Taiwan: incursione di 19 aerei cinesi

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 12:52 in Cina Taiwan

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Il Ministero della Difesa di Taiwan ha affermato che, nella sera del 5 settembre, 19 aerei da guerra dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina sono entrati nella parte Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese. Il giorno dopo, l’EPL ha ripetuto operazioni simili con quattro velivoli.

Tra i mezzi impiegati dall’EPL il 5 settembre ci sono stati aerei antisommergibile Yun-8, bombardieri H-6, che possono trasportare armi nucleari, caccia J-16 e caccia Su-30. L’Aeronautica taiwanese ha reagito inviando truppe di pattugliamento aereo in risposta, trasmettendo richieste di allontanamento e schierando missili antiaerei a controllo. L’incursione aerea dell’EPL del 5 settembre sarebbe stata la terza eseguita in giorni consecutivi dal 3 settembre precedente.

Il 6 settembre, invece, sono stati quattro gli arerei cinesi ad entrare nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese, due di essi erano caccia J-16 e gli altri Su-30.

In merito alle attività aeree della Cina nei cieli taiwanesi, in precedenza, il portavoce del Comando orientale dell’EPL, Zhang Chunhui, aveva giustificato la presenza dei mezzi dell’EPL dichiarando che Taiwan e le sue isole sono “parte inscindibile” del territorio cinese. Zhang aveva anche sottolineato che le proprie forze avessero i mezzi e la determinazione necessari per stroncare tutte le attività separatiste per l’indipendenza taiwanese, per salvaguardare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Cina e per preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Le incursioni di aerei dell’EPL nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese sono frequenti e spesso accompagnate da esercitazioni militari delle forze di Pechino nei pressi dell’isola. 

L’ultimo episodio in cui un numero significativo di aerei dell’EPL è entrato nei cieli taiwanesi risale al 14 giugno scorso, quando 28 velivoli dell’EPL erano entrati nella parte Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese. Tale operazione aveva fatto seguito al transito della portaerei statunitense USS Ronald Regan e del suo gruppo d’attacco sono entrati nel Mar Cinese Meridionale.

Le operazioni militari della Cina intorno a Taiwan sono state giustificate dal fatto Pechino considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

In tale contesto, gli USA sono il maggior sostenitore dell’isola, nonché il suo principale fornitore di armi di difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan. Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan.  Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”. 

di Redazione

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