ECOWAS: insufficienti progressi del Mali verso la transizione

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 9:53 in Africa Mali

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La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, nota con l’acronimo dall’inglese ECOWAS, ha avvertito il governo di transizione del Mali che i progressi verso la democratizzazione e le elezioni non sono sufficienti

In una dichiarazione resa nota il 7 settembre, le 15 nazioni dell’ECOWAS hanno dichiarato di essere preoccupate “per la mancanza di azioni concrete” per preparare il voto, che dovrebbe tenersi entro febbraio 2022. Tali affermazioni arrivano al termine di una missione di tre giorni in Mali, guidata dall’ex presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, nominato inviato speciale dell’ECOWAS per il Mali. I vicini Paesi africani avevano concordato, insieme all’esecutivo militare maliano, un periodo di transizione di 18 mesi, che sarebbe dovuto culminare in elezioni presidenziali e legislative nel febbraio 2022. Una prima scadenza doveva essere quella del 31 ottobre, data entro la quale dovrebbe tenersi un referendum costituzionale. Tuttavia, il Mali sembra particolarmente indietro su questa tabella di marcia e ci sono forti dubbi sul fatto che le scadenze possano essere rispettate. 

Un esempio della scarsa trasparenza dell’esecutivo è rappresentato dal fatto che, solo il 27 agosto, l’ex presidente ad interim del Mali, Bah Ndaw, e il suo primo ministro, Moctar Ouane, sono stati liberati dagli arresti domiciliari cui erano costretti dallo scorso maggio, quando sono stati destituiti con quello che è stato percepito da molti come un ulteriore colpo di Stato militare. Ndaw e Ouane erano a loro volta a capo di un governo transitorio istituito in seguito al colpo di stato militare che aveva portato alle dimissioni dell’ex presidente Keita. 

L’esecutivo con a capo Ndaw e Ouane era stato istituito il 5 ottobre 2020 e aveva il compito di guidare il Paese a nuove elezioni. Tuttavia, il 25 maggio, l’esercito, sotto la guida del colonnello Assimi Goita, aveva arrestato Ndaw e Ouane, che erano stati forzati a dimettersi. Goita, che dal 28 maggio è diventato presidente ad-interim del Mali, aveva affermato che i soldati erano stati costretti a intervenire, avendo dovuto scegliere tra “disordine o coesione”. Tuttavia, è importante sottolineare che gli arresti erano arrivati a seguito di un rimpasto di governo, grazie al quale due militari sarebbero stati rimossi da due Ministeri chiave: quello della Difesa e quello della Sicurezza. 

La crisi politica nel Paese si era cominciata ad aggravare dal 5 giugno 2020, quando gli oppositori dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, hanno lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, proprio dalla stessa base militare di Kati, dove sono stati detenuti l’ex premier e presidente del governo di transizione. 

Inoltre, è importante ricordare che anche la situazione relativa alla sicurezza in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato, con la destituzione dell’allora presidente Amadou Toumani Touré, e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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