Polonia: le esercitazioni Zapad-2021 potrebbero portare a un’escalation

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 12:12 in Bielorussia Polonia Russia

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Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, ha dichiarato, lunedì 6 settembre, che la situazione attuale al confine con la Bielorussia rappresenta “la più grande crisi degli ultimi 30 anni” e che potrebbe peggiorare durante le manovre russo-bielorusse, le Zapad-2021, che si terranno dal 10 al 16 settembre.

A riportarlo, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Secondo Morawiecki, ad aggravare la crisi migratoria di cui Minsk è accusata e la situazione di tensione tra Bielorussia e Repubbliche Baltiche e Polonia, sono le imminenti esercitazioni militari su larga scala di Minsk e Mosca, le Zapad-2021. Il rischio che durante le manovre l’asse russo-bielorusso possa perpetrare “azioni provocatorie” è molto elevato. Pertanto, il premier ha chiarito che lo stato di emergenza indetto dalla Polonia, il 2 settembre, al confine con la Bielorussia, ha lo scopo di minimizzare il rischio di provocazioni durante Zapad 2021.

Analoghe dichiarazioni sono state rilasciate dal premier, lo stesso giorno, durante un’intervista al quotidiano estone Eesti Paevaleht. “Tra alcuni giorni cominceranno le esercitazioni militari Zapad 2021. Lungo il nostro confine saranno dispiegati gli eserciti di Russia e Bielorussia, pienamente operativi”. “La mia intenzione non è di diffondere spavento ma di ottimizzare la sicurezza di Polonia e della NATO. Per questo motivo, come la Lituania e la Lettonia, abbiamo introdotto lo stato di emergenza in alcune località frontaliere. In tal modo, diminuirà il rischio di provocazioni che sarebbero un pretesto per gli eserciti [di Mosca e Minsk] per un’escalation”, ha continuato il premier polacco. Inoltre, secondo Morawiecki, l’Unione Europea, attualmente, sta adottando un approccio molto più “realista nel valutare la minaccia” legata all’immigrazione di massa e incontrollata.

Tali parole giungono pochi giorni dopo l’introduzione dello stato di emergenza in Polonia, annunciata dal presidente del Paese, Andrzej Duda. Nello specifico, il 2 settembre, è stato riferito che la nuova misura restrittiva avrebbe avuto una durata di minimo 30 giorni e interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie. L’ultima volta che le autorità di Varsavia avevano ritenuto necessario applicare tali limitazioni era stato nel lontano 1990. Tuttavia, i residenti delle aree colpite sono stati rassicurati dal ministro degli Interni del Paese, Mariusz Kaminski, il quale ha affermato che per loro le restrizioni saranno minime. “Non sarà possibile svolgere escursioni, prendere parte a manifestazioni o ad altri eventi di massa”, ha concluso il ministro degli Interni.

Anche la Lettonia si è espressa sulle imminenti manovre russo-bielorusse, adottando un punto di vista analogo a quello della Polonia. Nello specifico, il 9 agosto, il ministro degli Affari Esteri del Paese, Edgars Rinkevics, ha dichiarato che Riga teme che le prossime esercitazioni militari tra Russia e Bielorussia, insieme alla grave crisi migratoria che il Paese baltico sta affrontando, potrebbero causare “incidenti” con le forze dell’Alleanza Atlantica. Il timore di “incidenti” con la NATO, ha proseguito Rinkevics, nasce dal fatto che, nell’ultimo periodo, la Lituania ha significativamente incrementato la presenza militare lungo il confine con la Bielorussia, con lo scopo di interrompere il flusso di immigrati clandestini. 

Secondo gli ultimi dati delle guardie di frontiera polacche, a partire dal primo agosto le autorità del Paese hanno registrato oltre 3.000 tentativi di ingresso illegale nel Paese. Tali cifre assumono carattere esponenziale se confrontate con quelle del 2020, quando, nel corso dell’anno, erano stati registrati solo 120 tentativi. La richiesta di indire lo Stato di emergenza era stata avanzata un giorno prima, il primo settembre, dal Governo del Paese, preoccupato dalla crescente instabilità provocata dalla crisi migratoria.

Oltre a questo, secondo le autorità polacche, si tratterebbe di una contro misura di Minsk per condannare l’asilo politico che Varsavia aveva offerto all’atleta bielorussa, Krystsina Tsimanouskaya. L’episodio a cui si fa riferimento è avvenuto il 2 agosto, quando l’atleta di Minsk, impegnata nelle Olimpiadi di Tokyo 2020, si era recata all’Ambasciata polacca a Tokyo per chiedere asilo politico dopo aver denunciato il tentativo delle autorità bielorusse di rimpatriarla perché aveva espresso forti critiche contro il presidente Lukashenko. Nel corso della giornata, l’atleta ha poi ricevuto un visto umanitario dalla Polonia, che l’ha sostenuta insieme alla comunità occidentale.

A partire dal mese di agosto, Lituania, Lettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato la Lituania, la Lettonia e la Polonia a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera. Analoghe misure sono state adottate dal leader bielorusso, Alexander Lukashenko. Quest’ultimo ha incaricato le forze di sicurezza di Minsk di porre una stretta sui controlli lungo il medesimo confine. Nel corso della mattinata del 5 agosto, il capo di Stato di Minsk ha poi annunciato la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo Lukashenko, tale misura è necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza per via dell’incremento dei flussi migratori è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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