Iraq: doppio attacco uccide almeno 13 poliziotti

Pubblicato il 5 settembre 2021 alle 12:11 in Iraq Medio Oriente

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Alcuni militanti hanno ucciso 10 poliziotti iracheni e ne hanno feriti altri 4, il 5 settembre, durante un attacco notturno contro un posto di guardia vicino alla città di Kirkuk. Altri 3 soldati sono poi stati uccisi vicino a Mosul.

Fonti della polizia hanno detto che gli aggressori si sono scontrati per due ore con la polizia di servizio in un villaggio nella città di Rashad, situata a 30 km a Sud-Ovest della città settentrionale irachena di Kirkuk. I militanti hanno poi usato bombe lungo la strada per impedire ai rinforzi delle forze dell’ordine di raggiungere il posto, distruggendo tre veicoli della polizia.

Separatamente, almeno 3 soldati iracheni sono stati uccisi e uno è stato ferito, il 5 settembre, quando uomini armati hanno attaccato un posto di blocco dell’esercito a Sud-Est della città irachena di Mosul, secondo quanto reso noto dalle fonti di sicurezza irachene.

Al momento, non c’è stata alcuna rivendicazione immediata. I militanti dello Stato islamico sono però attivi nella zona e una fonte di sicurezza ha riferito a Reuters che sarebbero stati coinvolti nella vicenda.

 L’ISIS è presente sul suolo iracheno dal 2014, anno in cui ha iniziato ad occupare vaste porzioni del territorio nazionale, compresa la seconda città irachena, Mosul, conquistata il 10 giugno 2014 e che è stata il principale centro urbano conquistato dall’ISIS in Iraq. Dopo tre anni di combattimenti, il 10 luglio 2017, il governo di Baghdad aveva poi annunciato di aver riconquistato Mosul e, il successivo 9 dicembre, l’allora primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi, aveva annunciato la vittoria del Paese sullo Stato Islamico, in seguito alla  riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Da allora, l’ISIS ha continuato a sferrare attacchi localizzati e a scatenare insurrezioni e guerriglie nell’Iraq settentrionale per indebolire il governo di Baghdad.

Al momento, i combattenti dello Stato Islamico non controllano più porzioni di territorio ma nel Paese sono ancora presenti le cosiddette “cellule dormienti” che conducono attacchi di vario genere, quali aggressioni “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie. Attualmente, l’organizzazione terroristica è attiva in particolare nelle aree desertiche e montuose più remote, oltre che nella regione del Kurdistan, dove le dispute territoriali hanno indebolito i sistemi di sicurezza. Tra gli ultimi episodi, il 31 luglio scorso, militanti dell’ISIS avevano attaccato un’abitazione situata nel distretto di Heet, ad al-Anbar, nella località di al-Akaba, provocando la morte di un uomo e dei suoi 2 figli. Il giorno precedente, un altro attentato dell’ISIS aveva interessato il distretto di Yathrib, a Salah al-Din, uccidendo 8 persone.

Salah al-Din e al-Anbar, insieme a Kirkuk, fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte” e che, dal 2020, ha assistito a una crescente escalation della minaccia terroristica, soprattutto contro le forze di sicurezza irachene e le Forze di Mobilitazione Popolare.  Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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