Grecia-Libia: incontro tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 13:21 in Grecia Libia

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La ministra degli Esteri della Libia, Najla Al-Manqoush, si è recata ad Atene, lunedì 6 settembre, per discutere degli sviluppi del processo di pace libico e delle relazioni tra i due Paesi. Al suo arrivo, ha incontrato l’omologo greco, Nikos Dendias, e ha partecipato ad una sessione aggiuntiva che ha incluso funzionari di entrambe le delegazioni. L’incontro è servito a esaminare le possibilità, per il governo di Tripoli, di beneficiare delle competenze greche, nei settori delle energie rinnovabili e della salute, e a contribuire a progetti di sviluppo e ricostruzione, mentre, per l’esecutivo di Atene, ad approfondire la cooperazione per il rilancio e per il mantenimento delle antiche città greche. In più, le parti hanno discusso della ripresa del traffico aereo tra i due Paesi. Il ministro Dendias ha espresso l’aspirazione del suo Paese ad investire in Libia e a contribuire a progetti di sviluppo e ricostruzione, indicando il desiderio di Atene di partecipare alle iniziative di stabilità libiche. 

La speranza, però, è soprattutto quella che il nuovo governo di Tripoli si “liberi” dal memorandum di intesa con Ankara per la demarcazione dei confini marittimi, firmato il 27 novembre 2019. Questo nonostante l’attuale esecutivo abbia più volte affermato di non avere intenzione di venir meno all’accordo con la Turchia. Parlando durante una conferenza stampa congiunta con El Mangoush, Dendias ha descritto l’intesa come “non valida, inesistente e illegale”. L’accordo di delimitazione marittima definisce un’area, sotto la giurisdizione di Tripoli e Ankara, che parte da Fethiye-Marmaris-Kaş, sulla costa sud-occidentale della Turchia, e si estende fino alla costa libica di Derna-Tobruk-Bordia. In risposta a quel patto, Grecia ed Egitto avevano firmato un accordo simile, il 6 agosto 2020, designando le zone economiche esclusive dei due Paesi nel Mediterraneo orientale, in un’area che la Turchia sostiene violi la propria piattaforma continentale e si sovrapponga alle zone marittime concordate con la Libia.

Il primo ministro libico, Abdul Hamid Dbeibah, ha affermato più volte che l’impegno del suo Paese nel memorandum con Ankara continuerà perché, a detta del premier, va a vantaggio di tutti i libici. “Non siamo d’accordo con la Grecia nel riesaminare l’accordo marittimo turco-libico, che serve alla nostra popolazione, e per questo non lo abbandoneremo”, aveva detto Dbeibah a maggio.

Sollecitando l’importanza, a livello internazionale, del tema della Libia e del Mediterraneo orientale, il ministro degli Esteri greco ha specificato che “l’instabilità del Mar Mediterraneo colpisce ogni Paese nelle più ampie vicinanze”. Dendias ha poi aggiunto che vorrebbe invitare l’omologa Al-Manqoush a parlare durante il prossimo incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione europea e che avrebbe sollevato l’argomento con il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell. Il ministro greco ha ribadito l’importanza di elezioni eque in Libia e ha sottolineato la necessità del “ritiro immediato di tutte le forze straniere” dal Paese nordafricano. “La sfida più grande che dobbiamo affrontare è salvaguardare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale della Libia”, ha affermato Dendias. Ringraziando la Grecia per il suo sostegno, Al-Manqoush ha esortato l’Unione europea a garantire che le elezioni libiche siano libere ed eque, affermando che “la sicurezza e la stabilità della Libia significano sicurezza e stabilità per la Grecia e per l’UE”. Al-Manqoush ha infine affermato che il governo di Tripoli è pronto a lavorare con Bruxelles sulla questione dell’immigrazione dall’Africa all’Europa attraverso le rotte del Mediterraneo. 

Il processo di riconciliazione nazionale, in Libia, ha avuto inizio con l’accordo di cessate il fuoco, raggiunto a Ginevra, il 23 ottobre 2020, nel corso del meeting del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da membri di entrambe le parti libiche belligeranti, l’Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) e il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). La prima trattativa per lo scambio di prigionieri ha avuto luogo il 25 dicembre 2020, ed ha coinvolto 18 prigionieri, tornati alle forze del GNA in cambio della liberazione di 33 prigionieri delle milizie di Haftar.

Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti previsto dall’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020. Il patto prevede, tra i diversi punti, la cessazione delle ostilità presso i fronti di combattimento libici, l’allontanamento di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa e lo scambio di prigionieri tra le parti belligeranti. Ad oggi, è il secondo punto a non aver trovato ancora una piena attuazione. Al contempo, scambiare detenuti è stato spesso visto come uno dei dossier più complessi, considerato che nessuna delle due parti belligeranti è a conoscenza del numero esatto di prigionieri detenuti dal rispettivo avversario, a causa dell’assenza di procedure di documentazione.

Tuttavia, quanto accaduto si colloca nel cammino della Libia verso la transizione democratica auspicata e verso la fine definitiva della perdurante crisi, scoppiata il 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020 dal premier del precedente governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del Governo di Accordo Nazionale e dell’Esercito Nazionale Libico si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ciò ha dato nuovo slancio a una mobilitazione politica che ha visto attori libici riunirsi in diverse sessioni di dialogo. Tra queste, quelle del Forum di Dialogo politico, che hanno portato, il 5 febbraio scorso, alla nomina di nuove autorità esecutive temporanee, il governo di unità nazionale, guidato da Abdul Hamid Dbeibah, e il Consiglio presidenziale, con a capo Mohammed al-Menfi e i suoi due vice. L’obiettivo è garantire l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative per il 24 dicembre 2021.

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Chiara Gentili

di Redazione

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