell’Interno, 1,2 miliardi al Ministero della Salute, 50 milioni ai centri medici, 150 milioni al Ministero dei trasporti, 250 milioni al Ministero degli enti locali, 100 milioni ad altri portafogli e 500 milioni per i Fondi di Solidarietà Sociale.

Circa il ritardo dei ministri alla sessione programmata per il 7 settembre, è stato riferito che questo è stato provocato dai gruppi di manifestanti che hanno bloccato le vie d’accesso al Parlamento.  Alla questione relativa alla nomina di un ministro della Difesa, Dabaiba ha chiarito che è dapprima necessario raggiungere consenso all’interno dell’apparato militare,  non ancora unificato.  Un altro punto toccato è stato poi quello dei mercenari stranieri tuttora presenti in Libia. A tal proposito, il primo ministro ha affermato che questi non sono “accettati” dal proprio governo, né tantomeno è stato il proprio esecutivo a portarli nel Paese. Tuttavia, sono stati avviati dialoghi con Russia e Turchia per risolvere la questione.

Approvare l’intero bilancio unificato è essenziale per portare avanti i progetti pianificati e rispondere alle esigenze della popolazione, riguardanti, in particolare, elettricità, salute, infrastrutture e risorse alimentari. Sinora, ad essere approvata è stata soltanto la prima voce, relativa ai salari, aumentata a 34,6 miliardi di dinari, rispetto ai 33,3 previsti inizialmente. Alla sessione di maggio il bilancio presentato ammontava in totale a 93,7 miliardi di dinari libici, di cui 12,6 da destinare ad agenzie statali e ministeri, 20 miliardi allo sviluppo, 22,6 miliardi al sostegno e 4 miliardi alle spese di emergenza. Le obiezioni, nel corso delle sei sessioni, sono state diverse. Tra queste, vi sono quelle sulla voce relativa allo sviluppo, sulla necessità di stanziare un budget speciale per l’esercito libico, e quelle sulla nomina delle posizioni sovrane, che secondo alcuni dovrebbe essere completata prima di approvare il bilancio. Inoltre, alcuni ritengono che alla base delle divergenze vi sia anche la richiesta di Saleh di concedere ad Haftar e alle sue milizie una quota accettabile, il che rischia di incontrare l’opposizione delle componenti militari e politiche dell’Ovest libico.

In concomitanza con l’interrogazione del governo libico, al-Mishri si è recato in visita in Italia, dove ha incontrato il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati italiana, Piero Fassino. In tal caso, il focus delle discussioni è stato rappresentato dalle elezioni libiche, programmate per il 24 dicembre 2021. L’Alto Consiglio di Stato, ha chiarito al-Mishri, ha pressoché completato le norme richieste per regolamentare il processo elettorale e desidera tenere elezioni entro la data prevista, così che la Libia possa completare la fase di transizione democratica. Tuttavia, a detta del capo dell’Alto Consiglio, vi sono delle parti “regionali” che non hanno interesse nel tenere elezioni e nel raggiungere stabilità in Libia e, pertanto, influiscono negativamente sul Paese. Ad oggi, ha poi evidenziato al-Mishri, le sfide alla corretta prosecuzione del cammino verso le elezioni sono diverse. Tra queste, la presenza di mercenari, alcuni dei quali controllano “intere città libiche”, mentre il governo non ha ancora il pieno controllo del Paese.

Roma, dal canto suo, sia attraverso Fassino sia attraverso Di Maio, ha mostrato il proprio interesse verso il dossier libico, seguito “quotidianamente”. L’Italia, in particolare, ha accolto con favore gli accordi raggiunti sinora tra le parti libiche, tra cui la road map del Forum di Dialogo politico, e quanto concordato alle Conferenze di Berlino. Fassino ha poi espresso la speranza di raggiungere una base costituzionale consensuale “vincolante per tutte le parti”, affinché le elezioni non vengano ostacolate e, a tal proposito, la Camera dei Deputati italiana si è detta disposta a fornire assistenza tecnica a livello legislativo.

Al momento, la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni di dicembre. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nord- africano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

L’Alto Consiglio di Stato è un organo legislativo, nonché l’organismo consultivo che riunisce gran parte dei deputati eletti nel 2012, in occasione delle prime elezioni dopo la caduta dell’ex dittatore Muammar Gheddafi. Tale ente era stato ideato dopo che, con la formazione del nuovo parlamento nel 2014, insediatosi a Tobruk, questo entrò in contrasto con quello vecchio di Tripoli, formato per la maggior parte da membri della Fratellanza Musulmana. Successivamente, con gli accordi di Skhirat del 2015, la vecchia camera assunse il ruolo di Alto Consiglio di Stato ed esautorò la Camera dei Rappresentanti di Tobruk dall’attività legislativa. Diversamente dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, l’Alto Consiglio ha riconosciuto il precedente governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj, ma, al contempo è stato considerato l’istituzione più rappresentativa dei Fratelli Musulmani.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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