USA e Ucraina discutono dell’aggressione russa contro i Tartari di Crimea

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 19:06 in Russia USA e Canada Ucraina

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Ucraina, Dmytro Kuleba, ha incontrato a Kiev, lunedì 6 settembre, una delegazione del Congresso statunitense guidata dalla senatrice Lindsey Graham. Sul tavolo dei negoziati le parti hanno posto la linea politica “aggressiva” adottata dalla Federazione Russa in Crimea e la repressione della minoranza etnica dei Tartari di Crimea.

A riportare la notizia, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. I colloqui bilaterali hanno offerto a Kuleba la possibilità di discutere delle “gravi violazioni” dei diritti umani in Crimea, territorio ucraino “temporaneamente occupato” dalla Russia, nonché delle detenzioni e perquisizioni illegali che continuano ad avere luogo nella Penisola, facendo riferimento a quanto accaduto il 4 settembre. Pertanto, il ministro degli Esteri ucraino ha esortato la delegazione statunitense ad incrementare le pressioni esercitate sul Cremlino, così da interrompere la repressione e le continue incarcerazioni illegittime. In risposta, Graham ha ribadito la disponibilità del Congresso degli Stati Uniti a continuare a sostenere l’Ucraina nel ripristino della sua integrità territoriale e nel rafforzamento delle sue difese. Successivamente, le parti hanno discusso delle minacce legate alla messa in funzione del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, nonché di tematiche connesse alla sicurezza nella regione del Mar d’Azov e del Mar Nero. “La Russia rappresenta una minaccia non solo per il nostro Stato, ma anche per la sicurezza dell’intera comunità euro-atlantica. Le azioni aggressive della Russia nel Mar Nero e nel Mar d’Azov richiedono una risposta decisa da parte della comunità internazionale”. Questo quanto si legge sul sito web del Ministero degli Esteri dell’Ucraina.

Il vertice bilaterale giunge due giorni dopo l’arresto di oltre 50 Tartari di Crimea, effettuato dalle autorità russe di stanza nella penisola. Nel dettaglio, sabato 4 settembre, la legale civica per i diritti umani dell’Ucraina, Lyudmyla Denisova, ha annunciato che il Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB) aveva posto in stato di fermo cinque attivisti della minoranza tartara di Crimea, tra cui Nariman Dhzelal, il vice-presidente dell’organo di principale rappresentanza dei tatari crimeani, il Mejlis. Gli uomini erano stati accusati di aver danneggiato, il 23 agosto scorso, il gasdotto collocato nei pressi del villaggio di Perevalnoye.

Per condannare tali arresti ingiustificati, più di 50 Tartari di Crimea si sono radunati davanti alla filiale dell’FSB nella città di Simferopol. Le proteste hanno dunque portato all’arresto di oltre 50 manifestanti, i quali sono stati fatti salire di forza su alcuni autobus, dove sarebbero stati picchiati. Successivamente, i cittadini sono stati trasportati al distretto dell’FSB, dove sono stati interrogati senza alcun avvocato a loro supporto. Denisova ha aggiunto che tra le persone poste in stato di fermo vi erano anche due giornalisti. Pertanto, la legale ha invitato “l’intera comunità internazionale a usare tutte le possibili leve per interrompere la repressione della popolazione locale”. Il giorno successivo, domenica 5 settembre, le autorità statunitensi hanno fermamente condannato quanto accaduto, esortando Mosca a “rilasciare immediatamente” i cittadini arrestati attraverso l’ultimo di una lunga serie di “raid, detenzioni e misure punitive di matrice politica contro il Mejlis e la sua leadership”.

In tale quadro, è importante sottolineare che con Tartari di Crimea si indica un gruppo etnico residente nell’omonima penisola che si oppone fermamente all’occupazione russa. L’ente di rappresentanza di tale minoranza è il Mejlis, il quale, il 15 aprile 2016, è stato etichettato come “organizzazione estremista” dalla Corte Suprema di Crimea, legata alla Russia. Di conseguenza, è stato vietato lo svolgimento di qualsiasi attività legata all’ente. Tuttavia, anche prima dell’annessione russa della Crimea, avvenuta il 16 marzo 2014, il Mejlis ha sempre avuto uno status piuttosto precario. In particolar modo, è rilevante menzionare alcuni eventi critici che hanno caratterizzato tale minoranza etnica, come la deportazione dei Tartari di Crimea, organizzata per ordine di Iosif Stalin nel 1944.

Il Mejlis non è un ente governativo ufficiale e, sin dalla sua creazione nel 1991, ha avuto un rapporto instabile e irregolare anche con le autorità ucraine. Più tardi, nel 1999, attraverso un decreto presidenziale di Kiev, il Mejlis è stato riconosciuto ufficialmente. Secondo quanto riferito sul sito web ufficiale, la funzione principale dell’organo è “l’eliminazione delle conseguenze del genocidio commesso dallo Stato sovietico contro i tatari di Crimea, il ripristino dei diritti nazionali e politici del popolo tataro di Crimea e l’attuazione del suo diritto alla libertà autodeterminazione nazionale nel suo territorio nazionale”. Pertanto, l’ente rappresenta il popolo tataro di Crimea presso il governo dell’omonima penisola, il governo dell’Ucraina e le organizzazioni internazionali.

La Crimea è diventata una regione russa nel marzo del 2014, a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto sono state riportate quasi 13.000 vittime.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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