Gli USA sanzionano 4 iraniani, Raisi apre al dialogo “senza pressioni”

Pubblicato il 5 settembre 2021 alle 16:06 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, il 4 settembre, ha affermato che l’Iran è pronto a tenere colloqui per rilanciare Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) ma non accetterà pressioni occidentali, aggiungendo che Teheran sta cercando negoziati che portino alla revoca delle sanzioni statunitensi. Intanto, il 3 settembre, Washington ha imposto sanzioni contro quattro iraniani accusati di aver pianificato il rapimento negli Stati Uniti di una giornalista americana di origine iraniana.

Il 3 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli USA ha annunciato sanzioni finanziarie contro “quattro agenti dell’intelligence iraniana” coinvolti in una campagna contro i dissidenti iraniani all’estero. Secondo gli Stati Uniti, nel 2018, gli ufficiali dell’intelligence iraniana in questione avrebbero cercato di costringere i parenti in Iran della giornalista Masih Alinejad ad attirarla in un Paese terzo per arrestarla e portarla in Iran per essere incarcerata. Quando tale piano non è riuscito, i quattro avrebbero assunto investigatori privati statunitensi per monitorarla negli ultimi due anni.

Il 4 settembre, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha affermato che Washington deve capire che non ha altra scelta che abbandonare la propria “dipendenza dalle sanzioni” e mostrare rispetto nei confronti dell’Iran. Successivamente, Raisi ha ribadito le condizioni per tornare a discutere del JCPOA, ovvero l’assenza di “pressioni occidentali”. Le dichiarazioni di Raisi sono arrivate in un momento di stallo nei dialoghi lanciati il 6 aprile scorso per il ripristino del JCPOA, anche noto come accordo sul nucleare iraniano, che ha fatto seguito all’insediamento della nuova amministrazione iraniana con a capo il presidente Raisi, il 5 agosto scorso.

Il 6 aprile precedente, una “Commissione mista” formata dai rappresentai dei Paesi che ancora fanno parte del JCPOA, ovvero Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito, si erano incontrati di persona a Vienna, dopo un primo incontro virtuale del 3 aprile. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale di Washington in Iran, Robert Malley, era presente a Vienna, ma non aveva preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington, fino ad una completa rimozione delle sanzioni a suo carico. Pertanto, sono stati gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti. L’obiettivo degli incontri di Vienna è quello di riportare gli USA all’interno dell’intesa e di far sì che l’Iran torni a rispettare quanto da essa previsto. Al momento, tali dialoghi non hanno ancora prodotto gli esiti attesi.

Il JCPOA era stato firmato dall’Iran, dalla Cina, dalla Francia, dalla Russia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall’Unione europea il 14 luglio 2015. L’intesa aveva previsto limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravavano su Teheran.  Tuttavia, l’8 maggio 2018, l’ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva ritirato il proprio Paese dal JCPOA e aveva reimposto sanzioni sull’Iran, ritenendo che il Paese non avesse rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. Le misure in questione hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Teheran aveva violato più disposizioni del JCPOA e, il 4 gennaio scorso, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio scorso, sembrerebbe essere disposto a rilanciare l’accordo, ma ha più volte ribadito che, dapprima, sia necessario che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. L’Iran da parte sua vuole che Washington rimuova le sanzioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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