La portaerei HMS Queen Elizabeth arriva in Giappone

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 19:52 in Giappone UK

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Il ministro della Difesa giapponese, Nuobo Kishi, il 6 settembre ha accolto la portaerei HMS Queen Elizabeth del Regno Unito, in occasione del suo primo scalo giapponese. Per Kishi, il coinvolgimento delle Nazioni europee nella regione indo-pacifica è la chiave per la pace e la stabilità mentre crescono la forza militare e l’influenza della Cina sulla regione.

Il 6 settembre, il ministro della Difesa giapponese ha incontrato il comandante del gruppo d’attacco della Queen Elizabeth, Steve Moorhouse, a bordo della portaerei che è arrivata il 4 settembre scorso alla base della Marina degli Stati Uniti a Yokosuka, nei pressi di Tokyo. Kishi ha dichiarato: “L’interesse dei Paesi europei nei tentativi di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale … contribuisce alla pace e alla stabilità in questa regione”, aggiungendo di aspettarsi che lo scalo della portaerei inglese contribuirà ad un ulteriore sviluppo della cooperazione di difesa tra Tokyo e Londra. Da parte sua, Moorhouse ha affermato che la presenza della Queen Elizabeth in Giappone rispecchia il sostegno del Regno Unito per la libertà e la sicurezza delle rotte commerciali della regione e per un sistema internazionale che vada a beneficio di tutti i Paesi.

Il 24 agosto scorso, la Queen Elizabeth aveva partecipato ad un’esercitazione congiunta con navi da guerra degli Stati Uniti, dei Paesi Bassi, del Canada e del Giappone prima di arrivare a Yokosuka. L’esercizio faceva parte degli sforzi per raggiungere una visione “Indo-Pacifico libera e aperta” guidata da Washington e Tokyo. In particolare, in tale occasione, il Regno Unito ha schierato la portaerei Queen Elizabeth, il cacciatorpediniere HMS Defender e l’incrociatore pesante HMS Kent. Tali imbarcazioni sono state poi accompagnate dalla fregata olandese HNLMS Evertsen, dal cacciatorpediniere statunitense USS The Sullivans, dall’incrociatore pesante degli USA USS New Orleans e dal cacciatorpediniere lanciamissili Asahi del Giappone. Dal punto di vista aereo, invece, all’esercitazione hanno partecipato caccia stealth britannici e statunitensi F-35, in decollo dal ponte della portaerei da 64.000 tonnellate, e sono state svolte operazioni di addestramento cross-deck utilizzando elicotteri britannici e aerei da trasporto Osprey statunitensi.

Londra sta cercando di unirsi agli USA e ai loro alleati per avere un ruolo di maggior rilievo nella sicurezza dell’Indo-Pacifico. Il Paese ha inviato il gruppo da battaglia della portaerei Queen Elizabeth in viaggio verso il Pacifico il 24 maggio scorso, quando le navi hanno lasciato Portsmouth per partecipare ad esercitazioni con partner della NATO nell’Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo. A inizio luglio, la flotta ha attraversato l’Oceano Indiano dove ha condotto esercitazioni con la marina indiana, per poi passare per Singapore ed entrare nel Mar Cinese Meridionale per condurre esercitazioni di libertà di navigazione con navi da guerra statunitensi. 

Il Giappone, da parte sua, è sempre più preoccupato per la crescente influenza militare della Cina nella regione, nonché per le crescenti tensioni tra Pechino e Taiwan e per la rivalità cinese con gli Stati Uniti. Nel Mar Cinese Orientale, poi, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale aperta riguardante un gruppo di isole, chiamate dalla prima Diaoyu e dalla seconda Senkaku. Tali territori, rivendicati anche da Taiwan, sono, al momento, amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. In tale contesto, gli Stati Uniti hanno ripetutamente ribadito che in caso di scontro sosterrebbero il Giappone, in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza concluso tra Tokyo e Washington, il 19 gennaio 1960.

Lo scorso 13 luglio, invece, nel libro bianco sulla difesa, il Giappone aveva dichiarato che le tensioni tra Washington e Pechino per la questione di Taiwan fossero una questione di primaria importanza in grado di minacciare la stabilità regionale. Tokyo aveva poi aggiunto che la sicurezza nello Stretto di Taiwan, minacciata da una crescente pressione militare cinese, fosse “più importante che mai”. La Cina considera Taiwan parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina” ma sull’isola è presente un governo che si chiara autonomo da Pechino. La Cina ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. In tale quadro, vari funzionari del governo giapponese hanno rilasciato più affermazioni sull’importanza della stabilità dello Stretto di Taiwan per la sicurezza del Giappone.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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