La NATO vuole estendere il controllo degli armamenti nucleari alla Cina

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 17:21 in Cina NATO

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha esortato la Cina ad unirsi agli sforzi internazionali per limitare la diffusione di armi nucleari, il 6 settembre. Il giorno dopo, Pechino ha respinto la cosiddetta “teoria della minaccia nucleare cinese”.

Alla conferenza annuale sul controllo degli armamenti della NATO, esponendo le sue priorità per il disarmo nucleare, Stoltenberg ha affermato che un numero maggiore di Paesi deve essere incluso nei colloqui futuri sulla restrizione missilistica, non limitandosi alla Russia. Parlando della Cina, Stoltenberg ha affermato che, in quanto potenza mondiale, il Paese ha responsabilità globali nel controllo degli armamenti. Per il segretario generale della NATO, anche Pechino trarrebbe vantaggio da limiti reciproci sui numeri, dalla maggiore trasparenza e da una maggiore prevedibilità. A detta di Stoltenberg: “Queste sono le basi per la stabilità internazionale”. Secondo quanto emerso il 6 settembre, l’arsenale nucleare di Pechino si starebbe rapidamente espandendo e la Cina starebbe costruendo un grande numero di silos missilistici, che potrebbero aumentare significativamente le sue capacità nucleari. Stoltenberg ha dichiarato: “Tutto questo sta accadendo senza alcuna limitazione o vincolo. E con una totale mancanza di trasparenza”.

Il 7 settembre, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha risposto alle dichiarazioni di Stoltenberg affermando che la Cina è preoccupata e si oppone alla “continua esagerazione” da parte della NATO della “teoria della minaccia nucleare cinese”. La Cina ha dichiarato di aver sempre aderito ad una strategia nucleare di autodifesa e di aver sempre mantenuto la propria forza nucleare al livello più basso richiesto per la sicurezza nazionale. La  politica cinese in materia, ha ricordato Wang, è quella di non essere la prima a usare armi nucleari in nessun momento e in nessuna circostanza. Pechino ha ribadito di aver preso un chiaro impegno a non usare o a minacciare incondizionatamente di usare armi nucleari altri Stati o aree. La Cina ha quindi ricordato di non aver mai partecipato a nessuna forma di corsa agli armamenti nucleari, né di aver schierato armi nucleari all’estero, ribadendo che fin quando un Paese non avrà intenzione di minacciare e danneggiare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Cina, non sarà minacciato dalle forze di difesa nazionali cinesi, né dovrebbe avvertire tale pericolo.

Per Wang, ciò di cui la comunità internazionale dovrebbe davvero preoccuparsi è la politica di condivisione nucleare della NATO. In quanto organizzazione politica e militare formatasi durante la Guerra Fredda, la NATO ha ancora il più grande arsenale nucleare del mondo attraverso accordi di condivisione nucleare, e alcuni Stati membri starebbero ancora intensificando gli sforzi per modernizzare le proprie forze nucleari. a detta cinese, molti Paesi riterrebbero che tale politica violi le disposizioni del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari. La Nato eviterebbe di parlarne, continuando a confondere l’opinione pubblica e a proporre la “teoria della minaccia nucleare cinese”. Per la Cina, la NATO si preoccupasse davvero del controllo delle armi nucleari, dovrebbe abbandonare la mentalità da Guerra Fredda, la politica di condivisione nucleare, e ritirare le armi nucleari schierate in Europa, ed esortare gli Stati Uniti ad assumersi le proprie responsabilità in materia.

Il 26 luglio scorso, la Federazione degli scienziati americani ha dichiarato che, dal mese di marzo 2021, la Cina sta costruendo una base che ospita 110 silos missilistici nucleari nella parte orientale della regione dello Xinjiang, a Yumen e Hami, sulla base di immagini scattate da satelliti commerciali.  Gli studiosi hanno osservato che, per decenni, la Cina ha avuto circa venti silos per grandi missili a combustibile liquido, chiamati DF-5. Tuttavia, oltre alla recente scoperta, il James Martin Center for Non proliferation Studies di Monterey aveva già individuato un altro sito analogo a Yumen, nella provincia di Gansu, nel Nord-Est della Cina, che ospiterebbe 120 silos, portando il totale a 230. Entrambi i siti coprono una superficie di circa 800 km2 e i silos contenuti possono ospitare missili balistici intercontinentali.

Il 6 settembre, Stoltenberg ha invece accolto con favore l’accordo tra Stati Uniti e Russia per estendere per altri cinque anni il trattato New START che limita le loro armi nucleari strategiche, ma ha affermato che ai colloqui sulla non proliferazione dovrebbero essere aggiunti più tipi di armi, comprese nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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