Tanzania: nuovi arresti tra i membri dell’opposizione

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 9:17 in Africa Tanzania

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In Tanzania, la polizia ha arrestato 9 membri di Chadema, il principale partito di opposizione del Paese, segnando l’ultimo tentativo di repressione nei confronti del gruppo. La mossa segue l’arresto del leader del partito, Freeman Mbowe, accusato di “terrorismo”. Il 59enne è stato arrestato, insieme ad altri 15 membri del gruppo, il 21 luglio, nella città portuale nordoccidentale di Mwanza, poco prima di un incontro pubblico organizzato dall’opposizione per chiedere al governo l’avvio di riforme costituzionali. Da quel giorno è in carcere in attesa di una sentenza. 

Gli ultimi arresti sono avvenuti, il 4 settembre, dopo che la polizia ha fatto irruzione negli uffici di Chadema, nella città settentrionale di Musoma, per bloccare un incontro pianificato dall’ala giovanile del partito sul tema delle modifiche costituzionali, ha chiarito il gruppo in una nota. “Condanniamo fermamente questa palese violazione della costituzione e dello stato di diritto, che semina odio, discriminazione e discordia all’interno delle comunità”, ha sottolineato il partito, protestando contro quella che ha definito la “soppressione dei diritti democratici” da parte della polizia e delle altre forze di sicurezza.

Riferendosi agli arresti del 4 settembre, Longinus Tibishibwamu, capo della polizia nella regione di Mara, di cui Musoma è la capitale, ha affermato che le forze dell’ordine non possono consentire che eventi come quelli organizzati da Chadema abbiano luogo. “Il presidente ha ordinato che le persone dovrebbero ora concentrarsi sullo sviluppo economico. Quindi tali conferenze dovranno aspettare”, ha detto Tibishibwamu ai media locali.

L’ONG Amnesty International ha descritto le detenzioni come “arbitrarie” e le ha considerate parte di una campagna nazionale per contrastare l’opposizione politica. “Le autorità della Tanzania devono smettere di prendere di mira l’opposizione e cercare di restringere lo spazio in cui possono operare”, aveva affermato Flavia Mwangovya, vicedirettore di Amnesty per l’Africa orientale, a inizio agosto. “Questi arresti e detenzioni arbitrari mostrano il palese disprezzo delle autorità tanzaniane per lo stato di diritto e i diritti umani, compresi i diritti alla libertà di espressione e associazione. Questi arresti motivati politicamente devono cessare”, aveva aggiunto.

I pubblici ministeri hanno dichiarato che le accuse contro Mbowe non si riferiscono all’incontro sulla riforma costituzionale che il suo partito aveva programmato di tenere nella città portuale di Mwanza, a luglio, ma piuttosto a presunti reati commessi l’anno scorso in un’altra parte della Tanzania. Chadema sostiene che le autorità accusino Mbowe di aver cospirato contro un funzionario pubblico e di aver messo da parte 600.000 scellini tanzaniani (ovvero circa 260 dollari) per far saltare in aria stazioni di servizio e raduni pubblici e tagliare gli alberi per bloccare le strade.

Mbowe sostiene che i suoi diritti costituzionali siano stati violati quando è stato accusato e incarcerato. L’opposizione ha affermato che l’arresto del leader di Chadema rappresenta la prova che la nuova presidenza starebbe portando avanti lo stesso governo autoritario dell’ex capo di Stato, John Magufuli, da poco defunto. Le autorità, tuttavia, negano tali accuse. Inizialmente, c’era stata la speranza che la nuova presidente, Samia Suluhu Hassan, avrebbe portato ad una nuova era di democrazia, ma, per gli oppositori, i fatti degli ultimi giorni riflettono un profondo scivolamento nella “dittatura”. 

Il 5 settembre, uno dei principali settimanali in lingua swahili del Paese, Raia Mwema, è stato sospeso per “pubblicazione ripetuta e incitamento deliberato di informazioni false”, secondo quanto reso noto da Gerson Msigwa, il principale portavoce del governo. Il provvedimento avrà una durata di 30 giorni. Msigwa ha citato tre notizie recenti per giustificare la misura, inclusa quella sull’attacco vicino all’ambasciata francese di Dar es Salaam, il 25 agosto, dove 4 persone sono rimaste uccise. L’articolo di Raia Mwema avrebbe collegato l’aggressore al partito di governo, Chama cha Mapinduzi (CCM), secondo quanto si legge nella dichiarazione governativa, la quale specifica che l’articolo avrebbe violato una legge sui media del 2016. Il mese scorso, il governo aveva sospeso il quotidiano Uhuru, di proprietà del partito CCM, per aver pubblicato quella che aveva definito una falsa storia sulla presidente Hassan. L’articolo affermava che la donna non si sarebbe candidata per un nuovo mandato presidenziale alle prossime elezioni, nel 2025. Il CCM, dopo l’accaduto, aveva sospeso 3 top manager del giornale, incluso l’amministratore delegato, e aveva assicurato che stava indagando sul motivo della pubblicazione. 

La prima presidente donna della Tanzania si è insediata al potere nel marzo del 2020. Al momento della sua nomina, in molti hanno sperato che Hassan potesse inaugurare un cambiamento rispetto al “governo autocratico” dell’ex presidente, soprannominato il “Bulldozer” per il suo modello di leadership intransigente. 

La donna, ex vicepresidente della Tanzania, lavora nell’ambito della politica da 20 anni, un lasso di tempo in cui ha scalato molti ranghi, dal Governo locale all’Assemblea nazionale. Colonna portante del partito dominante, è stata nominata per la prima volta candidata alla vicepresidenza nel 2015. Insieme a Magufuli, ha partecipato e vinto anche alle elezioni dell’ottobre 2020, in un ballottaggio contestato e inficiato da accuse di irregolarità. Il suo modello di leadership era stato visto fino ad ora in potenziale contrasto con il lavoro fatto dall’ex presidente, il cui governo era stato accusato di “soffocare” la democrazia e di reprimere i media, critiche che le autorità hanno sempre negato. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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