USA-Qatar: Blinken a Doha per discutere di Afghanistan

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 10:27 in Afghanistan Qatar USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 6 settembre, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha incontrato l’emiro del Qatar a Doha per discutere della crisi in Afghanistan. Intanto, altri 4 cittadini statunitensi sono stati evacuati dal Paese asiatico, via terra. 

Blinken, accompagnato dal segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, è il più alto funzionario a visitare la regione da quando la capitale afghana è stata conquistata da parte dei talebani, il 15 agosto. Nel suo incontro con l’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani, Blinken ha ringraziato lo Stato del Golfo per “lo straordinario sostegno del Qatar nel facilitare il transito sicuro dei cittadini statunitensi, dei nostri partner e di altri afghani a rischio” durante il ritiro dal Paese delle forze armate della NATO, dei loro collaboratori civili e delle persone maggiormente a rischio. Secondo una dichiarazione del Dipartimento di Stato, i due rappresentanti hanno anche “discusso di altre importanti questioni bilaterali”. 

Tuttavia, non sono stati organizzati incontri tra il diplomatico statunitense e i rappresentanti dei talebani a Doha. A tale proposito, il funzionario del Dipartimento di Stato degli USA, Dean Thompson, ha affermato che Washington continuerà a impegnarsi con il gruppo islamista “per garantire che il nostro messaggio con loro sia chiaro”. Il ruolo del Qatar in questo ambito è particolarmente rilevante, poichè il Paese del Golfo ha invitato i talebani ad aprire un ufficio politico a Doha nel 2013, ospitando successivamente i colloqui tra Washington e i militanti dell’organizzazione. Questi si erano conclusi, il 29 febbraio del 2020, con un accordo per il ritiro delle truppe e l’avvio di un dialogo intra-afghano. Nonostante le aspettative, gli sviluppi diplomatici sono stati lenti e scarsi. 

Inoltre, nelle stesse ore in cui Blinken si trovava a Doha, il 6 settembre, un funzionario del Dipartimento di Stato ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno facilitato l’evacuazione di altri 4 cittadini statunitensi, via terra, dall’Afghanistan. “Questa è la prima evacuazione via terra facilitata dal Dipartimento di Stato”, ha riferito il funzionario, aggiungendo che i talebani erano a conoscenza dell’operazione e non hanno impedito il passaggio sicuro delle persone in questione. Non è stato specificato da quali Paesi siano transitati i soggetti in questione. Secondo i dati riportati dalle istituzioni statunitensi, circa 100 cittadini che hanno chiesto di essere evacuati rimangono ancora in Afghanistan.

Il Qatar, che ospita un’importante base aerea degli Stati Uniti, è stato un Paese chiave per le 55.000 persone trasportate in aereo fuori dall’Afghanistan, quasi la metà del numero totale evacuato dalle forze guidate dagli Stati Uniti, dopo la presa del potere da parte dei talebani. Prima del suo arrivo, Blinken aveva anticipato che in Qatar avrebbe espresso la nostra gratitudine di Washington per tutto ciò che il Paese sta facendo per sostenere lo sforzo relativo alle evacuazioni. Inoltre, il segretario di Stato aveva riferito che era previsto un incontro con alcuni cittadini afghani che sono stati trasportati fuori dal Paese. Non solo, Blinken ha anche tenuto colloqui con i diplomatici statunitensi, dopo che Washington ha trasferito la sua ambasciata da Kabul a Doha. Infine, il Dipartimento di Stato ha affermato che Blinken discuterà con il Qatar dei suoi sforzi, in collaborazione con la Turchia, per riaprire l’aeroporto di Kabul, considerato essenziale per far arrivare gli aiuti umanitari e per ulteriori voli di evacuazione, dove necessari. 

La questione della presenza turca all’aeroporto di Kabul non è nuova. Ankara aveva avanzato tale possibilità durante un incontro della NATO, tenutosi il 31 maggio. Gli USA avevano già annunciato, il 14 aprile, che avrebbero ritirato le truppe entro settembre, e nei colloqui di maggio i Paesi dell’Alleanza avevano discusso dei piani per l’uscita dall’Afghanistan. “La Turchia ha fatto un’offerta per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. In questo quadro, sono in corso colloqui con la NATO e gli Stati Uniti”, ha affermato un funzionario turco, l’8 giugno. Pochi giorni dopo, l’11 giugno, i talebani avevano invitato Ankara a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan insieme alla NATO. Tuttavia, il 9 luglio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che era stato raggiunto un accordo con gli alleati sul mantenimento della sicurezza dell’aeroporto di Kabul. 

I militanti islamisti afghani avevano quindi nuovamente avvertito i turchi che anche loro avrebbero dovuto lasciare il Paese, come gli altri alleati. “La Turchia ha fatto parte delle forze NATO negli ultimi 20 anni, quindi, in quanto tale, dovrebbe ritirarsi dall’Afghanistan sulla base dell’accordo che abbiamo firmato con gli Stati Uniti il 29 febbraio 2020”, aveva dichiarato il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. “La Turchia è un grande Paese islamico. L’Afghanistan ha avuto relazioni storiche con esso. Speriamo di avere stretti e buoni rapporti con loro quando in futuro verrà stabilito un nuovo governo islamico afghano”, aveva aggiunto. Tuttavia, fonti turche avevano sottolineato che la permanenza delle truppe di Ankara in Afghanistan non dipendeva dai talebani, ma piuttosto dal supporto politico, finanziario e logistico offerto dagli alleati della NATO e soprattutto dagli Stati Uniti. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.