Israele: raid contro Gaza in riposta ai palloni incendiari di Hamas

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 8:29 in Israele Palestina

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Le Forze di Difesa aerea israeliana hanno riferito di aver condotto raid contro la Striscia di Gaza, nella notte tra il 6 e il 7 settembre. Si è trattato di una risposta ai palloni incendiari provenienti dall’enclave, presumibilmente lanciati dal gruppo palestinese Hamas.

Motivo per cui, Israele ha riferito di aver preso di mira località di Gaza, regione posta sotto il controllo di Hamas. Un corrispondente di al-Jazeera ha affermato che sono stati colpiti, nello specifico, due siti adibiti all’addestramento militare, posti nel Sud dell’enclave, nelle vicinanze di Khan Yunis. Tra questi, Qadisiyah, obiettivo di 4 attacchi aerei israeliani, e al-Quds, nell’Ovest di Khan Yunis. In entrambi i casi, nono sono state registrate vittime, ma ingenti danni materiali sia nei due siti sia nelle aree circostanti.

Da parte sua, l’esercito di Israele ha riferito di aver preso di mira un complesso militare e un sito per la produzione di granate con propulsione a razzo, appartenenti ad Hamas. Il portavoce delle forze israeliane, Avichay Adraee, ha aggiunto che nel compound di Khan Yunis colpito vi era altresì una fabbrica di cemento impiegata per costruire tunnel, a sua volta situata nei pressi di infrastrutture civili, tra cui centri educativi e moschee. I raid del 6-7 settembre, è stato specificato, hanno rappresentato una risposta ai palloni incendiari lanciati nelle ore precedenti contro gli insediamenti israeliani situati nei dintorni di Gaza. Questi, hanno aggiunto fonti israeliane, hanno provocato incendi e conseguenti perdite materiali.

In tale quadro, un portavoce di Hamas, Hazem Qassem, ha dichiarato che quanto accaduto è indice del tentativo dello “occupante” di nascondere la propria incapacità di affrontare la lotta del popolo palestinese. In tal caso, il riferimento va anche alla fuga di sei prigionieri palestinesi, scappati, il 6 settembre stesso, dalla prigione israeliana di Giboa, definita una delle strutture di detenzione più sicure di Israele.

Tali episodi sono giunti mentre i gruppi palestinesi a Gaza hanno ripreso a protestare nei pressi del confine israeliano, lanciando anche palloni incendiari. La richiesta principale è la fine dello “assedio” e il via libera ai lavori di ricostruzione dell’enclave, gravemente danneggiata a seguito dell’escalation di maggio scorso. Durante il fine settimana, un portavoce di Hamas, Abdel Latif al-Qanou, ha dichiarato: “Il popolo palestinese nella Striscia di Gaza è determinato a ritirare tutte le sue richieste e a rompere l’assedio, senza più accettare un graduale allentamento delle restrizioni”. Sebbene Israele abbia acconsentito l’ingresso di camion carichi di materiale da costruzione, il 31 agosto, nell’ultima settimana le proteste, soprattutto notturne, sono aumentate. Le “unità di disordine notturno”, in realtà, non sono direttamente legate ad Hamas, ma per agire hanno bisogno dell’autorizzazione del gruppo palestinese.  

Anche il 29 agosto scorso, gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno lanciato razzi nella Striscia di Gaza, poche ore dopo che le truppe israeliane hanno sparato, lungo il confine, ai manifestanti palestinesi che protestavano contro l’occupazione dell’enclave.

Nel frattempo, Qatar ed Egitto continuano a profondere sforzi per migliorare le condizioni a Gaza, a seguito dell’ultima guerra, durata dal 10 al 21 maggio, che ha visto protagonisti Hamas e Israele.  L’escalation ha avuto inizio la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme e, nei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco, con la mediazione del Cairo.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un segnale verso una possibile de-escalation è giunto il 19 agosto, quando Israele ha riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane hanno altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%.

Hamas, che ha più volte lanciato palloni incendiari verso Israele anche dopo la tregua, aveva minacciato un’escalation se gli aiuti del Qatar fossero rimasti bloccati. In tale quadro, il leader di Hamas, Yahya Sinwar, aveva precedentemente promesso che il suo gruppo non avrebbe preso nemmeno “un solo centesimo” degli aiuti destinati alle operazioni di ricostruzione di Gaza, che includevano 5,5 milioni di dollari in aiuti immediati dagli Stati Uniti. Con gli scontri di maggio, più di 4.000 abitazioni a Gaza sono state distrutte o danneggiate, con perdite stimate, dalla Banca Mondiale, fino a 380 milioni di dollari. Egitto e Qatar hanno promesso aiuti pari a 500 milioni di dollari ciascuno per le operazioni di ricostruzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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