Algeria: arrestati 27 “terroristi”, membri del Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 13:29 in Africa Algeria

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Le forze di polizia dell’Algeria hanno riferito, il 6 settembre, di aver arrestato 27 presunti membri del Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia (MAK), classificato come organizzazione terroristica. Questi sono stati accusati di aver provato a “seminare discordia e terrore” tra i cittadini algerini, e di aver tentato di ripristinare le cellule dormienti del gruppo, su ordine di “partiti stranieri”.

Stando a quanto precisato, gli arresti sono stati effettuati nelle 48 ore precedenti all’annuncio, nel quadro di un’operazione volta a perseguire individui che avrebbero costituito una minaccia per l’unità nazionale, violando l’ordine pubblico e incitando la folla a partecipare alle proprie attività. In particolare, 25 individui sono stati arrestati nella città settentrionale di Kherrata, teatro di violente manifestazioni nel corso della scorsa settimana, che hanno visto gli agenti di polizia algerini scontrarsi con i manifestanti, a loro volta scesi in piazza a sostegno dei prigionieri di coscienza. Altre due persone, invece, sono state arrestate in una zona a circa 60 chilometri di distanza. Non da ultimo, nel comunicato è stato riferito che sono stati rinvenuti anche indumenti militari, equipaggiamento, francobolli falsi e armi da taglio proprie di MAK.

Quest’ultimo è un movimento costituitosi nel 2001, a seguito della “Primavera nera di Cabilia”, durante la quale la popolazione ha organizzato proteste per reclamare giustizia sociale. Sebbene fosse nato come movimento pacifico, MAK ha lottato per l’indipendenza della regione a maggioranza berbera e diversi membri dell’organizzazione sono stati più volti arrestati, con l’accusa di pianificare attentati terroristici, anche attraverso finanziamenti provenienti dall’estero. Ciò ha portato l’Alto Consiglio di Sicurezza, il 18 maggio scorso, a inserire MAK nella lista delle organizzazioni terroristiche e a “trattarlo come tale”. Non da ultimo, il Movimento è stato accusato di essere dietro la forte ondata di incendi che, dal 9 agosto, ha colpito l’Algeria, provocando la morte di circa 90 persone, di cui 33 soldati. “Alcuni incendi sono stati causati dalle alte temperature, ma dietro la maggior parte di essi c’erano intenti dolosi”, aveva dichiarato il presidente Abdelmadjid Tebboune in un discorso in diretta alla televisione di Stato, il 12 agosto. “Abbiamo arrestato 22 sospetti, di cui 11 a Tizi Ouzou. La giustizia farà il suo dovere”, era stato allora aggiunto.

In tale quadro, Algeri sostiene che MAK riceva il sostegno del Marocco e del “suo alleato, l’entità sionista”, con riferimento a Israele. Questo è stato uno dei motivi che ha spinto il Paese Nord-africano a recidere i rapporti con il vicino Regno marocchino, il 24 agosto scorso. Già il 18 luglio, il Ministero degli Esteri algerino aveva annunciato di aver richiamato in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Rabat e aveva accennato a possibili ulteriori misure. La mossa era stata collegata alle dichiarazioni del rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, proprio in merito al diritto all’autodeterminazione della regione della Cabilia. Parlando durante una riunione dell’ONU, il 15 luglio, il diplomatico aveva attirato l’attenzione dei funzionari di Algeri dichiarando il suo sostegno “all’autodeterminazione delle persone che vivono nella regione della Cabilia”, e affermando che l’Algeria non dovrebbe negare questo diritto al popolo cabilo, mentre sostiene l’autodeterminazione per il Sahara occidentale. Il Ministero degli Esteri algerino algerino aveva descritto le osservazioni di Hilale di “estrema gravità”. 

Oltre a MAK, le autorità algerine continuano a guardare con sospetto anche al movimento pro-democrazia “Hirak”. Questo, iniziato il 22 febbraio 2019, è riuscito ad abbattere il regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, chiedendo, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. Secondo il Comitato per la difesa dei prigionieri di coscienza, sono stati circa 300 gli algerini del movimento Hirak arrestati fino a inizio luglio 2021 in 36 diverse province, alcuni dei quali condannati a pene detentive con accuse di “assembramento e incitamento all’assembramento”, oltre che di compromissione dell’unità nazionale e oltraggio a pubblico ufficiale. Fino a luglio scorso, a seguito delle successive grazie concesse dal presidente Tebboune, il numero di attivisti ancora detenuti ammontava a circa 140.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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