Egitto, Emirati, Arabia Saudita: tre economie in crescita nell’era post-Covid

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 15:07 in Arabia Saudita Egitto

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L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha previsto una crescita di oltre il 2%, nell’anno in corso, per le tre “maggiori economie arabe”, ovvero Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). Tuttavia, come evidenziato in un recente rapporto, la ripresa economica dei Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, colpiti dagli effetti della pandemia, è stata rallentata dalle nuove ondate e varianti di Covid-19.

I dati, visionati dal quotidiano al-Arabiya, mostrano che l’economia di Riad potrebbe crescere del 2% nel 2021, del 2,7% nel 2022 e del 2,2% nei due anni successivi. Dati ancora più incoraggianti sono previsti per l’Egitto, che potrebbe passare da un tasso di crescita del 2,5% nell’anno in corso al 4,8% nel 2022 e, successivamente, al 5,4 e 5,6% nel 2023 e 2024. Circa gli UAE, è stata prevista una crescita economica pari al 2,7% per il 2021 e 2022, ma una diminuzione al 2% per i due anni successivi. In generale, secondo l’agenzia di rating, le economie del Medio Oriente e Nord Africa hanno mostrato segnali di crescita già nel terzo trimestre del 2020, me le nuove ondate pandemiche hanno ostacolato il trend positivo. Pertanto, si prevede che fino al 2024 non sarà possibile riportare il Prodotto interno lordo (PIL) dell’area MENA ai livelli pre-Covid.

Da un lato, i Paesi del Golfo stanno facendo ricorso ai propri asset governativi e al sostegno esterno per risanare le proprie econome. Dall’altro lato, però, la situazione finanziaria dei Paesi Nord-africani rimane debole. Tra i possibili ostacoli alla ripresa economica vi è la forte dipendenza dal turismo di Egitto e Marocco e l’intensificarsi dei disordini politici in Tunisia. Gli ambiti che risentono di particolari pressioni, è stato spiegato, sono turismo e aviazione, mentre alcuni rami del settore immobiliare potrebbero assistere a una graduale ripresa. Ad ogni modo, il fattore trainante che contribuirà alla crescita delle economie del Golfo è l’aumento dei prezzi di greggio, favorevole alla ripresa di tutti quei settori legati a petrolio, gas e materie prime. Non da ultimo, Standard & Poor’s prevede che le perdite su crediti raggiungeranno il livello più alto nella regione nel 2021, per poi scendere gradualmente ai livelli storici nel 2022.

Standard & Poor’s, in un altro report, ha elogiato Il Cairo per la presenza di un’ampia base di finanziamento interno e di riserve di valuta estera pari a 40,34 miliardi di dollari, alla fine di aprile 2021. In realtà, l’Egitto ha ricevuto il plauso anche di altre istituzioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha classificato l’economia egiziana al secondo posto a livello arabo, nel 2020, con una percentuale di crescita pari al 3,6%, e un PIL medio di 360 miliardi di dollari all’anno. A tal proposito, il governo del Cairo ha evidenziato che, nonostante le ripercussioni della pandemia di Covid-19, l’Egitto è stato tra i 16 Paesi che hanno raggiunto una crescita economica superiore all’1%, in un periodo in cui solo 11 nazioni sono cresciute dello 0-1% mentre altri 167 paesi hanno subito una contrazione. Tuttavia, lo scopo del Paese Nord-africano è aumentare la crescita economica annuale, toccando il 6-7% durante i prossimi tre anni fiscali. Al contempo, l’Egitto è divenuto la meta preferita degli investimenti nei settori petrolifero, minerario e di gas, altresì favoriti da un ampio programma di modernizzazione che ha attratto l’interesse di compagnie internazionali quali Chevron ed ExxonMobil. Secondo diversi esperti, il settore energetico egiziano sta assistendo a una rivoluzione senza precedenti, iniziata con la riduzione dei sussidi governativi e il rimborso di quote a società estere, alla base dei crescenti investimenti.

Anche l’Arabia Saudita, definita la maggiore economia della regione mediorientale e il più grande esportatore di petrolio al mondo, sta cercando di portare avanti e rafforzare la propria Vision 2030, la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario, il cui obiettivo è diversificare l’economia saudita, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese, rendendo il Regno sempre più indipendente dal petrolio. Tuttavia, anche il Regno è stato colpito dagli effetti provocati dalla pandemia e dal calo dei prezzi di petrolio. I ricavi sono ammontati a 770 miliardi di riyal, mentre la spesa effettiva nel 2020 è stata pari a 1068 miliardi, il che ha fatto sì che il deficit ammontasse a 298 miliardi di riyal, pari al 12% del PIL. Il debito pubblico saudita ha toccato, invece, il 34% del PIL nel 2020. Inoltre, la spesa nel bilancio saudita 2020 è aumentata del 4,7% rispetto alle stime iniziali, mentre gli stanziamenti aggiuntivi sul bilancio approvato nel 2020 sono ammontati a 159 miliardi di riyal. Nel bilancio 2021, le entrate sono stimate a 849 miliardi di riyal, rispetto a una spesa che ammonta a 990 miliardi, il che significa che il deficit stimato per il 2021 ammonterà a 141 miliardi di riyal. Pertanto, il rapporto tra deficit e PIL nel bilancio 2021 raggiungerà il 4,9%, mentre il debito pubblico totale previsto nel 2021 sarà pari a 937 miliardi di riyal.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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