Donbass: continuano gli scontri tra Kiev e i separatisti, un ferito

Pubblicato il 8 settembre 2021 alle 12:27 in Europa Ucraina

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Nonostante il cessate il fuoco, in vigore dal 27 luglio 2020, continuano gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass e le Forze Armate ucraine. Le autoproclamate Repubbliche Popolari di Lugansk (LPR) e Donetsk (DPR) hanno riferito, mercoledì 8 settembre, che l’Esercito di Kiev ha bombardato numerosi insediamenti dell’Ucraina Orientale. Analoghe dichiarazioni sono giunte dal Joint Forces Operation (JFO) ucraino, il quale ha annunciato di aver registrato un ferito.

A riferire il comunicato rilasciato dal Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento del cessate il fuoco (JCCC) della DPR e della LPR, il medesimo mercoledì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Da una parte, l’ufficio stampa di Donetsk ha accusato l’Ucraina di aver aperto il fuoco contro le proprie postazioni militari, situate nei pressi della cittadina di Veseloe, attraverso 24 mine dal calibro di 120 millimetri. In tale quadro, è opportuno sottolineare che il suddetto villaggio è sia sotto il controllo di Kiev sia dei separatisti. Similmente, il JCCC della LPR ha annunciato un aumento degli scontri tra le parti belligeranti. Stando alla dichiarazione di un portavoce di Lugansk, le violenze si sarebbero perpetrate nei pressi della cittadina di Zhelobok, posta sotto il controllo dei separatisti. Al momento, nessuna delle due parti ha riportato feriti o vittime.

Nel frattempo, l’ufficio stampa delle JFO di Kiev, citato dall’agenzia di stampa Ukrinform, ha reso noto che, nelle ultime 24 ore, “sono state registrate 7 violazioni delle misure di cessate il fuoco”, le quali sono state attribuite a “mercenari armati coadiuvati dalla Russia”. Le aree colpite sono il distretto di Zalizne, quello di Zaitseve e Novomykhailivka. A seguito delle violenze, il Comando ucraino ha riferito che un proprio soldato ha subito ferite da arma da fuoco ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale vicino. Al momento, le condizioni dell’uomo si sono stabilizzate.  

Gli ultimi sviluppi giungono a seguito degli scontri del 3 settembre, quando il portavoce della milizia della LPR, Ivan Filiponenko, aveva dichiarato che i combattimenti tra i militanti separatisti e le Forze Armate ucraine avevano provocato la morte di un miliziano. Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi, nonostante il cessate il fuoco del luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk (DPR) e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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