Israele dà la caccia a 6 prigionieri palestinesi dopo una “rara evasione”

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 11:37 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno dato il via, lunedì 6 settembre, alla caccia a 6 prigionieri palestinesi, fuggiti, durante la notte, da Gilboa, definita una delle strutture di detenzione più sicure di Israele, situata a Beit She’an, città del Distretto Settentrionale. Per il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, quanto accaduto è un “grave incidente”.

Il carcere si trova a circa 4 chilometri dal confine con la Cisgiordania e ospita i palestinesi accusati o sospettati di aver commesso operazioni a danno di Israele, attacchi letali inclusi. Dei sei detenuti, quattro stavano scontando l’ergastolo. L’evasione, considerata “estremamente insolita”, è avvenuta tramite un tunnel, di “decine di metri”, scavato dai detenuti stessi, e si pensa che questi abbiano ricevuto anche aiuto dall’esterno, comunicando con presunti alleati tramite cellulari ritrovati all’interno della cella. I fuggitivi sarebbero presumibilmente diretti a Jenin, territorio dove l’Autorità Palestinese eserciterebbe uno “scarso controllo” e dove, per settimane, le forze israeliane si sono spesso scontrate con i palestinesi locali. Motivo per cui, nella mattina del 6 settembre sono stati visti sorvolare aerei israeliani nella zona. Un’altra destinazione potrebbe essere il confine con la Giordania, a 14 chilometri a Est.

Parallelamente, funzionari di Israele hanno riferito di aver istituito posti di blocco e condotto operazioni di pattugliamento nelle aree circostanti a Gilboa, mentre 400 prigionieri sono stati trasferiti altrove per prevenire ulteriori tentativi di fuga. In tale quadro, Bennett ha parlato di un “grave incidente” che ha richiesto grandi sforzi da parte dei diversi rami dell’apparato di sicurezza israeliano. A tal proposito, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, in coordinamento con i servizi di sicurezza di Shin Bet, ha ordinato l’invio di rinforzi alle frontiere e si è detto pronto a condurre qualsiasi azione necessaria a catturare i “terroristi”.

La fuga è avvenuta in prossimità con i festeggiamenti per il Capodanno ebraico. Secondo un’organizzazione non governativa palestinese, Addameer for Prisoner Care and Human Rights, la prigione di Gilboa, istituita sotto la supervisione di esperti irlandesi e aperta nel 2004, è tra le più sorvegliate e gode di un livello di sicurezza “molto elevato”. Per le autorità israeliane, i detenuti potrebbero rappresentare una minaccia per l’ordine pubblico, sebbene non siano stati dati particolari ordini ai cittadini locali, invitati a condurre la propria routine. Tra i fuggitivi vi è Zakaria Zubeidi, 46 anni, un leader della Brigata dei martiri di al-Aqsa, affiliata al movimento Fatah. Egli era detenuto dal 2019, dopo essere stato accusato di “diversi attacchi letali”. Zubeidi ha rappresentato una figura di spicco durante la Seconda Intifada e nel 2007 aveva ottenuto l’amnistia da Israele, poi revocata nel 2011, il che ha costretto il leader alla fuga, fino al 2019. Gli altri cinque fuggitivi, Munadil Nafayat, Mahmoud e Mohammad al-Arida, Iham Kahamji, e Yaqoub Qadiri appartengono, invece, al Movimento per il Jihad Islamico.

I gruppi palestinesi, da parte loro, hanno accolto con favore quanto accaduto a Gilboa. Il portavoce del Jihad islamico, Daoud Shehab, ha parlato di un “atto eroico” che, oltre ad essere uno “shock” per il sistema di sicurezza israeliano, rappresenta un duro colpo per l’esercito di Israele e l’intero apparato di sicurezza. Da parte sua, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha affermato che la fuga dei sei detenuti si inserisce nel quadro della perdurante “lotta per la libertà” contro “l’occupante”, estesa sia dentro sia fuori le carceri. Secondo istituzioni specializzate in affari carcerari, Israele detiene circa 4.850 prigionieri, tra cui 41 donne, 225 bambini e 540 detenuti amministrativi.

Quanto accaduto nella notte del 4-5 settembre giunge mentre le forze israeliane e i palestinesi in Cisgiordania continuano a essere al centro di violente tensioni. Lo stesso campo profughi di Jenin è stato più volte teatro di scontri e, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, nella regione è stata registrata la morte di almeno 57 palestinesi dall’inizio del 2021, deceduti durante gli episodi di tensione con soldati israeliani.  

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. I territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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