Messico: respinta carovana di circa 400 migranti

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 17:05 in Immigrazione Messico

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Le autorità messicane hanno bloccato il passaggio ad una carovana di circa 400 migranti, principalmente centroamericani, che speravano di raggiungere a piedi il confine con gli Stati Uniti. Nella giornata di domenica 5 settembre, membri della Guardia Nazionale del Messico e dell’Istituto Nazionale di Migrazione hanno iniziato a circondare i migranti ai margini della città di Huixtla, nello Stato meridionale del Chiapas, spingendo alcuni di loro a fuggire, secondo quanto riferito da testimoni all’agenzia di stampa Reuters. Nel caos generale, alcuni genitori della carovana sono stati separati dai loro figli, mentre gli agenti cercavano di intercettare le persone che correvano verso le rive del fiume Huixtla.

Le persone che componevano la carovana erano quasi tutte di El Salvador, Honduras, Guatemala, Haiti e Venezuela. Attivisti e funzionari delle Nazioni Unite che viaggiavano con loro hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte degli agenti di sicurezza. Due di loro sono stati sospesi per aver investito uno dei migranti. L’operazione è arrivata pochi giorni dopo il respingimento di un altro grande gruppo di migranti e dopo le dichiarazioni del presidente messicano, Andres Manuel Lopez Obrador, il quale ha invitato i concittadini, privi di documenti di viaggio regolari, a restare nel Sud del Messico. Lopez Obrador, al contempo, ha esortato il governo degli Stati Uniti ad aiutare le persone a trovare lavoro, parlando in vista di una riunione di alto livello tra funzionari statunitensi e messicani prevista per giovedì 9 settembre, durante la quale saranno affrontate questioni economiche ma anche tematiche legate all’immigrazione. In sintesi, il presidente messicano ritiene che la strategia di contenimento dei migranti nel Sud del Messico sia insostenibile da sola e sostiene che siano necessari maggiori investimenti nella regione per impedire ai centroamericani di lasciare il proprio Paese. 

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è entrato in carica promettendo di adottare un approccio più umano all’immigrazione e di annullare alcune delle politiche più dure del suo predecessore, Donald Trump. Pur avendo sovvertito il programma trumpiano sull’immigrazione, basato sui cosiddetti Migrant Protection Protocols (Mpp), più generalmente conosciuti come parte della politica USA del “Remain in Mexico”, il nuovo presidente ha però mantenuto in vigore un ordine dell’era Trump, noto come Titolo 42, che consente ai funzionari statunitensi di respingere immediatamente la maggior parte dei richiedenti asilo che arrivano ai confini del Paese per arginare la potenziale diffusione del COVID-19. Gli Mpp, d’altro canto, chiedevano ai richiedenti asilo che arrivavano dal Centro America fino alla frontiera sud-occidentale degli Stati Uniti di attendere l’approvazione entro i confini del Messico. Il programma, nello specifico, si applicava alle persone che avevano lasciato un Paese terzo e viaggiato attraverso il Messico per raggiungere il confine con gli Stati Uniti. Dopo che la politica trumpiana era stata messa in atto, all’inizio del 2019, decine di migliaia di persone avevano aspettato le proprie udienze in accampamenti di fortuna costruiti ad hoc. Ci sono state varie segnalazioni di aggressioni sessuali, rapimenti e torture commesse nei centri. Il presidente Biden ha sospeso e poi concluso il programma. Il Texas e il Missouri, tuttavia, hanno citato in giudizio la nuova amministrazione, affermando di essere stati colpiti direttamente dalla misura dovendo, ad esempio, fornire servizi governativi, come le patenti di guida agli immigrati ammessi negli Stati Uniti nell’ambito del programma.

Dopo l’arrivo di Biden alla presidenza, il numero di migranti che tentano di attraversare illegalmente il Messico, molti dei quali minorenni, è aumentato costantemente. Per contenere l’immigrazione illegale, il governo messicano dispone di 27.562 forze armate dispiegate ai suoi confini meridionali e settentrionali.

Il senatore repubblicano Ted Cruz ha detto che “questa crisi è stata creata dall’amministrazione Biden e dalle sue stesse politiche” e ha affermato che il capo di Stato americano, smantellando le politiche del suo predecessore, ha dato nuovi incentivi a migliaia di migranti che stanno tentando di entrare negli Stati Uniti. Da parte sua, Nancy Patricia Pelosi, speaker democratica della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato che il crescente flusso migratorio non è dovuto alle misure di Biden, bensì al favorevole cambiamento delle condizioni meteorologiche e ha evidenziato che il presidente statunitense sta cercando di gestirlo in un modo “molto più umano di prima”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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