Russia, FSB: l’intelligence ucraina accusata dell’esplosione del gasdotto in Crimea

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 17:07 in Russia Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ufficio stampa del Servizio Federale per la Sicurezza (FSB) della Federazione Russa ha accusato, martedì 7 settembre, l’intelligence ucraina e il Ministero della Difesa del Paese Est-europeo di essere dietro l’esplosione che, il 23 agosto, ha danneggiato il gasdotto in Crimea, collocato nei pressi del villaggio di Perevalnoye.

A riportare le dichiarazioni rilasciate dall’FSB è stata l’agenzia di stampa russa TASS, il medesimo martedì. Nel dettaglio, le indagini delle autorità russe avrebbero rivelato che il danneggiamento della pipeline sarebbe stato orchestrato da una divisione dell’intelligence ucraina, la GUR, e autorizzato dal suo comandante, Kirill Budanov. Secondo il Ministero degli Esteri della Federazione, i membri della squadra di “sabotatori” ucraini avrebbero percepito circa 2.000 dollari ciascuno per aver preso parte all’operazione. Stando a quanto rivelato dall’FSB, l’attacco sarebbe stato pianificato dal mese di giugno, quando i “sabotatori”, guidati da uno dei leader del Mejlis dei Tartari di Crimea, si sarebbero recati in Ucraina, a Kherson, per incontrare alti ufficiali della GUR. Questi ultimi, nel mese di luglio, durante altri “vertici segreti”, avrebbero fornito loro l’ordigno che è poi stato utilizzato per far saltare in aria il gasdotto lo scorso agosto.

“Gli organizzatori del sabotaggio sono Riza Yagyaev-Veliulaev, un agente della GUR”, si legge nel comunicato dell’intelligence russa. Nello specifico, l’uomo è fuggito dalla Crimea nell’agosto del 2016, mese in cui aveva organizzato un attentato terroristico che è stato sventato dall’FSB. A seguire, tra i pianificatori dell’esplosione vi sarebbero due militari dei servizi segreti ucraini, l’ufficiale Maxim Martynyuk e il suo superiore, a capo del servizio operativo “Tavria”, Viktor Zelinsky. Secondo l’FSB, le azioni del 23 agosto sarebbero state finanziate da Budanov, anch’egli nella lista nera dell’intelligence russa per aver preso parte, nel 2016, ad operazioni contro l’FSB, provocando la morte di un ufficiale.

Il 4 settembre, la penisola di Crimea è stata scossa da significativi disordini interni che hanno portato all’arresto di oltre 50 Tartari di Crimea. In tale occasione, la legale civica per i diritti umani dell’Ucraina, Lyudmyla Denisova, ha annunciato che l’FSB aveva posto in stato di fermo cinque attivisti della minoranza tartara di Crimea, tra cui Nariman Dhzelal, il vice-presidente dell’organo di principale rappresentanza dei tatari crimeani, il Mejlis. Gli uomini erano stati accusati di aver danneggiato, il 23 agosto scorso, il gasdotto collocato nei pressi del villaggio di Perevalnoye.

Per condannare tali arresti, definiti “ingiustificati” da Kiev, più di 50 Tartari di Crimea si sono radunati davanti alla filiale dell’FSB nella città di Simferopol. Le proteste hanno dunque portato all’arresto di oltre 50 manifestanti, i quali sono stati fatti salire con forza su alcuni autobus, dove sarebbero stati picchiati. Successivamente, i cittadini sono stati trasportati al distretto dell’FSB, dove sono stati interrogati senza alcun avvocato a loro supporto. Denisova ha aggiunto che tra le persone poste in stato di fermo vi erano anche due giornalisti. Pertanto, la legale ha invitato “l’intera comunità internazionale a usare tutte le possibili leve per interrompere la repressione della popolazione locale”. Il giorno successivo, domenica 5 settembre, le autorità statunitensi hanno fermamente condannato quanto accaduto, esortando Mosca a “rilasciare immediatamente” i cittadini arrestati attraverso l’ultimo di una lunga serie di “raid, detenzioni e misure punitive di matrice politica contro il Mejlis e la sua leadership”.

In tale quadro, è importante sottolineare che con Tartari di Crimea si indica un gruppo etnico residente nell’omonima penisola che si oppone fermamente all’occupazione russa. L’ente di rappresentanza di tale minoranza è il Mejlis, il quale, il 15 aprile 2016, è stato etichettato come “organizzazione estremista” dalla Corte Suprema di Crimea, legata alla Russia. Di conseguenza, è stato vietato lo svolgimento di qualsiasi attività legata all’ente.

Tuttavia, anche prima dell’annessione russa della Crimea, avvenuta il 16 marzo 2014, il Mejlis ha sempre avuto uno status piuttosto precario. In particolar modo, è rilevante menzionare alcuni eventi critici che hanno caratterizzato tale minoranza etnica, come la deportazione dei Tartari di Crimea, organizzata per ordine di Iosif Stalin nel 1944.

Il Mejlis non è un ente governativo ufficiale e, sin dalla sua creazione nel 1991, ha avuto un rapporto instabile e irregolare anche con le autorità ucraine. Più tardi, nel 1999, attraverso un decreto presidenziale di Kiev, il Mejlis è stato riconosciuto ufficialmente. Secondo quanto riferito sul sito web ufficiale, la funzione principale dell’organo è “l’eliminazione delle conseguenze del genocidio commesso dallo Stato sovietico contro i tatari di Crimea, il ripristino dei diritti nazionali e politici del popolo tataro di Crimea e l’attuazione del suo diritto alla libertà autodeterminazione nazionale nel suo territorio nazionale”. Pertanto, l’ente rappresenta il popolo tataro di Crimea presso il governo dell’omonima penisola, il governo dell’Ucraina e le organizzazioni internazionali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.