Indonesia: violenze contro la comunità musulmana ahmadiyah

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 17:31 in Asia Indonesia

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Organizzazioni religiose e per i diritti umani hanno condannato l’attacco contro una moschea appartenente alla comunità minoritaria ahmadiyah a Sintang, nel Kalimantan occidentale, del 3 settembre, e hanno invitato il governo ad adottare azioni concrete contro l’intolleranza e la violenza religiosa.

Il 3 settembre, un gruppo che si fa chiamare Aliansi Umat Islam ha attaccato la moschea Miftahul Huda, dopo che la struttura era stata chiusa dal governo locale, lasciando l’edificio danneggiato e un capannone vicino ad essa in fiamme.  In un video che testimonia la vicenda citato dal Jakarta Post sarebbe possibile vedere decine di persone che usano pietre, bastoni di bambù e mazze per rompere finestre e danneggiare la moschea e il capannone, mentre circa 300 poliziotti e personale militare indonesiano starebbero a guardare passivamente.  Dopo l’episodio, i media locali hanno riferito che 72 membri locali della comunità ahmadiyah sono stati messi sotto sorveglianza “per garantire la sicurezza”.

Quello del 3 settembre, è stato l’ultimo attacco contro una delle minoranze religiose più perseguitate dell’Indonesia. Secondo quanto riferito da Jakarta Post, da anni le autorità e le comunità indonesiane discriminerebbero i seguaci del movimento eterodosso Ahmadiyah. A volte, ai loro membri è stato proibito di costruire moschee e sono stati cacciati dalle loro case.

Rispetto ai fatti del 3 settembre, la portavoce della Congregazione indonesiana Ahmadiyah (JAI), Yendra Budiana, ha dichiarato al Jakarta Post che la reggenza di Sintang aveva temporaneamente chiuso la moschea Miftahul Huda dopo che Aliansi Umat Islam aveva dato un ultimatum all’amministrazione il 13 agosto per “prendere un’azione decisa” contro gli ahmadi. Il gruppo aveva minacciato di agire da solo se le loro richieste non fossero state soddisfatte. In risposta a tale minaccia, i rappresentanti del gruppo locale ahmadiyah avevano chiesto protezione alla polizia regionale. Il 27 agosto, il reggente di Sintang aveva quindi emesso una lettera con la quale si comunicava la chiusura definitiva della moschea. La lettera era stata consegnata ai rappresentanti della JAI durante una riunione del 31 agosto tenuta senza la presenza né del reggente né del suo vice. Yendra ha dichiarato che ai rappresentanti della JAI non è stato permesso di parlare alla riunione. La comunità interreligiosa Jaringan Gusdurian aveva definito la chiusura permanente della moschea di Ahmadiyah da parte dell’amministrazione di Sintang una violazione della Costituzione.

Amnesty International Indonesia ha condannato le autorità locali per non aver protetto gli ahmadi dalla folla il 3 settembre, definendo l’attacco un “atto barbarico”. In particolare, il direttore esecutivo di Amnesty International Indonesia ha affermato: “Le autorità dovrebbero garantire il diritto della comunità ahmadiyah di professare la propria fede secondo la sua religione e il suo credo e dovrebbero proteggerla da atti illeciti. Il direttore si è poi interrogato sul perché le forze di sicurezza che erano sul posto non hanno fermato la distruzione e l’incendio effettuati dalla folla. Anche la Commissione nazionale per i diritti umani (Komnas HAM) ha denunciato l’attacco, definendolo illegale e denunciando violazioni dei diritti umani fondamentali. L’organizzazione ha anche osservato che l’attacco non è stato un incidente isolato, poiché le autorità del Sintang avevano intrapreso una serie di azioni repressive che avrebbero portato all’incidente. L’Istituto Setara, che sostiene la democrazia e i diritti umani, ha affermato che la “sottomissione a gruppi intolleranti” da parte del governo locale è stato uno dei fattori che hanno portato all’attacco.

Il ministro degli affari religiosi Yaqut Cholil Quomas ha denunciato l’incidente e lo ha descritto come una minaccia all’armonia religiosa. Quando Yaqut ha assunto il suo attuale incarico nel 2020 ha promesso di difendere i diritti di sciiti e ahmadiyah, gruppi minoritari musulmani in Indonesia, e di lavorare per prevenire la loro persecuzione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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