Brasile: manifestazioni a sostegno di Bolsonaro nel giorno dell’indipendenza

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 17:48 in America Latina Brasile

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I brasiliani hanno organizzato proteste di massa, martedì 7 settembre, in occasione del giorno dell’indipendenza, in solidarietà con il presidente, Jair Bolsonaro. Gli oppositori del leader di estrema destra, tuttavia, sperano di frenare l’ondata di sostegno al capo di stato con massicce contro-proteste. La sicurezza è stata rafforzata nelle principali città del Paese, tra cui Brasilia e San Paolo, per evitare scontri. Già nella notte di lunedì 6 settembre, i sostenitori di Bolsonaro, arrivati prima a Brasilia, avevano abbattuto un blocco della polizia. Quest’ultima ha dichiarato che centinaia di manifestanti avevano “sfondato le barriere di contenimento” ed erano entrati nella Ministries Esplanade, chiusa al traffico per sicurezza. Alcuni video pubblicati sui social media hanno mostrato manifestanti che gridavano che avrebbero “invaso” il palazzo della Corte Suprema.

In Brasile, gli esperti di sicurezza sono preoccupati per la presenza di polizia armata durante le manifestazioni. Secondo un sondaggio del quotidiano O Globo, circa il 30% di questi agenti intende partecipare alle proteste di martedì, sebbene il regolamento interno vieti loro di prendere parte a manifestazioni politiche, anche nei giorni di riposo. La scorsa settimana, Bolsonaro ha criticato i giudici e i governatori statali che valutavano di punire gli ufficiali che si sarebbero presentati alle marce di martedì a sostegno del presidente. “Vietare le manifestazioni della polizia è un crimine degno di una dittatura”, ha detto Bolsonaro. Il capo di stato, così come una cerchia ristretta di suoi collaboratori, è oggetto di una serie di indagini ordinate dalla Corte Suprema, relative soprattutto ad accuse di diffusione sistematica di notizie false dall’interno del governo.

Il leader brasiliano spera che le manifestazioni lo aiutino a raccogliere consensi in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Recenti sondaggi mostrano che potrebbe ampiamente perdere contro l’ex presidente di sinistra, Lula Inacio Lula da Silva. Quest’ultimo ha definito Bolsonaro uno “psicopatico”. “Il presidente sa che il successo delle manifestazioni potrebbe dargli un po’ di tregua”, ha osservato il politologo Geraldo Monteiro, dell’Università statale di Rio de Janeiro.

I contro-manifestanti sono preoccupati per le potenziali minacce alla democrazia poste dal governo di Bolsonaro, che ha dichiarato guerra politica a tutto campo contro i giudici, inclusi quelli della Corte Suprema. Il presidente, venerdì 3 settembre, ha minacciato i tribunali descrivendo i raduni di martedì come un “ultimatum” Sabato 4 settembre, si è spinto anche oltre, parlando della possibilità di una “rottura” istituzionale. La comunità internazionale ha condannato le dichiarazioni. Più di 150 intellettuali e personalità politiche di 26 Paesi, tra cui l’ex primo ministro spagnolo, Jose Luis Zapatero, e il filosofo americano, Noam Chomsky, hanno firmato una lettera denunciando apertamente “l’imminente minaccia alle istituzioni democratiche del Brasile”. Il documento sostiene che le marce del 7 settembre siano state “modellate sull’insurrezione al Campidoglio degli Stati Uniti, il 6 gennaio di quest’anno, dove l’allora presidente, Donald Trump, aveva incoraggiato i suoi sostenitori utilizzando false affermazioni di brogli elettorali nelle elezioni presidenziali del 2020”. 

Bolsonaro ha garantito che le proteste di martedì non saranno violente. Le società finanziarie e i gruppi industriali hanno chiesto la pace durante le marce del giorno dell’indipendenza. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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