Libia: arrestato un “pericoloso” leader dell’ISIS

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 9:42 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo transitorio libico ha riferito di aver arrestato un leader dello Stato Islamico, Embark al-Khazmi, a seguito di un’operazione condotta, il 7 settembre, dalle Joint Operations Forces, in collaborazione con la Procura libica.

Tali forze includono membri della sicurezza che fanno capo ai Ministeri sia della Difesa sia dell’Interno. In particolare, Al-Khazmi è stato arrestato a Bani Walid, città situata a circa 170 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli, dove le forze libiche hanno fatto incursione in una fattoria abbandonata, al cui interno si nascondeva il militante jihadista. Questo, definito un leader di spicco dello Stato Islamico, era ricercato dalla Procura dal 2017, anno in cui è stato emesso un mandato di arresto. La notizia dell’operazione è stata diffusa dal premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, sul proprio account Twitter, il quale ha dichiarato: “Il successo di questo sforzo sostenuto farà scoprire informazioni vitali sull’ISIS e renderà giustizia a un pericoloso terrorista”. Per il primo ministro, quanto accaduto rappresenta un “grande successo” per le forze di sicurezza libiche, le quali continueranno a contrastare il terrorismo “ovunque si trovi”, all’interno del Paese.

Al-Khazmi è considerato uno dei leader terroristi più pericolosi in Libia, ritenuto essere il principale responsabile degli attentati perpetrati nelle regioni centrali del Paese Nord-africano, oltre che il capo dei nascondigli dell’ISIS a Bani Walid. Tra gli attacchi più letali che l’hanno visto coinvolto si annovera quello effettuato a Zliten, il 7 gennaio 2016, che provocò la morte di circa 65 vittime in un campo di addestramento per forze di polizia. Un altro attentato suicida risale al 24 novembre 2015, quanto un’autobomba venne fatta esplodere in prossimità di un posto di blocco della polizia militare, causando la morte di 7 individui. Al-Khazmi era riuscito a fuggire da Sirte nel 2016, a seguito della sconfitta dello Stato Islamico per mano delle forze dell’operazione Bunyan Al-Marsous, supportate dalle forze aeree statunitensi. Da allora, il leader, accusato di crimini contro la sicurezza dello Stato, e pertanto ricercato dalla Procura generale, era riuscito a nascondersi.

L’arresto di Al-Khazmi giunge il giorno successivo a un’altra operazione antiterrorismo condotta dalle forze dell’esercito libico a Murzuq, nel Sud del Paese. Seppur la presenza dell’ISIS si sia notevolmente ridotta negli ultimi anni, alcune cellule continuano a essere attive soprattutto nelle zone montuose e desertiche più remote. Lo Stato Islamico in Libia è presente attraverso tre ramificazioni, che prendono il nome dalle province di appartenenza. In particolare, Fezzan, situata nel deserto del Sud, Cirenaica, nell’Est, e Tripolitania, nell’Ovest. Tutti e tre i sottogruppi erano legati al leader defunto Abu Bakr al-Baghdadi il 13 novembre 2014. Il 15 novembre 2019, poi, i militanti dello Stato Islamico in Libia hanno giurato fedeltà anche al nuovo leader dell’ISIS, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, succeduto ad al-Baghdadi il 31 ottobre dello stesso anno.

Risale al 14 marzo l’annuncio dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con cui ha dichiarato di aver catturato un leader di spicco dello Stato Islamico in Libia, noto con il nome di Abu Omar, definito anch’egli un “terrorista pericoloso”. A detta del portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, si trattava di uno dei leader più attivi nella città costiera di Sirte nel 2015, nonché stretto collaboratore del capo dello Stato Islamico in Libia, Abu Mo’az Al-Iraqi, ucciso, il 23 settembre 2020, a seguito di un’operazione condotta dalle forze dell’LNA nella regione di Sebha. Si pensa, inoltre, che Abu Omar fosse tra le menti del rapimento di quattro ingegneri italiani, successivamente liberati nel 2016, dopo aver chiesto un riscatto di 4 milioni di euro. Alla luce di ciò, la cattura di Abu Omar è stata definita un duro colpo per le cellule dell’ISIS ancora attive in Libia.

Prima di annunciare la morte del leader al-Iraqi, il 15 settembre, l’esercito di Haftar aveva riferito di aver ucciso l’emiro dell’ISIS in Libia, Abu Abdullah, a seguito di un’operazione “di successo” che aveva causato la morte di altri 9 terroristi appartenenti a una stessa cellula. Successivamente, le indagini condotte e le prove raccolte nei giorni successivi avevano mostrato che il leader ucciso non era Abu Abdullah, bensì Abu Mo’az Al-Iraqi, altresì noto come Abu Abdullah al-Iraqi, leader dello Stato Islamico nell’intera regione del Nord Africa.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.