Missione dell’ECOWAS per la transizione in Mali

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 11:25 in Africa Mali

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L’ex presidente nigeriano, Goodluck Ebele Jonathan, e il team di mediazione dell’ECOWAS si sono recati in Mali per valutare i progressi nel processo di transizione verso la democrazia del Paese. 

La notizia era stata annunciata dal quotidiano AfricaNews, il 5 settembre, ed è stata confermata dalla stampa locale, il 6 settembre. Quest’ultima cita un post su Facebook dell’ex presidente nigeriano, nominato inviato speciale per il Mali dall’ECOWAS. “Siamo ottimisti sul fatto che il dialogo e gli impegni continui con la popolazione approfondiranno il processo per lo svolgimento pacifico delle elezioni programmate e il ritorno all’ordine costituzionale”, ha scritto Jonathan.

Secondo il suo programma, l’inviato incontrerà il primo ministro Choguel Maiga, il 6 settembre, prima di tenere un colloqui con il capo della giunta militare, il colonnello Assimi Goita, il giorno successivo. Il Mali deve rispettare un calendario già definito per facilitare il suo ritorno ad un governo che rispetti le norme costituzionali. Questo include un referendum, il 31 ottobre, le elezioni regionali e locali, il 26 dicembre, e il primo turno delle elezioni presidenziali e legislative, il 27 febbraio 2022. Tuttavia, la transizione è già indietro e l’esecutivo ha mancato alcune scadenze, incluso l’invio di una nuova bozza di Costituzione al Parlamento per un primo dibattito. A tale proposito, alcuni accusano i militari di aver deliberatamente sabotato tale processo. 

La crisi politica nel Paese si era aggravata dal 5 giugno 2020, quando gli oppositori dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, hanno lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, proprio dalla stessa base militare di Kati, dove sono stati detenuti l’ex premier e presidente del governo di transizione, dal 24 al 27 maggio. 

Inizialmente, i Paesi della regione avevano minacciato ritorsioni, sotto forma di sanzioni, per il colpo di Stato contro Keita. Tuttavia, i militari hanno assicurato che avrebbero garantito una transizione democratica. Il 5 ottobre 2020 sono stati nominati i componenti, quasi tutti militari tranne presidente e premier, del nuovo governo ad interim.  La giunta militare, nota anche come Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), è stata sciolta con un decreto firmato dall’allora presidente, Bah N’Daw, il 18 gennaio 2021. Il 15 aprile, il governo ad interim del Mali aveva annunciato che le elezioni presidenziali e legislative si sarebbero tenute a febbraio del 2022, nel rispetto degli impegni presi con la comunità internazionale. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni del nuovo esecutivo guidato dal colonnello Goita, non è chiaro se tali scadenze verranno o meno rispettate. 

Inoltre, il 24 maggio, l’esercito aveva arrestato l’ex presidente del precedente governo di transizione, Bah Ndaw, e il primo ministro, Moctar Ouane, i quali erano stati rilasciati dopo aver presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi, il successivo 27 maggio. L’arresto arrivava a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. In tale occasione, il colonnello Goita ha dichiarato che le forze armate sono dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito ha quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando la nomina di primo ministro il leader dell’opposizione, Choguel Maiga. 

Infine, è importante ricordare che la stabilità del Mali è cruciale per la sicurezza nella regione. Il Paese si trova in un’area dove si incontrano i confini con Burkina Faso e Niger, una zona nota come “tri-border area”, dove le violenze sono cominciate ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012. Quell’anno, un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto Burkina Faso e Niger. Oggi, numerosi gruppi armati continuano ad essere attivi nella regione e sono affiliati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. La loro presenza ha esacerbato i conflitti etnici e religiosi già presenti, ha causato migliaia di vittime e ha costretto milioni di persone ad abbandonare le loro case. L’assalto più letale nella regione è avvenuto il 4 giugno, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso circa 132 civili in un attacco durante la notte, in un villaggio nel Nord del Burkina Faso, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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