Libia: il figlio di Gheddafi è libero, la Turchia potrebbe accoglierlo

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 8:39 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Saadi Mouammar Gheddhafi, figlio dell’ex sovrano libico deposto, Muammar Gheddafi, è stato scarcerato, il 5 settembre, dopo essere stato detenuto per circa sette anni in una prigione della capitale Tripoli. Per il premier libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, il rilascio è il frutto del raggiungimento di “giustizia, riconciliazione e applicazione della legge”.

Stando a quanto riferito dal Ministero della Giustizia, Saadi Gheddafi è stato scarcerato sulla base di un’ordinanza del tribunale, emessa già diversi anni fa. L’uomo, di 47 anni, era stato estradato dal Niger il 6 marzo 2014, e successivamente processato e assolto, nell’aprile 2018, dalla Corte d’Appello di Tripoli Nord per l’omicidio di un ex allenatore della squadra di calcio Al-Ittihad di Tripoli, Bachir Rayani, commesso nel 2005. L’uccisione sarebbe avvenuta mentre Saadi “beveva alcolici in un salotto privato”. Inoltre, il figlio dell’ex dittatore avrebbe dovuto essere processato per il suo presunto coinvolgimento nella repressione della rivolta che ha posto fine al regime del padre, nel 2011. A tal proposito, secondo le autorità giudiziarie di Tripoli, l’uomo era altresì responsabile di casi criminali e delinquenza relativi a “sequestro di persona, profanazione, lesioni gravi, abuso di posizione, sostegno e finanziamento di gruppi armati”. Ad ogni modo, nonostante l’assoluzione del 2018, Saadi è rimasto in carcere. Risale al 19 dicembre 2017 la denuncia della famiglia, con cui questa riferì di aver perso ogni contatto con Saadi, detenuto in isolamento senza la possibilità di vedere neanche il suo avvocato.

Poi, nella mattina del 6 settembre, l’ufficio stampa del primo ministro del governo di unità nazionale ha confermato, sulla propria pagina Facebook, che Saadi è stato consegnato ai propri familiari, in conformità con le procedure legali. La sera precedente, il 5 settembre, una fonte governativa aveva affermato che, a meno che non venissero modificati gli accordi, l’uomo poteva dirigersi in Turchia. Un corrispondente del quotidiano al-Arabiya ha poi riferito che Saadi Gheddafi è arrivato in Turchia, poche ore dopo il suo rilascio da parte delle autorità giudiziarie libiche. Si presume che, in un secondo momento, Saadi si recherà in Egitto, dove risiede la madre. È stata la medesima fonte a chiarire che la scarcerazione è avvenuta sulla base di ordinanze emesse in passato, che il governo libico ad interim ha voluto attuare alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi nel percorso di riconciliazione nazionale. “Non possiamo andare avanti senza raggiungere la riconciliazione o stabilire lo Stato senza ottenere giustizia, senza far rispettare la legge, senza rispettare il principio di separazione dei poteri e portare avanti procedure e sentenze giudiziarie. Su queste basi, oggi è stato rilasciato il cittadino Saadi Gheddafi, in attuazione del rilascio emesso nei suoi confronti dalla Procura”, ha dichiarato il premier Dabaiba. Parallelamente, l’esecutivo si è impegnato a garantire il rilascio di tutti quei detenuti le cui condizioni legali lo richiedano, nella speranza che ciò possa favorire l’intero processo di riconciliazione.

Il figlio di Gheddafi era noto anche in Italia per la sua attività calcistica. Saadi è stato un giocatore professionista, presidente della federazione calcistica libica e capitano della nazionale libica oltre che azionista di Juventus, Roma e Triestina tramite il Libyan Arab Foreign Investment Company e la Tamoil. Negli ultimi mesi, è stato anche un altro figlio dell’ex sovrano a tornare alla ribalta, Seif al-Islam. Quest’ultimo, in una “rara intervista” rilasciata al New York Times in una villa a Zintan, nell’Ovest libico, ha riferito di voler ristabilire l’unità che la Libia ha perso dopo un decennio caratterizzato da caos. Alla luce di ciò, non è da escludersi la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali, programmate per il 24 dicembre. “Ora, sono un uomo libero e mi sto preparando per ritornare sulla scena politica”, sono state le parole di Seif al-Islam, il quale ha affermato di aver approfittato della sua assenza per monitorare la situazione in Medio Oriente, e riorganizzare, in silenzio, la forza politica affiliata al padre, nota con il nome di “Movimento Verde”. L’uomo non ha chiarito se intende o meno candidarsi alla presidenza del Paese Nord-africano, ma ha affermato che il proprio movimento sarà in grado di riportare unità in Libia, in un momento in cui la nazione risulta essere “in ginocchio”. “È giunto il momento di ritornare al passato” ha affermato Seif al giornalista del New York Times, facendo riferimento a politici che “non hanno portato altro che miseria” e che hanno privato la Libia di denaro e sicurezza. “Non c’è vita qui. Vai alla stazione di servizio e non c’è diesel. Esportiamo petrolio e gas in Italia, illuminando metà Italia, mentre qui abbiamo blackout. È più di un fallimento. È un fiasco”, ha aggiunto Seif. 

Le elezioni di dicembre, laddove svolte, rappresenterebbero il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo, e un modo per porre fine all’instabilità che ha caratterizzato il Paese dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, vi è poi stata la caduta del regime di Muammar Gheddafi, e da allora la Libia non è mai riuscita a effettuare una transizione democratica. Il quadro degli ultimi anni ha visto la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale ha rappresentato l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono stati la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è stato il governo parallelo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

Ad aver posto fine alle tensioni, dando nuovo impulso al percorso politico, vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, formato da delegati delle due parti belligeranti, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico. Poi, il 5 febbraio 2021, sono state nominate nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e il 10 marzo, il governo di unità nazionale ad interim ha ricevuto la fiducia della Camera dei Rappresentanti.  Ad oggi, le parti impegnate nel dossier libico mirano a garantire le elezioni del 24 dicembre, data in cui la popolazione libica è chiamata a nominare nuovi organismi unitari, democraticamente eletti.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.