Tunisia: il presidente ribadisce agli USA di aver rispettato la Costituzione

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 17:06 in Tunisia USA e Canada

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha incontrato una delegazione del Congresso degli USA, a cui ha nuovamente ribadito che le misure prese il 25 luglio scorso, oltre a rispettare i principi della Costituzione, sono state il riflesso della “volontà popolare”. Nel frattempo, il movimento islamico moderato Ennahda continua a richiedere un nuovo governo.

La visita della delegazione statunitense, guidata dal senatore Chris Murphy, si è svolta il 4 settembre, a più di un mese dalle decisioni che hanno visto il capo di Stato tunisino accusato di aver perpetrato un “colpo di Stato”. In particolare, il 25 luglio, Saied ha estromesso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare.

In una serie di Tweet pubblicati a margine della visita, Murphy ha riferito di aver sollecitato l’interlocutore tunisino a ritornare rapidamente sulla “strada democratica”, mettendo fine allo stato di emergenza. Il senatore ha chiarito che l’unico interesse degli Stati Uniti è “proteggere e promuovere una sana democrazia”, oltre che l’economia, per il popolo tunisino. A tal proposito, è stato specificato che Washington non è allineata con ciascun partito e che non ha interesse a promuovere programmi di riforma specifici, in quanto la scelta spetta ai tunisini stessi. Infine, Murphy ha affermato che il proprio Paese continuerà a sostenere “una democrazia tunisina che risponda ai bisogni del popolo e protegga le libertà civili e i diritti umani”. Saied, da parte sua, ha sottolineato che, diversamente dalle accuse che gli sono state rivolte, ha rispettato la Costituzione e la volontà dei cittadini e che quanto stabilito a luglio mirava a proteggere il Paese Nord-africano da un “pericolo imminente”.

Poco dopo l’annuncio delle contese decisioni, era stato il consigliere per la sicurezza nazionale degli USA, Jake Sullivan, ad esortare il presidente tunisino a ritornare verso un “cammino democratico” e a salvaguardare i diritti e le libertà del Paese. Ciò è avvenuto nel corso di una conversazione telefonica del 31 luglio, durante la quale Washington ha messo in luce la necessità di formare un nuovo governo, guidato da un premier in grado di stabilizzare l’economia tunisina e far fronte alla pandemia di Coronavirus. Gli USA, da parte loro, si sono detti disposti a sostenere la Tunisia e la sua democrazia, “basata su diritti fondamentali, istituzioni forti e il rispetto dello stato di diritto”. Tuttavia, la visita della delegazione statunitense di sabato 4 settembre non è stata ben accolta da alcune categorie e partiti tunisini, che l’hanno vista come un segnale dell’ingerenza degli USA negli affari interni della Tunisia. Tra le parti che hanno contestato l’incontro vi è stata anche la a Confederazione generale del lavoro tunisina (UGTT), che ha ribadito il rifiuto verso “il bullismo degli stranieri” già vissuto ai tempi dell’ex presidente, Zine El Abidine Ben Ali.

Nel frattempo, il ritardo di Saied nella nomina di un nuovo governo o nell’annuncio di piani a lungo termine continua a suscitare preoccupazione tra quei tunisini che guardano con timore all’assenza di una guida in grado di gestire le crescenti sfide, anche a livello economico, o a un eventuale ritorno all’autocrazia. A tal proposito, in un comunicato del 6 settembre, Ennahda ha riferito che le “misure incostituzionali”, prorogate “fino a nuovo ordine”, hanno gettato la Tunisia in uno stato di incertezza. Motivo per cui, il movimento ha rinnovato il suo appello a “porre fine alla situazione di emergenza, a revocare la sospensione delle attività del Parlamento e ad accelerare la formazione di un governo legittimo che affronti le priorità dei tunisini, prime fra tutte le questioni economiche, sociali, finanziarie e sanitarie”.

Era stato Ennahda a definire la mossa di Saied un “colpo di Stato”, esortando la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, e mettendo in guardia da qualsiasi ritardo che sarebbe stato considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Poi, il 4 agosto, il medesimo partito ha assunto toni più moderati, sottolineando che gli eventi dei giorni precedenti potevano rappresentare un’opportunità per portare avanti il cammino di transizione democratica.

Quanto accaduto il 25 luglio rappresenta l’apice di una situazione di instabilità politica, economica e sociale che caratterizza da mesi il Paese Nord-africano. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. 

A livello politico, Kais Saied si era rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi attendevano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si era opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, il giuramento è necessario per espletare i compiti affidati. Non da ultimo, il presidente si è altresì rifiutato di firmare un progetto di legge per la formazione di una Corte Costituzionale, sebbene già approvato in Parlamento in due sessioni consecutive.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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