Afghanistan: proteste davanti all’ambasciata del Pakistan

Pubblicato il 7 settembre 2021 alle 12:33 in Afghanistan Pakistan

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Un gruppo di circa cento cittadini afghani ha manifestato di fronte all’ambasciata del Pakistan a Kabul, martedì 7 settembre, scandendo slogan anti-pakistani. 

La notizia è stata riferita dal quotidiano afghano, Tolo News, che aggiunge che i talebani hanno sparato colpi in aria per disperdere la folla. Secondo quanto riportato, dapprima un gruppo di donne si era radunato davanti all’ambasciata del Pakistan e poi un certo numero di uomini si è unito a loro. La protesta si è quindi allargata, attirando centinaia di residenti di Kabul. “Pakistan, Pakistan, lascia l’Afghanistan”, recitava uno slogan su un cartello. I manifestanti hanno anche cantato: “Libertà, libertà”. Il quotidiano locale ha aggiunto che le forze armate talebane hanno impedito ad alcuni giornalisti di filmare la protesta. Il cameraman di Tolo News, Wahid Ahmadi, sarebbe stato arrestato e la sua attrezzatura confiscata.

Il giorno precedente, il 6 settembre, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, era arrivato a Islamabad, dove si era recato come parte di un tour nella regione per discutere proprio della crisi afghana. Durante la sua permanenza nel Paese, il ministro si è recato alla frontiera di Torkham, tra Pakistan e Afghanistan, dove ha partecipato ad un briefing sui transiti e sulle misure predisposte da parte pakistana della frontiera. Contestualmente, Di Maio ha incontrato il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, il ministro degli Esteri, Shah Mehmood Qureshi, e il premier, Imran Khan. A proposito del coinvolgimento di Islamabad nella crisi regionale, la Farnesina ha sottolineato che il Pakistan è uno dei Paesi che più risentono delle ricadute della situazione afghana e maggiormente coinvolti nelle attività diplomatiche ad essa correlate.

Il 4 settembre, si è diffusa la notizia che il capo dei servizi di intelligence del Pakistan si sarebbe recato nella capitale per incontrare i talebani. Non solo, il fronte di resistenza che ha preso il controllo della valle del Panjshir, dopo la conquista di Kabul da parte dei talebani, ha accusato Islamabad di supportare il gruppo con le proprie tecnologie belliche, colpendo l’opposizione anti-talebana. Fahim Dashti, noto giornalista e portavoce dell’autoproclamato Fronte di Resistenza Nazionale dell’Afghanistan (noto con l’acronimo NRFA), è stato ucciso durante uno scontro nella provincia del Panjshir, la notte tra il 5 e il 6 settembre. I funzionari del NRFA hanno riferito che è stato preso di mira dai droni armati dell’aeronautica pakistana. Questa affermazione è stata negata dai talebani.

In un contesto estremamente complesso, il tema del supporto del Pakistan ai militanti islamisti in Afghanistan è ricorrente nella storia dei due Paesi. A tale proposito, un’analisi del The National Interest ha ricostruito tale rapporto, sottolineando l’importanza di un governo islamico a Kabul per Islamabad.  Ci sono numerosi fattori in gioco, ma nello specifico la ricostruzione sottolinea il ruolo giocato dalla secessione del Bangladesh dal Pakistan del 1971. Similmente, il 25 marzo, il Congressional Research Service (CRS) degli Stati Uniti ha pubblicato un report sull’Afghanistan in cui evidenzia la posizione ambigua delle autorità pakistane nei confronti dei talebani. “Nonostante la leadership pakistana abbia negato tali accuse, Islamabad potrebbe preferire un Afghanistan debole e destabilizzato ad uno Stato afghano forte e unificato (in particolare uno guidato da un governo di etnia Pashtun a Kabul, considerato che il Pakistan ospita una grande e irrequieta minoranza pashtun)”, si legge nel documento.

Prima della caduta di Kabul, il 18 aprile, l’allora presidente afghano, Ashraf Ghani, aveva sottolineato che il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan avrebbe richiesto al Pakistan di prendere una decisione sull’opportunità di scegliere la cooperazione o lo scontro con le autorità afghane sostenute dagli USA. Rivolgendosi ai membri delle forze di polizia in una riunione presso il Palazzo Presidenziale, Ghani aveva affermato: “Oggi è un giorno di decisioni per il Pakistan”. “Se il nostro Paese è destabilizzato, anche il loro sarà instabile e se loro vogliono il nostro miglioramento, miglioreranno anche loro”, aveva poi sottolineato l’allora presidente afghano.

Infine, è importante sottolineare che le relazioni Afghanistan-Pakistan sono state ulteriormente complicate dalla presenza di più di un milione di rifugiati afgani su territorio pakistano e da una disputa di lunga data presso il confine condiviso tra i due Paesi. A tale proposito, il centro di ricerca del Congresso degli Stati Uniti ha evidenziato che i talebani afghani sono percepiti da Islamabad come un “affidabile elemento anti-indiano”. La presenza diplomatica e commerciale dell’India in Afghanistan, prima del 15 agosto, con il sostegno degli Stati Uniti, aveva alimentato i timori del Pakistan. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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