Francia: al via il processo sugli attentati del 13 novembre 2015

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 13:30 in Europa Francia

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Ha inizio in Francia oggi, mercoledì 8 settembre, con la polizia in massima allerta, il maxi-processo per gli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre 2015. Venti imputati, accusati di aver collaborato con gli attentatori, si sono presentati in aula. Tra loro, anche Salah Abdeslam, unico superstite del commando.

Il processo durerà nove mesi. Circa 1.800 querelanti e più di 300 avvocati prenderanno parte a quella che il ministro della Giustizia francese, Eric Dupond-Moretti, ha descritto come una maratona giudiziaria senza precedenti. Il verdetto è atteso per la fine di maggio 2022. Il fascicolo del caso è composto da un milione di pagine raccolte in 542 volumi.

Le strade intorno al Palazzo di Giustizia sono state chiuse alle auto e ai pedoni e anche le rive della Senna circostanti sono off-limits. Le persone autorizzate a partecipare al processo dovranno passare attraverso diversi checkpoint prima di essere ammessi in tribunale.

“Quello che mi interessa nel processo è la testimonianza di altri sopravvissuti, per poter ascoltare come si sono comportati negli ultimi sei anni”, ha dichiarato il 48enne Jerome Barthelemy, aggiungendo: “Quanto agli accusati, non mi aspetto nemmeno che parlino”. Barthelemy, sopravvissuto all’attacco contro il Bataclan, ha dichiarato di stare bene adesso ma di soffrire di depressione e ansia.

La responsabilità delle uccisioni è stata rivendicata da un gruppo di seguaci dell’Isis. L’unico superstite del commando, Abdeslam, è un franco-marocchino nato in Belgio, riuscito a fuggire dalla scena dopo aver abbandonato la sua cintura esplosiva, giudicata difettosa degli investigatori. L’uomo, ora 31enne, era stato catturato, dopo quattro mesi di latitanza, a Bruxelles, dove si era nascosto occupando un edificio vicino all’abitazione della sua famiglia. Al momento, è rinchiuso nel carcere di Fleury-Mérogis e, finora, si è sempre risolutamente rifiutato di collaborare con la giustizia, rimanendo in gran parte in silenzio durante un processo separato, avviato in Belgio nel 2018. A quel tempo, aveva soltanto dichiarato che riponeva la sua “fiducia in Allah” e che la corte era di parte. Rimane incerto se parlerà o meno durante la sua prossima testimonianza, programmata a metà gennaio 2022. Gli inquirenti sperano che in questi nove mesi di processo l’attentatore possa dare informazioni utili alla ricostruzione degli attentati avvenuti a Parigi quasi sei anni fa.

La difesa di Abdeslam, guidata dall’avvocato Olivia Ronen, 31 anni, ha affermato che, sebbene il processo comporti forte coinvolgimento emotivo, “la magistratura deve mantenere le distanze se non vuole perdere di vista i principi che stanno alla base del nostro Stato di diritto”. Un altro punto focale del processo riguarderà il modo in cui il commando è riuscito a trasferirsi in Francia senza essere scoperto, presumibilmente sfruttando l’emergenza di migranti dalla Siria.

Quattordici imputati, che affrontano una serie di accuse, dalla fornitura di supporto logistico a reati connessi al possesso di armi, sono presenti in tribunale. Gli altri sei vengono processati in contumacia. Cinque di loro si presume siano morti, probabilmente in seguito a raid aerei condotti in Siria, compresi i fratelli francesi Fabien e Jean-Michel Clain. Il presunto coordinatore della strage, il cittadino belga Abdelhamid Abaaoud, è stato ucciso dalla polizia francese a Nord-Est di Parigi cinque giorni dopo gli attacchi.

Circa 130 persone sono state uccise e centinaia sono rimaste ferite dopo che il commando dell’Isis, composto da uomini armati e dotati di cinture esplosive, ha attaccato, nella serata del 13 novembre 2015, sei bar e ristoranti della capitale francese, la sala concerti del Bataclan e uno stadio, lasciando una ferita profonda nella nazione.

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di Redazione

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