Afghanistan: i talebani nel centro operativo della CIA a Kabul

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 9:06 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno aperto  ai giornalisti le porte dell’ex più grande centro operativo della Central Intelligence Agency (CIA) degli USA a Kabul, denunciando il fatto che il personale statunitense ha distrutto e bruciato tutte le attrezzature e i veicoli, oltre ai documenti militari.

Il centro, chiamato “Eagle”, si trova nell’area Deh Sab di Kabul ed è, secondo quanto riferito, il luogo in cui erano di stanza gli ufficiali dell’intelligence statunitense e afghane. Ora il campo è sotto il controllo dei talebani. Secondo il gruppo, che controlla la capitale afghana dal 15 agosto, i soldati statunitensi hanno distrutto documenti, ma anche centinaia di Humvee, carri armati e armi. I talebani hanno affermato di non conoscere l’esatto valore dell’attrezzatura distrutta, ma stimano che fosse nell’ordine di centinaia di milioni di dollari.

“Hanno distrutto tutto ciò che avrebbe potuto essere usato”, ha dichiarato Mawlawi Athnain, il comandante del campo. Masab, un combattente talebano che ora è stanziato nell’area, ha raccontato di essere stato imprigionato proprio in quella struttura, per 8 giorni, in passato. “Sono stato arrestato e sono stato qui per otto notti. È stato terribile”, ha riferito. “Stavano scappando e hanno distrutto tutto. Non avrebbero dovuto farlo”, ha aggiunto Anas Barakzai, giornalista freelance. Le forze talebane di stanza nel campo hanno dichiarato di non essere entrate in alcune stanze perché temono che siano presenti esplosivi. 

Secondo quanto riferito, i soldati statunitensi avrebbero distrutto hardware ed elicotteri militari anche all’aeroporto di Kabul, prima di lasciare il Paese. Dopo che l’ultimo aereo militare statunitense è partito da Kabul, nelle prime ore del 31 agosto, i talebani hanno preso il controllo dell’aeroporto, annunciando che l’Emirato Islamico è una “nazione libera e sovrana”. La guerra più lunga degli Stati Uniti d’America all’estero ha causato la morte di quasi 2.500 soldati statunitensi e a circa 240.000 afgani, ed è costata circa 2 trilioni di dollari. Un massiccio, ma caotico ponte aereo degli Stati Uniti e dei suoi alleati, a partire dal 14 agosto, è riuscito a portare più di 123.000 persone fuori da Kabul. Tuttavia, altre decine di migliaia di individui che hanno aiutato i Paesi occidentali durante la guerra sono rimaste in Afghanistan. 

Il presidente Joe Biden, ha difeso strenuamente la sua decisione di attenersi alla scadenza del 31 agosto per il ritiro delle forze statunitensi, aggiungendo che il mondo deve imporre ai talebani di rispettare il proprio impegno, volto a consentire un passaggio sicuro a coloro che vogliono lasciare l’Afghanistan. “Ora, la nostra presenza militare di 20 anni in Afghanistan è terminata”, ha dichiarato Biden, che ha più volte ringraziato le forze armate statunitensi. Il presidente ha ricevuto pesanti critiche dai repubblicani e da alcuni dei suoi colleghi democratici per la sua gestione dell’Afghanistan da quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul, il 15 agosto, dopo un’avanzata fulminea e il crollo del governo sostenuto dagli USA. 

Intanto, i talebani devono rilanciare un’economia distrutta da decenni di guerra, senza poter contare sui miliardi di dollari in aiuti esteri che sono affluiti alla precedente amministrazione, riconosciuta a livello internazionale. Tuttavia, tali risorse sono spesso servite ad alimentare la corruzione sistemica che ha dominato il Paese. La popolazione che vive fuori dai centri abitati sta già affrontando quella che i funzionari delle Nazioni Unite hanno definito una situazione umanitaria catastrofica, aggravata da una grave siccità. Dal punto di vista dello stile di vita che il nuovo governo dei talebani ha intenzione di imporre, un funzionario del gruppo a Kabul ha affermato che è necessario che le persone conducano uno stile di vita islamico, libero da tutte le influenze straniere. “La nostra cultura è diventata tossica, vediamo l’influenza russa e americana ovunque, anche nel cibo che mangiamo. Questo è qualcosa che le persone dovrebbero realizzare e apportare i cambiamenti necessari. Ci vorrà tempo, ma accadrà”, ha dichiarato.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione