Siria: gli ultimi episodi da Nord a Sud

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 12:44 in Medio Oriente Siria

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L’esplosione di un’autobomba ha causato la morte di 2 civili, tra cui una donna, e il ferimento di almeno altri 3 nella città di Afrin, nel Nord-Ovest della Siria. Nel frattempo, la regione meridionale di Daraa sta assistendo a una “tregua intermittente”, con Mosca che continua a svolgere un ruolo da mediatrice, provando a convincere gli abitanti locali ad accettare le condizioni imposte da Damasco.

L’esplosione ad Afrin, città situata nel governatorato di Aleppo, si è verificata il 5 settembre, nei pressi di un deposito di carburante, dove si trovava il veicolo in cui è stato posto l’ordigno. L’esplosione ha provocato un incendio, a sua volta causa di ingenti danni materiali, oltre che di vittime. Non è la prima volta che Afrin si trova ad assistere ad episodi simili. Uno dei più vilenti del 2021 risale al 28 aprile, quando un’autocisterna è esplosa nel centro della città siriana, provocando circa 46 morti civili, tra cui anche donne e bambini, e più di 40 feriti. In tale occasione, la Turchia ha accusato le milizie curde ed il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di essere responsabili per quello che è stato definito un attentato. Stando alle dichiarazioni di fonti locali, tra le vittime vi sono stati altresì 6 combattenti dell’Esercito Siriano Libero (ESL), uno dei maggiori gruppi di opposizione armata sostenuti dalla Turchia.

Afrin, situata 350 km ad Ovest di Ras al-Ain, nella striscia siriana al confine con la Turchia, si trova sotto il controllo di gruppi ribelli appoggiati da Ankara, che l’hanno conquistata nel mese di marzo del 2018. È stato proprio il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a promuovere quattro operazioni nel Nord della Siria, con il fine di evitare la formazione di un corridoio verso il confine turco usufruibile dai “terroristi” e di stabilire la pace nella regione. Tra queste, vi è l’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019 contro le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione Popolare, considerate il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria, e che, proprio grazie a tale alleanza, sono riuscite a prendere il controllo di una vasta area nelle zone settentrionali ed orientali della Siria. “Fonte di pace” si è conclusa il 22 ottobre 2019.

Nella medesima giornata del 5 settembre, Daraa è stata teatro di nuove tensioni. Fonti locali hanno riferito che le forze dell’esercito siriano, affiliato al presidente Bashar al-Assad, hanno colpito i quartieri residenziali di Daraa al-Balad, causando 3 vittime, nonostante la tregua stabilita in precedenza, che sarebbe dovuta durare fino a lunedì 6 settembre. Ciò è avvenuto mentre delegati di Mosca hanno incontrato i notabili di Daraa, riferendo che erano disposti a intervenire militarmente nel caso in cui la popolazione non avesse accettato le proprie richieste.

Queste ultime includono la consegna di armi leggere, l’istituzione di 9 postazioni militari da parte delle forze damascene a Daraa al-Balad, l’ispezione dei quartieri residenziali sotto la supervisione russa, il ritiro dei rinforzi militari siriani dai dintorni della città e il trasferimento degli abitanti che non desiderano “reinsediarsi”. Una prima tregua, di tre giorni, era entrata in vigore il primo settembre, per poi essere ulteriormente estesa fino alle ore 10:00 del 6 settembre. Al momento, la Russia avrebbe garantito la fine dell’assedio da parte di Damasco, ma gli abitanti di Daraa credono che accettare l’accordo significhi consentire l’attuazione di un “progetto iraniano”, a danno della regione. Alcuni ritengono, poi, che il patto mediato dalla Russia, alleata del governo siriano, abbia, in realtà, spianato la strada verso un maggiore controllo sul governatorato da parte delle forze damascene, mettendo fine a una “eccezione” durata per circa tre anni. Ad ogni modo, alcuni analisti hanno affermato che Damasco non potrà più lanciare una operazione militare, così come temuto sinora, senza prima ottenere il via libera della Russia.  

Daraa al-Balad, distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Assad le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. Nonostante l’apparente tregua registrata sul campo, fonti dell’opposizione locali hanno messo in dubbio il rispetto dell’accordo da parte del governo di Damasco, il quale, al momento, starebbe cercando pretesti per venir meno all’intesa entrata in vigore il primo settembre. 

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non aveva dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

La recente escalation, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), ha provocato la morte di almeno 22 civili, tra cui 6 bambini, mentre 26 membri delle forze di Damasco e 17 combattenti dell’opposizione sono stati uccisi. Ad essere peggiorata è poi stata la situazione umanitaria, il che ha spinto oltre 38.000 abitanti a fuggire da Daraa al-Balad in un solo mese, secondo quanto riferito in precedenza dalle Nazioni Unite. Secondo quanto riferito dalla Rete siriana per i Diritti Umani, in un rapporto pubblicato il primo settembre, proprio nella regione di Daraa è stato registrato il numero di vittime civili più elevato provocato, nell’ultimo mese, dalle forze di Damasco.

Quanto accaduto a Sud si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione