Guinea: i golpisti annunciano la transizione

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 11:26 in Africa Guinea

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In Guinea, i golpisti hanno promesso di istituire un governo di transizione, di unità nazionale, dopo aver deposto, il 5 settembre, il presidente, Alpha Conde, e aver sciolto il suo governo. In seguito al colpo di stato, Conde e altri politici di spicco sono stati arrestati o è stato loro impedito di lasciare il Paese fino a nuovo avviso. Nel frattempo, però, il coprifuoco imposto nelle aree minerarie è stato revocato.

Il colonnello Mamadi Doumbouya, capo delle forze speciali militari della Guinea e leader del golpe, ha assicurato che non ci sarà “una caccia alle streghe”, ma ha dichiarato che sarà condotta “una consultazione per definire il quadro principale della transizione”. “Pertanto, sarà messo in atto un governo di unità nazionale”, ha affermato il colonnello durante una riunione con i ministri di Condé e altri alti funzionari governativi. Il golpe è stato ampiamente condannato dalla comunità internazionale e ciò ha esercitato pressione sui leader militari del Paese, portandoli a proporre un piano per il rovesciamento del vecchio ordine e per definire la transizione. I golpisti, al momento, hanno voluto soprattutto rassicurare gli investitori, sottolineando che le esportazioni minerarie dalla Guinea non sarebbero state tagliate. “Al termine di questa fase di transizione, daremo le basi per una nuova era del governo e dello sviluppo economico”, ha detto Doumbouya, senza specificare cosa comporterà la transizione e senza fornire alcuna data per il ritorno ad elezioni democratiche.

Il colpo di stato, pur condannato a livello internazionale, ha ricevuto approvazione da parte di molti all’interno del Paese. Tuttavia, ha preoccupato non poco il settore minerario. La Guinea detiene le più grandi riserve di bauxite al mondo, un minerale utilizzato per produrre alluminio. Lunedì 6 settembre, i prezzi del metallo sono saliti ai massimi da 10 anni, anche se non ci sono stati segni di interruzioni dell’offerta. Nel tentativo di placare i timori, Doumbouya ha dichiarato che i confini marittimi resteranno aperti, così da poter continuare l’esportazione dei minerali. Il coprifuoco notturno, inoltre, è stato rimosso nelle aree minerarie. “Posso assicurare ai partner commerciali ed economici che le attività continueranno normalmente nel Paese. Chiediamo alle compagnie minerarie di continuare le loro attività”, ha affermato il colonnello.

Il traffico è ripreso e alcuni negozi sono stati riaperti intorno al principale distretto amministrativo di Kaloum, nella capitale, Conakry, che ha assistito a pesanti scontri a fuoco durante la notte di domenica 5 settembre, mentre le forze speciali combattevano contro i soldati fedeli a Conde. Fonti diplomatiche hanno affermato che il primo ministro, Ibrahima Kassory Fofana, il ministro degli affari presidenziali, Mohamed Diané, e il presidente dell’Assemblea nazionale, Amadou Damaro Camara sono stati arrestati. Molti dei politici che hanno partecipato ad una riunione con i leader militari, lunedì 6 settembre, sono stati poi scortati da soldati, con berretti rossi, nel quartier generale dell’unità dell’esercito, a Conakry.

L’ONG Amnesty International ha invitato i leader del colpo di stato a chiarire la base legale della detenzione di Conde e a liberare coloro che il presidente aveva arbitrariamente detenuto nei mesi successivi alle elezioni dello scorso anno. Secondo gli esperti, tuttavia, la leva sui militari in Guinea potrebbe essere limitata perché il Paese ha uno sbocco il mare, il che lo rende più autonomo a livello economico, e non è membro dell’Unione monetaria dell’Africa occidentale. Emmanuel Kwesi Aning, del Centro internazionale di pace di Kofi Annan, ha riferito al quotidiano Al Jazeera che i leader del golpe in Guinea hanno uno spazio esiguo per attuare cambiamenti. “I dati demografici della Guinea e degli Stati del Sahel e dell’Africa occidentale sono tali che le persone stanno perdendo la pazienza. Il regime militare non ha più di 6-12 mesi, se pure avrà quel tempo, per governare. L’ottimismo con cui Condé è salito al potere, nel 2010, è completamente svanito”, ha detto Aning. Il colpo di stato ha incontrato la condanna delle Nazioni Unite, che hanno rapidamente denunciato la mossa, dell’Unione africana e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), che hanno minacciato sanzioni. In una dichiarazione, il Dipartimento di Stato USA ha affermato che la violenza e le misure extra-costituzionali potrebbero erodere le prospettive di stabilità e prosperità della Guinea. “Queste azioni potrebbero limitare la capacità degli Stati Uniti e degli altri partner internazionali della Guinea di sostenere il Paese”, si legge nella nota.

Il presidente Conde aveva vinto un terzo mandato presidenziale, in un’elezione fortemente contestata, lo scorso ottobre, dopo aver approvato una nuova Costituzione, nel marzo 2020, che gli aveva permesso di eludere il limite di due mandati presidenziali consecutivi. La decisione aveva scatenato accese proteste nella capitale e nei dintorni e decine di persone erano state uccise durante le manifestazioni, spesso finite in scontri con le forze di sicurezza. Centinaia di abitanti erano stati arrestati. Ciononostante, Conde, 83 anni, si era insediato nuovamente come presidente del Paese il 7 novembre dello scorso anno. Lui stesso ex attivista dell’opposizione, è diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea, nel 2010, venendo rieletto per la seconda volta nel 2015. I critici lo accusano di aver virato verso l’autoritarismo durante gli anni della sua presidenza. Gran parte del malcontento nei confronti di Conde deriverebbe poi dalla sua scarsa capacità di unire la popolazione, dove la maggior parte degli abitanti è di etnia Fulani ma governata dalla minoranza etnica Malinke. Tuttavia, anche il colonnello Doumbouya fa parte di quest’ultimo gruppo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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