Nuovo attacco letale nel Nord-Est della Rep. Dem. del Congo

Pubblicato il 6 settembre 2021 alle 15:35 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 30 persone sono state uccise, il 4 settembre, in un nuovo attacco nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo, nella regione di Ituri.

La notizia è stata riferita il 6 settembre dal quotidiano al-Jazeera English, che cita fonti locali e delle Nazioni Unite. Queste ritengono che il gruppo ribelle delle Forze Democratiche Alleate (ADF) sia il principale sospettato per aver compiuto l’attacco. Dieudonne Malangayi, presidente ad interim della reggenza congolese di Walese Vonkutu, nel territorio di Irumu, inizialmente aveva riferito che 14 persone erano morte nell’assalto. Tuttavia, il 6 settembre ha dichiarato che sono stati scoperti altri decessi, nei giorni successivi. “I civili che sono andati a cercare i corpi delle vittime ne hanno trovati altri 16 nella boscaglia, il che fa salire il bilancio del massacro a 30 civili”, ha affermato Malangayi. 

Una fonte delle Nazioni Unite ha confermato che nell’attentato sono rimaste uccise almeno 30 persone. Inoltre, un civile che ha aiutato a cercare i corpi ha aggiunto che le vittime sono state per lo più attaccate con machete o a colpi di arma da fuoco. Si tratta dell’ennesima violenza che scuote la regione. L’ultimo assalto risale a pochi giorni prima, il primo settembre, quando quattro civili sono deceduti e decine sono stati presi in ostaggio a seguito dell’aggressione ad un convoglio nel Nord-Ovest del Paese. Anche in questo caso le ADF sono considerate responsabili. 

L’11 marzo, il Dipartimento di Stato degli USA ha inserito nella propria lista nera delle organizzazioni terroristiche lo Stato Islamico in Repubblica Democratica del Congo (ISIS-DRC), riferendosi alle Forze Democratiche Alleate. Le ADF erano state precedentemente sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite nel 2014 per le violenze e atrocità commesse. La Chiesa Cattolica nel Paese afferma che le ADF hano ucciso circa 6.000 civili dal 2013 ad oggi, mentre un organizzazione di monitoraggio con sede negli Stati Uniti, il Kivu Security Tracker (KST), ha registrato oltre 1.200 morti a loro attribuibili nella sola area di Beni, dal 2017.

Anche l’ambasciatore italiano nel Paese, Luca Attanasio, e del carabiniere della sua scorta, Vittorio Iacovacci, sono stati uccisi il 22 febbraio, in un attacco effettuato da un gruppo armato, sul quale l’Italia e il Congo stanno ancora investigando. Il governatore del Nord-Kivu, l’area in cui sono avvenuti gli omicidi, ha riferito che per costringere le loro vittime a lasciare la strada ed entrare nella boscaglia, gli assalitori hanno ucciso l’autista. Inoltre, gli assalitori avrebbero poi condotto il resto dei membri nella foresta. Nel momento in cui una pattuglia di ranger era intervenuta e aveva intimato agli assalitori di abbassare le armi, questi ultimi avrebbero aperto il fuoco contro il carabiniere, uccidendolo, e contro l’ambasciatore italiano, ferendolo gravemente. Anche quest’ultimo è deceduto poco dopo, per le ferite riportate. 

Il Nord Kivu e la vicina provincia dell’Ituri sono state dichiarate sotto assedio dal 6 maggio del 2021, una misura eccezionale imposta dalle autorità nel tentativo di intervenire in maniera più massiccia per mettere fine alle violenze, che durano da più di 25 anni. Tuttavia, la situazione appare in netto peggioramento, se consideriamo che, nelle prime due settimane di agosto, sono stati uccisi almeno 27 civili nella regione, la maggior parte dei quali è morta a Mamove, a Ovest di Oicha. Nella stessa zona, altri 37 civili sono morti a luglio 2021. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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