Informativa urgente del Governo italiano sulla crisi afghana

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 15:52 in Afghanistan Italia

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Il 7 settembre, il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, e quello della Difesa, Lorenzo Guerini, hanno riferito in Parlamento sulla situazione politica e umanitaria in Afghanistan.

I rappresentanti del Governo italiano hanno parlato in Senato, sottolineando la posizione e le intenzioni dell’Italia in tale contesto. Di Maio, appena tornato da una missione nella regione, ha affermato che le immagini che arrivano dal Paese possono lasciarci indifferenti. “Non ci lascia certo indifferenti la prospettiva che i progressi faticosamente raggiunti in 20 anni, soprattutto per le donne, possano essere cancellati. Lavoriamo perché ciò non avvenga. Vogliamo rimanere al fianco del popolo afghano”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano. “Crediamo nella necessità di coinvolgere tutti gli attori internazionali che possano contribuire alla definizione di una strategia sostenibile nei confronti dell’Afghanistan, ha aggiunto.

Di Maio ha poi fatto riferimento alla presidenza italiana del G20, sottolineando come tale piattaforma sia estremamente importante per affrontare le principali sfide del dossier afghano. “Stiamo verificando condizioni, modalità e tempistiche per un vertice straordinario dedicato all’Afghanistan, che potrebbe essere preceduto da riunioni preparatorie dei Ministri degli Esteri”, ha affermato il ministro italiano. Quindi, ha fatto riferimento al ponte aereo italiano, che ha messo in salvo e trasferito in Italia 5.011 persone, di cui 4.890 afghani (più della metà donne e bambini), tra quanti hanno collaborato con le istituzioni italiane e appartengono a categorie vulnerabili. Secondo quanto riferito da Di Maio, l’Italia, tra i Paesi europei, ha evacuato il maggior numero di cittadini afghani. 

“Con i Paesi dell’area e con i nostri partner, o in Qatar i propri punti di rappresentanza competenti per l’Afghanistan, stiamo riflettendo sulla creazione di una presenza congiunta in Afghanistan – un nucleo formato da funzionari di più Paesi sotto l’ombrello dell’Unione Europea o, eventualmente, delle Nazioni Unite, con funzioni prevalentemente consolari e che serva da punto di contatto immediato. Si tratterebbe di una soluzione innovativa, per la quale sarà necessario un efficace coordinamento preventivo”, ha aggiunto. “L’approccio dell’Italia si inserisce, anzitutto, nel solco di un’impostazione condivisa a livello europeo. Ne abbiamo discusso la scorsa settimana nella riunione informale dei Ministri degli Esteri dell’Unione in Slovenia. Per poter proseguire nel nostro sostegno al popolo afghano, abbiamo convenuto che giudicheremo i talebani sulla base delle loro azioni e non delle loro dichiarazioni”, ha affermato Di Maio. 

Il ministro ha poi aggiunto che, in Pakistan, l’Italia ha istituito in Ambasciata una situation room per la gestione dei profughi afghani. “Ci ho tenuto a visitare la frontiera con l’Afghanistan, a Torkham. Dai sopralluoghi che ho svolto e come mi hanno confermato gli interlocutori della cooperazione allo sviluppo sul campo, almeno per il momento, dal punto di vista dei flussi migratori la situazione rimane sotto controllo, ma il rischio è che la crisi economica e alimentare, anche in vista dell’inverno, possa innescare flussi più ampi”, ha affermato Di Maio. Sul tema dei diritti umani in Afghanistan, con particolare attenzione alle donne, Roma intende promuovere nei fora internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, iniziative appropriate. 

Da parte sua, il ministro della Difesa Guerini ha sottolineato il forte rammarico e la preoccupazione per chi non è riuscito a partire dall’Afghanistan. In tale quadro, l’Italia offre piena disponibilità per eventuali ulteriori operazioni di evacuazione dal Paese. Anche lo “straordinario impegno, la grande professionalità e la profonda umanità che le nostre forze armate hanno dimostrato nell’affrontare la crisi afghana” sono stati evidenziati dal ministro. “Durante la Ministeriale NATO dello scorso febbraio avevo rappresentato la necessità di valutare la conferma della presenza delle forze dell’Alleanza anche oltre la scadenza dell’1 maggio, prevista dagli accordi stipulati dagli USA”, ha affermato Guerini. Già allora, ha spiegato il ministro, “il raggiungimento delle condizioni politiche e di sicurezza previste dall’accordo appariva lontano dell’essere soddisfatto, visto lo stallo dei colloqui di pace, l’aumento degli attacchi alle forze di sicurezza afghane e gli assassini mirati di rappresentanti delle istituzioni”. 

Secondo il ministro della Difesa italiano, le ragioni dello sfaldamento delle forze di sicurezza afghane “sono da ricercare innanzitutto nella diretta conseguenza di un’evidente mancanza di coesione e in uno scarso senso di identità ascrivibile soprattutto all’atteggiamento della leadership repubblicana”. Questa, per diversi motivi, non è stata in grado di svolgere quel ruolo di guida politica autorevole e rappresentativa che la situazione richiedeva, secondo Guerini. “E questa è una delle prime e più importanti lezioni che secondo me dobbiamo recepire e approfondire”, ha sottolineato il ministro. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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