Myanmar: i militari accettano un cessate il fuoco umanitario

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 11:47 in Asia Myanmar

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Il governo militare del Myanmar ha accettato la richiesta dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) di indire un cessate il fuoco nel Paese fino alla fine del 2021 per garantire la distribuzione di aiuti umanitari.

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa giapponese Kyodo. Il 5 settembre, l’inviato dell’ASEAN per il Myanmar, Erywan Yusof, ha proposto il cessate il fuoco durante una videoconferenza con il ministro degli Esteri del governo militare birmano, Wunna Maung Lwin, che ha accettato l’iniziativa. Erywan ha però specificato che non si tratterà di un cessate il fuoco politico ma di un’iniziativa per garantire la sicurezza degli operatori umanitari nel loro sforzo di distribuire gli aiuti. Erywan ha avanzato la sua proposta anche alle parti contrarie al governo militare, in modo indiretto.

Il 4 settembre, durante un’intervista con Reuters, Erywan aveva affermato che stava ancora negoziando con i militari i termini di una visita che spera di condurre prima della fine di ottobre 2021. L’inviato dell’ASEAN ha poi affermati di aver richiesto accesso alla leader del governo civile deposto dai militari del Myanmar, Aung San Suu Kyi. Erywan ha ribadito che la richiesta dell’ASEAN a tutte le parti in Myanmar è quella di interrompere le violenze, specialmente per quanto riguarda la distribuzione dell’assistenza umanitaria. Le nazioni dell’ASEAN e i partner di dialogo dell’associazione hanno promesso 8 milioni di dollari in aiuti per il Myanmar.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito  ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

Lo scorso 4 agosto, l’ASEAN ha nominato il secondo ministro degli Esteri del Brunei, Erywan Yusof, inviato speciale del gruppo per il Myanmar. L’ASEAN è formato da Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam. L’Associazione ha subito varie pressioni per agire in merito alla violenza e all’instabilità in Myanmar ma la sua possibilità di azione sulla questione è stata finora limitata dalla consolidata politica di non interferenza del gruppo negli affari interni dei suoi singoli membri. Oltre a questo, il processo decisionale all’interno dell’ASEAN è guidato dal consenso e ciò implica che l’opposizione di anche un solo membro può portare al fallimento di qualsiasi proposta. La nomina di un inviato per il Myanmar è uno dei cinque punti concordati al vertice regionale di Jakarta, in Indonesia, del 24 aprile scorso. In tale occasione, l’ASEAN aveva cercato di contribuire alla fine dei disordini interni al Myanmar instaurando un dialogo con la giunta militare al potere, sebbene tale scelta avesse attirato le critiche degli oppositori secondo i quali dialogare con il generale a capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, avrebbe legittimato la presa di potere militare.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione