Somalia: dissidi tra il presidente e il premier dopo l’omicidio di un membro dell’agenzia di intelligence

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 15:37 in Africa Somalia

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Il primo ministro della Somalia, Mohamed Roble, ha sospeso il direttore dell’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza (NISA), ma il presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha definito la mossa incostituzionale. La controversia getta nuovo caos nella già problematica situazione politica del Paese, dove le elezioni, che si sarebbero dovute tenere prima a dicembre 2020 e poi a luglio di quest’anno, sono state ulteriormente rimandate. 

La disputa sul capo dell’intelligence, Fahad Yasin, è scoppiata in seguito a giorni di tensione nella capitale, Mogadiscio, per la misteriosa morte di Ikran Tahlil Farah, un’agente della NISA uccisa presumibilmente dai miliziani di al-Shabaab dopo essere stata rapita, più di due mesi fa, da membri dell’organizzazione. In una dichiarazione, diffusa nella serata di ieri, domenica 5 settembre, il primo ministro somalo ha licenziato Yasin, intimandogli di lasciare l’incarico entro tre giorni, e ha nominato, al suo posto, l’ex capo maggiore generale dell’agenzia, Bashir Mohamed Jama. Tuttavia, a poche ore dall’annuncio, il presidente ha respinto la decisione del premier Roble e ha ordinato a Yasin di riprendere le sue funzioni. “Il presidente Mohamed Abdullahi Farmajo ha ordinato a Fahad Yassin di continuare i suoi doveri di direttore dell’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza”, ha affermato Abdirashid Hashi, direttore delle comunicazioni della presidenza.

Lo sviluppo è arrivato poche ore dopo che Yasin ha pubblicato una lettera in cui chiederebbe la convocazione del Consiglio di sicurezza nazionale per l’omicidio dell’agente Ikran Tahlil. Sabato 4 settembre, il primo ministro somalo aveva ordinato al capo dell’intelligence di fornirgli un rapporto dettagliato sulla morte di Tahlil entro 48 ore, ma il termine era scaduto domenica sera. Questo il motivo della sospensione annunciata lunedì.

Tahlil, 24 anni, lavorava nel dipartimento di sicurezza informatica della NISA. Giovedì scorso, 2 settembre, l’agenzia di intelligence ha affermato che l’agente era stata rapita nella sua casa, nel distretto Abdulaziz di Mogadiscio, e uccisa da al Shabaab dopo essere scomparsa, il 26 giugno. Il gruppo terroristico, tuttavia, ha fermamente respinto l’accusa. In una dichiarazione, venerdì 3 settembre, un portavoce dell’organizzazione ha affermato di non sapere nulla dell’omicidio. Al-Shabaab ha riconosciuto di aver preso spesso di mira gli agenti di spionaggio della Somalia e ha sempre rivendicato la responsabilità di quegli attacchi, ma, in relazione al caso di Tahlil, ha affermato di non aver alcun collegamento con la sua scomparsa e la successiva morte.

La madre della vittima, Qali Mohamud Guhad, sostiene che sua figlia sia viva e detenuta in un luogo clandestino. La donna, inoltre, ritiene che i terroristi di al-Shabaab non siano coinvolti nella sparizione di Tahlil, ma che piuttosto il rapimento sia stato ordito dalla stessa agenzia per cui la giovane lavorava. “Non credo che al-Shabaab abbia ucciso mia figlia, perché quando è stata rapita, era con persone dell’agenzia di cui si fidava”, ha detto Qali Mohamud Guhad, ospite del programma radio Voice of America (VOA) per la Somalia. “Penso che sia rinchiusa da qualche parte e che tutto questo sia una copertura”, ha aggiunto.

L’ex direttore generale della NISA, Abdullahi Ali Sanbalolshe, aveva dichiarato a VOA Somalia, a luglio, che “alcune persone” avevano riferito che Ikran era entrata in possesso di registrazioni relative ad un programma in base al quale reclute militari somale venivano segretamente inviate in Eritrea per addestrarsi. A giugno, erano emerse accuse secondo cui quelle reclute avevano combattuto ed erano morte nel conflitto etiope del Tigray. “Ikran avrebbe potuto possedere altre informazioni sensibili per le quali poteva essere presa di mira”, aveva aggiunto Sanbalolshe, osservando che la donna aveva ottenuto l’incarico nel 2017. I leader dell’opposizione stando facendo pressioni sull’agenzia di spionaggio somalo e sul primo ministro Roble per avere informazioni sulla scomparsa della giovane agente. Al momento, l’agenzia non ha fatto sapere nemmeno quando o dove Ikran Tahlil sia stata uccisa. 

La Somalia è entrata nel caos dopo la fine del mandato costituzionale del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, l’8 febbraio. In quella data, il governo centrale e i leader regionali non erano riusciti a raggiungere un accordo elettorale che concordasse in tempo i termini del voto. Le tensioni sono di fatto esplose, a inizio marzo, quando la Camera bassa del Parlamento ha votato a favore dell’estensione, per un periodo di due anni, del mandato del presidente. Più parti si sono opposte alla decisione, molte citando il fatto che il mandato del Parlamento fosse terminato il 27 dicembre 2020 e che quindi l’organo non avesse il potere di estendere il mandato quadriennale del presidente. In particolare, la decisione è stata respinta dal Senato, il che ha provocato una crisi politica interna di serie dimensioni. A Mogadiscio, la situazione di stallo aveva coinvolto anche l’apparato di sicurezza del Paese, all’interno del quale alcuni sostenevano una proroga del mandato presidenziale di Mohamed, mentre altri la respingevano. La comunità internazionale, dal canto suo, aveva avvertito che avrebbero potuto esserci pesanti ripercussioni sulla sicurezza dal momento che i terroristi di Al-Shabaab avrebbero potuto trarre vantaggio dalle divisioni interne per acquisire forza. Il 23 aprile, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre a dirsi preoccupati per il perdurante stallo politico, avevano nuovamente esortato tutte le parti coinvolte a respingere la violenza e ad impegnarsi in un dialogo incondizionato il prima possibile, al fine di risolvere la controversia relativa al processo elettorale. All’inizio di maggio, in un gesto di pacificazione, il presidente ha incaricato il suo primo ministro Mohamed Hussein Roble di organizzare le elezioni il prima possibile. Dopo mesi di trattative, a giugno i leader politici somali hanno concordato un calendario delle votazioni, che però è stato disatteso.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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