India: centinaia di migliaia di agricoltori sfidano Modi

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 11:06 in Asia India

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Centinaia di migliaia di agricoltori indiani si sono riuniti, domenica 5 settembre, nel distretto di Muzaffarnagar, nell’ l’Uttar Pradesh, e hanno organizzato la manifestazione di maggior portata mai realizzata dall’inizio del movimento di protesta contro tre nuove leggi sull’agricoltura adottate dal governo indiano del premier Narendra Modi, il 27 settembre 2020.

Secondo la polizia locale, più di 500.000 agricoltori hanno partecipato alla manifestazione nell’Uttar Pradesh, che è uno stato prevalentemente agricolo dove vivono 240 milioni di persone. Uno tra i leader del movimento, Rakesh Tikait, ha dichiarato che l’evento del 5 settembre darà nuova vita al movimento di protesta. Tikait ha promesso di intensificare le proteste andando in ogni città e villaggio dell’Uttar Pradesh per “trasmettere il messaggio che il governo di Modi è anti-agricoltori”. Un altro leader degli agricoltori, Balbir Singh Rajewal, ha affermato che la manifestazione del 5 settembre è stata un avvertimento per il primo ministro indiano e il suo partito Bharatiya Janata. Nel 2022, il partito si presenterà alle elezioni dell’assemblea statale nell’Uttar Pradesh, spesso vista come un metro di misura della popolarità del governo federale. Rajewal ha dichiarato: “Il nostro messaggio è molto chiaro: o abrogare le leggi o affrontare la sconfitta nelle elezioni statali”.

Il 5 settembre, gli agricoltori hanno poi lanciato un appello per uno sciopero generale contro la legge da indire il prossimo 27 settembre.

Negli ultimi otto mesi, decine di migliaia di agricoltori si sono accampati sulle principali autostrade che si snodano verso la capitale, Nuova Delhi, per opporsi alle tre leggi in questione. Le proteste erano iniziate quando, il 27 novembre scorso, decine di migliaia di agricoltori si erano accampati fuori dalla capitale indiana per chiedere l’eliminazione delle tre nuove leggi agricole. I partecipanti hanno più volte dichiarato di non aver intenzione di fermare il movimento fin quando le loro richieste saranno soddisfatte. Nonostante numerosi round di negoziati tra governo e rappresentanti degli agricoltori, nessuno di essi è riuscito a risolvere lo stallo in corso, in quanto le parti sono sempre rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori vogliono la revoca totale delle tre leggi, mentre il governo intende proseguire con la loro attuazione, pur avendo proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che hanno, però, respinto tale proposta.

In base alle nuove leggi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitando i propri affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli. Oltre a questo, tali misure provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando, così, perdite ai coltivatori.

L’esecutivo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno tutti gli impedimenti esistenti alle vendite dei loro prodotti, così come la necessità di intermediari, aumentando il loro guadagno.  Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il settore agricolo indiano, ormai antiquato, e potrebbero consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

 In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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