India: indagati i familiari del leader separtista deceduto, in base alla legge antiterrorismo

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 13:18 in Asia India

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La polizia indiana ha comunicato, il 5 settembre, di aver avviato un caso contro i familiari del defunto leader della resistenza del Kashmir sotto il controllo indiano, Syed Ali Geelani, in base ad una rigida legge antiterrorismo, con l’accusa di aver issato slogan anti-India e avvolto il corpo del defunto nella bandiera pakistana in occasione del suo funerale.

La polizia ha avviato le indagini il 4 settembre ma ancora non vi sono state persone che sono state prese in custodia. La legge antiterrorismo in base alla quale è trattato il caso è stata modificata nel 2019 per consentire al governo di designare un individuo come terrorista. In base a quanto da essa previsto, la polizia può detenere una persona per sei mesi senza produrre alcuna prova e successivamente l’imputato può essere incarcerato fino a sette anni.Più attivisti per i diritti hanno definito la legge “draconiana”.

Geelani è morto nella serata del primo settembre a 92 anni. L’uomo è stato uno tra i più importanti leader politici del Kashmir e ha guidato per anni un’alleanza di gruppi secessionisti conosciuta con il nome di “Conferenza Hurriyat”, nata nel 1993 per guidare un movimento per il diritto all’autodeterminazione della regione. La coalizione si divise nel 2003, quando gli estremisti, guidati da Geelani, che sostenevano la fusione del Kashmir con il Pakistan, abbandonarono il gruppo una volta che i moderati decisero di tenere colloqui con Nuova Delhi. L’uomo è stato agli arresti domiciliari per più di un decennio dopo aver guidato diverse proteste anti-governative in India.

Il figlio di Geelani, Naseem, ha detto che le autorità indiane hanno seppellito il corpo del padre in un cimitero locale senza nessun familiare presente dopo che la polizia ha prelevato il suo corpo dalla casa. La polizia ha però negato tali accuse. In un video condiviso sui social media si vedrebbero i parenti di Geelani che cercavano di impedire alle forze dell’ordine di entrare nella stanza dove era tenuto il suo corpo, avvolto in una bandiera pakistana.

Il 5 settembre, il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha condannato la vicenda, nonché il caso avviato dall’India contro la famiglia, definendolo “vergognoso”.

 

Nel frattempo, domenica, le autorità hanno allentato alcune restrizioni imposte nel Kashmir indiano alla morte di Geelani, consentendo ai veicoli privati di transitare sulle strade e ai venditori di operare in alcune parti di Srinagar. Tuttavia, la maggior parte dei negozi e delle attività commerciali è rimasta chiusa poiché le forze governative hanno pattugliato la città. Il segnale per i telefoni cellulari è stato ripristinato il 3 settembre, ma in molte parti della valle del Kashmir sono continuate interruzioni della linea mobile. Intanto, le forze dell’ordine sono state schierate di stanza fuori dal cimitero dove è stato sepolto Geelani.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso 25 febbraio. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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