Libano: l’Onu stanzia 6 milioni di dollari, tasso di povertà sale al 74%

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 17:01 in Libano Medio Oriente

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L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha annunciato, il 6 settembre, che destinerà 6 milioni di dollari per il Libano, a sostegno di ospedali, cliniche mediche e dispensari di medicine. L’annuncio è giunto dopo che la Commissione economica e sociale per l’Asia Occidentale (ESCWA) ha dichiarato che il tasso di povertà nel Paese mediorientale ha raggiunto il 74%.

In particolare, l’OCHA ha riferito che la somma stanziata, prelevata dal Fondo umanitario per il Libano, servirà per consentire ai centri medici libanesi di rimanere aperti e funzionanti, almeno per i prossimi tre mesi. A beneficiare del denaro saranno 246 centri di assistenza sanitaria di base, 554 cliniche e 65 ospedali, oltre ai magazzini centrali e ai centri di distribuzione a livello distrettuale, utilizzati per conservare in modo sicuro prodotti sanitari essenziali, come vaccini e altri farmaci essenziali che devono essere mantenuti a determinate temperature.

Come specificato dalla coordinatrice umanitaria dell’Onu in Libano, Najaf Rochdi, l’obiettivo è favorire, seppur indirettamente, l’accesso di centinaia di migliaia di famiglie all’assistenza medica di base. La cifra destinata a Beirut segue quella già stanziata in precedenza dal Fondo centrale di risposta alle emergenze (CERF), pari a 4 milioni, volta ad aumentare le forniture di carburante e, di conseguenza, sopperire alla mancanza di risorse idriche in diverse regioni libanesi, garantendo l’erogazione di servizi essenziali a circa 2,3 milioni di abitanti. Ad ogni modo, si tratta di un finanziamento straordinario, fornito grazie al contributo versato dai donatori al Fondo per le emergenze. Pertanto, al termine dei tre mesi, OCHA ha affermato che non rinnoverà altri fondi e che sarà compito del governo, coadiuvato dalla comunità internazionale, trovare meccanismi a lungo termine per far fronte alle perduranti difficoltà.

La decisione giunge mentre il Libano continua a far fronte a una grave crisi economica e finanziaria, considerata la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990. A questa si è poi aggiunta una carenza di combustibile, risorsa necessaria per alimentare generatori e centrali elettrici e per garantire il corretto funzionamento di ospedali e l’erogazione di servizi di prima necessità. Il tutto mentre il Paese è tuttora privo di un governo nel pieno delle sue funzioni.

In tale quadro, in un rapporto del 3 settembre, ESCWA ha evidenziato un crescente aumento del tasso di povertà in Libano, passato dal 25% del 2019 al 55% del 2020, fino a circa il 74% nell’anno in corso. Il documento fa poi riferimento alla “povertà multidimensionale”, che tiene conto della privazione di più di una dimensione. A tal proposito, la percentuale è salita dal 42% del 2019 all’82% del 2021, con circa 4 milioni di persone che vivono in uno stato di “povertà multidimensionale”. In tale quadro, secondo i dati di ESCWA, le famiglie private di assistenza sanitaria ammontano al 33%, mentre il tasso di quelle che non riescono a ottenere medicinali è aumentata oltre il 50%.

La Banca Mondiale stima che il Libano avrà bisogno al massimo di circa 12 anni per tornare ai livelli di PIL registrati nel 2017, e, nella peggiore delle ipotesi, di 19 anni. Già a giugno scorso, iLebanon Economic Monitor (LEM), legato alla Banca Mondiale, nel suo rapporto relativo alla primavera 2021, aveva messo in guardia da una situazione sempre più fragile. La crisi economica e finanziaria in Libano, era stato specificato, potrebbe essere classificata nella top 10 o tra le peggiori tre registrate a livello internazionale dalla metà del diciannovesimo secolo.

Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto 2020 questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello scorso anno. A questi fenomeni si è poi unita la continua fluttuazione del tasso di cambio della lira rispetto al dollaro, che ha anche superato le 15.000 lire per poi crollare nuovamente. In generale, è stato registrato un deprezzamento del tasso di cambio medio del 129% nel 2020, che ha provocato un aumento dell’inflazione, con una media dell’84,3% nel 2020.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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