Corea del Nord: rimpasto ai vertici della sicurezza

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 18:57 in Asia Corea del Nord

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La Corea del Nord ha nominato nuove figure ai vertici dei settori della sicurezza e della difesa del Paese,  secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Nord-coreana KCNA citata da Reuters il 7 settembre.

Tra questi, un generale considerato una stella nascente dell’esercito e attore importante nel programma missilistico Nord-coreano, Pak Jong Chon, è stato promosso ad una posizione nel presidio del Politburo del Partito dei lavoratori di Corea (WPK), ovvero nel suo comitato permanente. Pak Jong Chon servirà anche come segretario del Comitato Centrale del WPK. Rim Kwang-il, che ha servito come capo dell’agenzia di intelligence militare della Corea del Nord, invece, è stato nominato capo dello stato maggiore dell’esercito, mentre il generale dell’esercito Jang Jong-nam è stato eletto ministro della Sicurezza Sociale.

L’elezione di Pak al presidio del WPK, che è uno degli organi decisionali più potenti della Corea del Nord, è avvenuta dopo che a luglio sembrava aver ricevuto una retrocessione, insieme ad altre figure di spicco, dopo che il leader Kim Jong Un aveva accusato i funzionari Nord-coreani di aver causato una “grande crisi” legata al coronavirus. La Corea del Nord non ha riportato casi confermati di e non ha mai elaborato su quali fossero le crisi o le ricadute causate dalla pandemia.  

Un professore presso l’Università degli studi Nord-coreani di Seoul, Yang Moo-jin, ha affermato che l’apparente retrocessione di Pak a luglio potrebbe essere stata una sorta di formalità per mostrare alla popolazione che si stava assumendo la responsabilità dei propri fallimenti. Per Yang, è probabile che la sua posizione venga ripristinata in qualsiasi momento. Gli analisti hanno affermato che il rimpasto di luglio è stato il cambiamento di personale più significativo tra l’élite negli ultimi anni ed è stato visto come un probabile avvertimento rispetto al fatto che Kim li avrebbe ritenuti responsabili e avrebbe mantenuto sotto controllo il  loro potere personale.

Negli ultimi anni Pak era stato promosso a generale a quattro stelle dell’esercito, ha guidato le forze armate come capo di stato maggiore dell’esercito e ha fatto apparizioni importanti a fianco di Kim Jong Un. Analisti citati da Reuters hanno attribuito la sua ascesa in parte al suo ruolo nello sviluppo dei missili a raggio corto della Corea del Nord, che sono stati sviluppati dopo che Kim ha sospeso i test sui missili balistici a lungo raggio nel 2018 durante i colloqui con gli Stati Uniti. Nel suo nuovo ruolo nel presidio del WPK, Pak sembrerebbe aver sostituito Ri Pyong-chol, un altro potente generale che aveva svolto un ruolo importante nel programma missilistico balistico della Corea del Nord.

Durante la presidenza dell’ex capo di Stato statunitense, Donald Trump, nel 2018, gli Stati Uniti avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza dell’allora presidente degli USA e del leader Nord-coreano. Tuttavia, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020, quando il consigliere della missione Nord-coreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Dopo l’insediamento di Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, il successivo 30 aprile, a conclusione di un processo di revisione delle politiche statunitensi nei confronti di Pyongyang, il presidente statunitense aveva dichiarato che non avrebbe cercato di concludere alcun “grande affare” con il leader Nord-coreano, seppur non rinunciando alla diplomazia. Al contempo, il 18 giugno, Kim Jong Un aveva affermato che il proprio Paese dovesse prepararsi sia allo scontro, sia al dialogo con gli USA, prestando particolare attenzione al primo scenario. Da allora Kim si è impegnato a rafforzare il deterrente nucleare del proprio Paese, esortando il suo popolo a rimanere resiliente in una lotta per l’indipendenza economica di fronte alle pressioni degli Stati Uniti.

Finora, la Corea del Nord ha respinto le richieste di dialogo dell’amministrazione Biden chiedendo a Washington di abbandonare dapprima le proprie “politiche ostili” verso Pyongyang.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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