La missione del ministro Di Maio dedicata all’Afghanistan

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 10:14 in Afghanistan Italia

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Il 6 settembre, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, chiude la sua missione dedicata all’Afghanistan con una visita in Pakistan, dopo essersi recato in Uzbekistan, Tagikistan e Qatar. 

Secondo quanto riferito dal sito web ufficiale del Ministero degli Esteri italiano, ad Islamabad, Di Maio dovrà tenere una serie di incontri con le autorità locali, tra cui il suo omologo, Shah Mehmood Qureshi e il premier, Imran Khan. A proposito del coinvolgimento di Islamabad nella crisi regionale, la Farnesina ha sottolineato che il Pakistan è uno dei Paesi che più risentono delle ricadute della situazione afghana e maggiormente coinvolti nelle attività diplomatiche ad essa correlate. Il 4 settembre, si è diffusa la notizia che il capo dei servizi di intelligence del Pakistan si sarebbe recato nella capitale per incontrare i talebani.

Lo stesso 4 settembre, Di Maio si era recato in missione in Uzbekistan, Tagikistan e Qatar. Anche queste si inserivano nel contesto delle iniziative internazionali intraprese dall’Italia per far fronte alla crisi afghana e alle sue conseguenze sulla popolazione del Paese. A tale proposito, sempre il 4 settembre, l’ambasciatore del Qatar in Afghanistan aveva affermato che un team tecnico aveva riaperto l’aeroporto di Kabul per ricevere aiuti. I voli nazionali dovrebbero riprendere dopo che l’aeroporto è stato chiuso da quando, il 31 agosto, sono state completate le evacuazioni guidate dagli Stati Uniti.

Le Nazioni Unite, intanto, hanno dichiarato che convocheranno una conferenza internazionale sugli aiuti per l’Afghanistan, il 13 settembre per provare a prevenire quella che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito “un’incombente catastrofe umanitaria”. Le potenze occidentali affermano di essere pronte a impegnarsi con i talebani e inviare aiuti umanitari, ma che il riconoscimento formale del governo e una più ampia assistenza economica dipenderanno dalle loro azioni per salvaguardare i diritti umani.

Dal punto di vista della formazione di un governo, una fonte talebana ha detto che l’annuncio di un nuovo esecutivo sarà rinviato alla settimana dal 6 al 12 settembre. Il possibile nuovo capo del governo, Abdul Ghani Baradar, uno tra i co-fondatori dell’organizzazione dei talebani e, al momento, a capo dell’ufficio politico del gruppo, ha dichiarato che la nuova amministrazione includerà tutte le fazioni afgane. Baradar ha dichiarato: “Stiamo facendo del nostro meglio per migliorare le loro condizioni di vita. Il governo garantirà la sicurezza, perché è necessaria per lo sviluppo economico”.

Dopo aver conquistato Kabul, il gruppo islamista ha promesso un governo diverso rispetto a quello del periodo tra il 1996 e il 2001, sopratutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, donne incluse. Tuttavia, con la presa di potere del gruppo islamista, il 15 agosto, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e altri 18 paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno affermato di essere “profondamente preoccupati” per la situazione nel Paese. La massiccia offensiva su scala nazionale del gruppo ha avuto inizio ad aprile, da quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha confermato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dall’Afghanistan, dopo due decenni di presenza sul campo.

Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Questa era stata fortemente sostenuta e siglata dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni, culminando nella caduta della capitale, il 15 agosto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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