Turchia: slancio nelle relazioni con Egitto ed Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 15:38 in Egitto Emirati Arabi Uniti Turchia

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Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu,  ha affermato che le relazioni del proprio Paese sia con l’Egitto sia con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno ricevuto nuovo slancio. L’obiettivo è sanare spaccature durate anni.

Le parole di Cavusoglu sono giunte nel corso di un’intervista con l’emittente televisiva NTV, martedì 7 settembre, lo stesso giorno in cui funzionari egiziani e turchi hanno ripreso un secondo round di “colloqui esplorativi”, volti a riallacciare le relazioni tra i due Paesi, interrotte dal 2013. A tal proposito, il ministro turco ha affermato che i rapporti tra Il Cairo e Ankara potranno essere normalizzati, laddove vi siano le condizioni giuste e laddove ciascuna delle due parti compia mosse appropriate. Ad ogni modo, “un processo è stato avviato” e ora sono necessari “passi concreti”, da attuarsi, a detta di Cavusoglu, seguendo una precisa tabella di marcia. Una delle possibili mosse future potrebbe anche essere lo scambio reciproco di ambasciatori, ma ciò, ha specificato il ministro, è legato a una “decisione comune”.

Il nuovo round, che si prevede terminerà domani, 8 settembre, si sta svolgendo ad Ankara e vede la presenza dei viceministri degli Esteri dei due Paesi, Sedat Önal per la Turchia e Hamdi Loza per l’Egitto. I precedenti colloqui tra le medesime parti si erano tenuti il 5-6 maggio scorso, data del primo meeting ufficiale di carattere diplomatico dal 2013. Tuttavia, da allora, i contatti sembravano essersi nuovamente interrotti, facendo presagire che le divergenze tra i due Paesi fossero difficili da risanare. I dossier che vedono le due parti su fronti opposti riguardano, in particolare, la crisi in Libia, il Mediterraneo Orientale e il sostegno alla Fratellanza Musulmana.

A tal proposito, lo stesso Cavusoglu ha dichiarato che l’Egitto è disposto a siglare un accordo per la demarcazione dei confini marittimi nel Mediterraneo. “Possiamo iniziare a negoziare e fare quest’accordo”, ha dichiarato il ministro turco il 7 settembre, aggiungendo che, in caso di un’intesa tra Turchia ed Egitto su tale dossier, Il Cairo “guadagnerà una zona marittima più ampia”. Al contempo, per Cavusoglu, “qualsiasi accordo internazionale che escluda la Turchia dal Mediterraneo Orientale non ha validità, e il Forum sul Mediterraneo orientale non può funzionare senza la Turchia, la quale non rinuncerà a nessuno dei propri diritti”. L’intenzione di Ankara sarebbe quella di stringere con Il Cairo un accordo simile a quello raggiunto con il precedente governo libico di Tripoli, il 27 novembre 2019. Era stata proprio tale intesa a suscitare l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo, con particolare riferimento ai diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi.

Ad aver favorito i nuovi colloqui turco-egiziani vi sarebbero stati anche i recenti segnali di riavvicinamento tra Ankara e Abu Dhabi, a partire dall’incontro “storico”, del 19 agosto, tra il presidente turco e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoun bin Zayed al-Nahyan. Al meeting ha fatto seguito un colloquio telefonico, il 30 agosto, tra Erdogan e il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Mohammed bin Zayed al-Nahyan. A tal proposito, Cavusoglu ha spiegato che non vi è stato alcun problema tra il proprio Paese e gli UAE e che nelle relazioni internazionali non si può parlare di amicizia o inimicizia permanente. Ad ogni modo, anche in questo caso, il ministro ha affermato che i due Paesi hanno intrapreso mosse volte a normalizzare le relazioni. Queste hanno già portato a risultati positivi e, se si continuerà sulla medesima strada, è probabile che le relazioni tra la Turchia e gli Emirati “ritornino alla normalità”. In realtà, ha aggiunto Cavusoglu, potrebbero essere ripristinate le relazioni anche con l’Arabia Saudita, ma, in tal caso, “Riad ha assunto un atteggiamento negativo”, “esagerando su alcune questioni”.

Gli UAE, lo scorso anno, erano stati accusati dalla Turchia di aver seminato caos in Medio Oriente attraverso il proprio intervento in Libia e Yemen e in altre crisi regionali. Tuttavia, così come evidenziato dal portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, il 26 agosto, si è di fronte a nuovi sviluppi positivi, sebbene sia stato chiarito che qualsiasi relazione tra Ankara e i Paesi del Golfo dovrà essere basata su rispetto e interessi reciproci. Il riavvicinamento della Turchia e i Paesi del Golfo è stato favorito, tra i diversi fattori, dalla risoluzione della crisi scoppiata il 5 giugno 2017. In tale data, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain avevano imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico. La decisione era nata in seguito alle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Da quel momento, i quattro Paesi avevano chiuso i loro confini marittimi, terrestri e aerei con il Qatar. La Turchia, in tale quadro, si è posta a sostegno dell’alleato qatariota. Poi, il 5 gennaio scorso, il cosiddetto “Quartetto” ha deciso di porre ufficialmente fine alla crisi e, nella dichiarazione finale di al-Ula, è stato affermato di voler unire gli sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione