Myanmar: il governo ombra dichiara guerra ai militari

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 12:35 in Asia Myanmar

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Il governo di unità nazionale (GUN) del Myanmar, nato lo scorso 16 aprile per opporsi all’Esercito che controlla il Paese dal primo febbraio precedente, il 7 settembre, ha chiesto una rivolta di tutto il Paese contro i militari. Il GUN ha delineato una strategia che include l’azione delle milizie armate e delle forze appartenenti ai vari gruppi etnici e ha invitato i burocrati a lasciare i loro impieghi.

Il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha affermato che il suo governo sta dichiarando lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”. Per il presidente ad interim del GUN, gli amministratori nominati dai militari dovrebbero “lasciare immediatamente le proprie posizioni” e i membri delle forze di sicurezza dovrebbero a unirsi alle forze del GUN e delle milizie etniche nelle aree di confine per attaccare i militari. Duwa Lashi La ha invitato le milizie etniche ad “attaccare immediatamente” le forze governative e a “controllare completamente le loro terre”. Il presidente ha quindi consigliato alle persone di prestare attenzione alla propria sicurezza personale e di non viaggiare inutilmente, nonché di fare scorta di cibo e medicine. Duwa Lashi La ha affermato che le persone dovrebbero aiutare le forze di difesa come possono, anche con informazioni sulle forze militari del governo.

L’annuncio è arrivato a due giorni di distanza da quando l’inviato dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) per il Myanmar, Erywan Yusof, ha proposto il cessate il fuoco al ministro degli Esteri del governo militare birmano, Wunna Maung Lwin, che avrebbe accettato l’iniziativa. Yusof ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Kyodo che i militari hanno accettato la sua proposta di cessate il fuoco fino alla fine del 2021 per garantire la distribuzione degli aiuti umanitari. A tal proposito, un attivista pro-democrazia e un altro membro del GUN hanno affermato che non ci si può fidare dei militari per onorare un simile accordo.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito  ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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