Nuova Zelanda: nuovi dettagli sul terrorista di Auckland

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 12:26 in Nuova Zelanda

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Il primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, ha affermato che il suo governo ha cercato per anni di espellere dal Paese il responsabile del ferimento di sette persone nell’attacco con coltello ad Auckland. La dichiarazione della premier è arrivata sabato 4 settembre, dopo che un tribunale della Nuova Zelanda ha revocato l’obbligo di segretezza e ha permesso la pubblicazione di dettagli sull’identità dell’aggressore. L’uomo, Ahamed Aathil Mohamed Samsudeen, era un 32enne dello Sri Lanka, musulmano tamil, arrivato nel Paese 10 anni fa con un visto per studenti e in cerca dello status di rifugiato, ottenuto nel 2013.

Ardern, che ha definito Samsudeen un “terrorista”, ha specificato che l’aggressore aveva attirato su di sé l’attenzione della polizia e dei servizi di sicurezza neozelandesi nel 2016, dopo aver pubblicato su Facebook post a sostegno degli attacchi terroristici e dell’estremismo violento. Indagini successive avevano rivelato che lo status di rifugiato era stato ottenuto in modo fraudolento. Pertanto, le autorità avevano avviato un processo per annullare il suo diritto di soggiorno in Nuova Zelanda. In base a quanto emerso da documenti ufficiali del tribunale, Samsudeen era stato arrestato all’aeroporto di Auckland nel 2017, per il sospetto che si stesse dirigendo in Siria per unirsi allo Stato Islamico. Una perquisizione della polizia nella sua abitazione, all’epoca dei fatti, aveva permesso il ritrovamento di un coltello da caccia e di diverso materiale di propaganda relativo all’Isis. Samsudeen si trovava dunque in prigione quando il governo della Nuova Zelanda gli aveva notificato gli avvisi di espulsione, nel 2019. L’uomo, tuttavia, aveva presentato ricorso contro il provvedimento, dichiarando che, se rimpatriato in Sri Lanka, avrebbe dovuto affrontare “arresto, detenzione, maltrattamenti e torture”. La stessa Ardern ha poi specificato che il rimpatrio non sarebbe potuto avvenire fino alla conclusione del processo penale a carico dell’imputato. “Nel frattempo, le agenzie erano preoccupate per il rischio che questo individuo rappresentava per la comunità”, ha spiegato la premier, aggiungendo che “le autorità sapevano che poteva essere rilasciato e che l’appello, che stava fermando la sua espulsione, avrebbe richiesto del tempo”. A quel tempo, Samsudeen era stato tenuto in custodia per tre anni, fino a luglio, quando è stato rilasciato su cauzione, ma soggetto a costante sorveglianza. Sabato 4 settembre, Ardern ha promesso una legge che criminalizzi la pianificazione di attacchi terroristici e l’inasprimento della legislazione antiterrorismo già esistente. Il nuovo disegno di legge punirà il pianificare e preparare atti che potrebbero portare ad un possibile attentato.

La famiglia di Samsudeen ha rilasciato una dichiarazione, descrivendo lo shock per la notizia. “Abbiamo il cuore spezzato dopo questo terribile evento”, ha affermato il fratello Aroos. “Speriamo di scoprire con voi cosa è successo e cosa avremmo potuto fare tutti per impedirlo”, ha aggiunto. La madre, Mohamedismail Fareetha, ha riferito che suo figlio sarebbe stato radicalizzato da alcuni vicini, provenienti da Siria e Iraq, che lo avrebbero aiutato a riprendersi da un infortunio. In particolare, la discesa verso l’estremismo sarebbe iniziata nel 2016, mentre il ragazzo frequentava l’università. “Poiché non aveva nessuno lì, sono state persone dalla Siria e dall’Iraq ad aiutarlo. Sembra che gli abbiano fatto il lavaggio del cervello. Poi ha iniziato a postare su Facebook”, ha detto Fareetha, dallo Sri Lanka, in un’intervista telefonica, con un’emittente televisiva locale. “Dopo essere stato arrestato, nel 2017, ha parlato sempre di meno con noi, circa una volta ogni tre mesi”, ha aggiunto, specificando che due dei fratelli di Ahamed Aathil “erano arrabbiati con lui e lo avevano rimproverato”. Non è ancora stato chiarito se Samsudeen abbia avuto legami diretti con gruppi estremisti nella sua città natale, Kattankudy.

Il 3 agosto, l’uomo è entrato in un supermercato di Auckland, ha afferrato un coltello da cucina da uno scaffale di un negozio e ha accoltellato cinque persone, ferendone gravemente tre, mentre gridava Allah Akbar, ovvero “Dio è Grande”. Altre due perone sono poi rimaste ferite nella confusione creata dall’attacco. La vittima più giovane è una donna di 29 anni, la più anziana un uomo di 77 anni. Gli agenti sotto copertura, che controllavano Samsudeen fuori dal supermercato, sono entrati in azione quando hanno visto i clienti correre e sentito delle urla. I poliziotti hanno sparato colpi di arma da fuoco entro un paio di minuti dall’inizio dell’attacco. Samsudeen è stato colpito e ucciso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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