Oman: primi segnali di ripresa economica, prosegue la strada verso le rinnovabili

Pubblicato il 5 settembre 2021 alle 7:24 in Medio Oriente Oman

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Il Sultanato dell’Oman ha registrato un calo del 22,2% nel proprio deficit di bilancio, con un aumento dello 0,5% delle entrate nei primi mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel frattempo, sono stati delineati nuovi progetti nel settore dell’energia rinnovabile.

I nuovi dati sull’economia omanita sono stati diffusi dal Ministero dell’Economia, il 2 settembre. In particolare, da gennaio a luglio 2021, il Paese ha riportato un deficit di bilancio pari a 1,2 miliardi di riyal, equivalenti a circa 3,13 miliardi di dollari, in calo rispetto allo stesso periodo del 2021. Parallelamente, i ricavi derivanti da risorse petrolifere sono saliti del 3,4%, sulla scia di un rimbalzo dei prezzi del greggio, a seguito del calo registrato nel 2020 come conseguenza della pandemia di Coronavirus. I ricavi del gas fino a fine luglio, invece, sono aumentati del 13,6%, raggiungendo i 934,8 milioni di riyal. Non da ultimo, sempre nel medesimo periodo, la spesa totale è diminuita del 4,7%. Per il Ministero si tratta di segnali incoraggianti, frutto delle riforme di consolidamento fiscale messe in atto dal Paese del Golfo per risanare la propria economia e far fronte a un deficit, nel 2020, pari al 19,3% del Prodotto interno lordo (PIL). Tra queste, si annovera l’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA).

In tale quadro, a luglio scorso, l’Oman ha deciso di rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per elaborare una strategia a medio termine, rafforzare il quadro fiscale, guidare il programma di prestito del governo e far sì che il proprio sistema finanziario sia maggiormente “prevedibile”. Da parte sua, il FMI ha mostrato ottimismo e ha previsto una crescita del 2,5% per l’anno in corso, grazie a un possibile aumento della produzione di idrocarburi e alle conseguenze positive della campagna di vaccinazione anti-Covid. Il deficit di bilancio, poi, dovrebbe migliorare, giungendo a -2,4% del PIL, per poi passare a una condizione di “surplus” nel medio termine. La missione del FMI ha poi considerato positive le misure fiscali e monetarie per il 2021 e il piano fiscale a medio termine 2020-2024 introdotte dal Paese. Anche le iniziative volte a migliorare le prestazioni delle aziende statali, a detta dell’organizzazione, contribuiranno a migliorare l’atmosfera competitiva e a rendere efficiente l’utilizzo di risorse statali, mentre le iniziative volte a sviluppare il settore delle energie rinnovabili si prevede avranno conseguenze positive per l’economia, attirando investimenti locali ed esteri e creando maggiori opportunità di lavoro.

A tal proposito, la multinazionale anglo-olandese Shell sta progettando impianti di energia rinnovabile in Oman, al fine di raggiungere l’obiettivo posto dal Sultanato, ovvero generare il 30% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2030. A tal proposito, secondo quanto riportato dal quotidiano emiratino The National, la compagnia petrolifera, a gennaio scorso, ha già avviato il suo primo progetto “rinnovabile” in Medio Oriente proprio in territorio omanita. Si tratta dell’impianto solare Qabas da 25 megawatt Qabas, situato nella città di Sohar. Ora, stando a quanto dichiarato dal vicepresidente e responsabile per l’Oman di Shell, Walid Hadi, la compagnia mira a rafforzare, attraverso una serie di progetti, il cammino di transizione energetica e di riduzione dell’impronta di anidride carbonica.

In tale quadro, l’Oman sta costruendo impianti di energia rinnovabile in tutto il Paese, per aumentare la fornitura di energia pulita sia alle abitazioni sia alle industrie, in linea con gli impegni presi con l’Accordo di Parigi, firmato nel 2016. Alcuni degli impianti sono già operativi, tra cui il parco eolico Dhofar da 125 milioni di dollari, sviluppato dalla Masdar di Abu Dhabi e finanziato dall’Abu Dhabi Fund for Development. La capacità totale dell’impianto è di 50 MW. Un altro progetto riguarda la centrale solare fotovoltaica Amin da 100 MW di Petroleum Development Oman, che ha iniziato le operazioni commerciali lo scorso anno.

Oman Shell fa anche parte dell’alleanza nazionale per l’idrogeno, istituita dal Ministero dell’Energia e delle Risorse minerarie per sviluppare progetti in materia di idrogeno, attraverso specifiche misure e investimenti. La compagnia anglo-olandese detiene poi una quota del 34% nella Petroleum Development Oman, di proprietà statale, responsabile di oltre il 70% della produzione di petrolio greggio del Paese e di quasi tutto il suo approvvigionamento di gas naturale, oltre a una partecipazione del 49% in Shell Oman Marketing Company, che fornisce servizi e vende carburanti, lubrificanti e grasso.

Circa l’impegno del Sultanato nel potenziare l’utilizzo di energia pulita, il 18 maggio scorso, un consorzio che include la compagnia petrolifera statale omanita OQ ha riferito di aver elaborato un progetto nel campo delle rinnovabili all’interno del Sultanato, che, una volta completato, consentirà la produzione di milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno, a zero emissioni di carbonio. Al centro del progetto vi è il governatorato di al-Wusta, nell’Oman centrale, che gode di una posizione strategica, tra Europa e Asia, irraggiamento solare e di risorse eoliche, il che si prevede consentirà una fornitura sicura e affidabile di combustibili verdi a livello globale a un prezzo competitivo.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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